Il decennale embargo ONU, l’operazione Irini per controllare/bloccare le armi dirette in territorio libico, il Covid-19 con 35 casi confermati ed un morto nella collassata sanità locale. E la quarantena della popolazione, che sempre di più diventa una trappola per topi.

Tutto questo non basta per il cessate il fuoco, con Al Serraj che giura di non sedersi mai più al tavolo delle trattative con il dirimpettaio Haftar.
E non basta a fermare il sanguinario ed illegale traffico di armamenti a Misurata.
La Libia continua ad essere scacchiere di guerra non solo di protagonisti regionali, ma anche e soprattutto di quelli internazionali: il GNA di Al Sarraj è sostenuto da ONU, USA, UE, UK e soprattutto da Turchia e Qatar. Il fronte LNA da Arabia Saudita ed Egitto in primis, Russia in secundis.
Muovono armi, muovono “cavalli” e “fanti” abbattendo “pedoni” come formiche.
Il popolo libico è allo stremo, provato dalle visibili bombe e dall’invisibile virus.
Proprio ieri si registra un bombardamento da parte di Haftar a sud di Tripoli. Una pioggia di razzi in pieno centro abitato nei pressi dell’aeroporto di Mitiga, e poi a Suk El Giuma ed Arada: un bambino di nove anni è stato ammazzato. Il suo piccolo cadavere tra la polvere, insieme ad un pallone bianco diventato grigio che si sgonfierà tra il silenzio della morte ed il rumore dell’ingiustizia.
La settimana scorsa è toccato ad una donna, ad Abu Salim, colpita dai razzi del fronte saudita: a nulla è valso il trasporto presso l’ospedale Al-Khadra.

I bombardamenti sono senza pietà e sono riversati anche nella moschea di Al-Bouzidi e nelle abitazioni vicine. Il giorno prima, mercoledì 11/03/2020, ad Ain Zara è stato ammazzato un bambino di dodici anni e sono stati feriti i componenti della sua famiglia.
Il 10 aprile, invece, ancora le milizie di Haftar hanno bombardato il porto marittimo di Tripoli ed il suo circondario: sono stati utilizzati i letali razzi BM-21, i più feroci della categoria.
Hanno un gettata che supera i venti chilometri, possono raggiungere fino ai 700 km/h e hanno carico di esplosivo fino a 25 chili. In sintesi: sono devastanti, per i civili e le loro abitazioni.
La ferocia dei combattimenti non si placa dinanzi alle criticità derivanti dal Coronavirus, dal sistema ospedaliero collassato e neanche davanti la “trappola” quarantena dei civili.
Chi fa questa guerra, è un diavolo che non arretra un passo. Chi la finanzia, inzuppa il biscotto nel sangue degli innocenti.

A Misurata si registrano navi che trasportano “Cargo A – Pericolo maggiore”, ovvero armamenti.
La Miro, battente bandiera Marhsall Island, nave porta-container: è partita da Tripoli (03/03/20) per poi toccare Alessandria d’Egitto e Mersin, rinomata provincia-tappa per il rifornimento di armamenti utilizzati in Libia, Siria e Yemen. L’ultima tappa prima del ritorno in Libia è Marsaxlokk, piccolo villaggio maltese di pescatori. Ha attraccato a Misurata (15/04/20 ore 23:45) dove probabilmente ha scaricato vagonate di armi che le milizie di Haftar utilizzeranno per mutilare ed ammazzare civili.
L’altra imbarcazione è la turca Kosovak: porta armi e sta attraccando in questi minuti (16/04/20 ore 14.00). Non è la prima volta che arriva nel porto libico.
La nave da febbraio ha effettuato l’itinerario Turchia – Libia ben quattro volte: Mersin – Misurata (prima volta), Gemlik – Misurata (seconda e terza volta), Nemrut – Ambarli – Instanbul – Gemlik – Yarimca – Misurata (quarta volta).

Al suo interno i razzi, le mine, i fucili, le bombe, che ammazzeranno senza pietà i bambini libici. Bambini col sogno di calciare un pallone, di poter giocare nelle strade di Tripoli senza rischiare mutilazioni e morte. Sogni che finiscono infranti mentre i palloni si sgonfiano, tra urla e boati di morte.

In Libia sono molti, troppi, i Super Santos che non saranno più calciati.

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