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La Commissione europea rivendica come successi gli accordi ambigui ed elogia la Guardia Costiera Libica, dichiarati trafficanti anche dall’Onu

La Libia è il tappo della bottiglia dei flussi migratori africani. Le migrazioni nascono con l’uomo, sono un fenomeno intrinseco. Tapparle è un atto contro natura, una violazione, una violenza. Il modus operandi dell’Europa è piombare sopra una bottiglia in fermento, agitarla, shakerarla. Pensando di poterla far restare così, senza sapere (o fingendo di non sapere) che la bottiglia esploderà prima o poi.

In mezzo a questo quadro, le vittime sacrificate come capretti sull’altare della Patria in nome di una sicurezza di cartone. I migranti.

L’Europa segue questo percorso, tappandosi le orecchie. Chiudendo gli occhi. E la bocca. La Libia è una polveriera: da una parte Haftar, governatore della Cirenaica, reclutore di mercenari e rifugiati sotto tortura. Dall’altro Al Sarraj, a capo del Governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Nel mezzo i Ponzio Pilato di turno, pronti a sganciare milioni di euro per non fare arrivare i profughi e per vendersi l’anima al diavolo considerando la Libia come Paese Terzo Sicuro.

In tal senso s’inseriscono le politiche europee: due accordi criminosi con Erdogan per trattenere i siriani in territorio turco. Il primo, 6 miliardi (1). Il secondo, 663 milioni di euro (2).  Oppure il finanziamento di 20 milioni ad Afewerki (3), il Kim Jong-un eritreo. O ancora, l’accordo Merkel-Al Sisi (4) : 500 milioni al faraone per bloccare il viaggio dei migranti. O il recente rinnovo del memorandum Italia-Libia (5), costato al nostro Stato mezzo miliardo (6). E il Niger che “Blocca tutti” con la legge 046 del 2015.

La lista è infinita: unico comune denominatore è bloccare i migranti nelle sabbie mobili di Tripoli, nel Sahara nigerino ed algerino o lasciandoli crepare nelle carceri di Alessandria d’Egitto. In questo quadro s’inserisce la nuova policy di Bruxelles: l’obiettivo è bloccare il prima possibile il progetto migratorio della persona. Da qui il rinsaldamento di pratiche medioevali del Sudan o dell’Eritrea: lo shoot-to-ki, la militarizzazione del confine sudanese, la “diaspora taxation”, le carceri feroci di Kassala. 

I dittatori africani sanno di avere dalla loro parte l’Occidente, sanno che possono fare quello che vogliono e che bloccando le persone avranno soldi a vagonate: spediscono i migranti ai lavori forzati oppure in cella, li massacrano, facendoli cadere nell’oblio dietro le mura dei centri di detenzione legittimati spesso e volentieri dalle stesse organizzazioni internazionali che dovrebbe tutelare i profughi. Gli Stati europei s’inventano un finanziamento e sbloccano i soldi alla velocità della luce, quando gli serve.

Gli Stati Membri UE ci sguazzano, fanno affari, finanziano. Il messaggio è unico ed inequivocabile: “non importa come: i migranti non devono arrivare”.

Ed allora succede che l’Italia tra il 2017 ed il 2018 manda  470 uomini, 150 mezzi e 2 aerei per una spesa totale annua di 50 milioni di euro a Niamey. Con l’obiettivo di “addestrare” le guardie di frontiera nigerine, creare una base di controllo tra Niger e Ciad, presidiare i confini, costruire una pista per gli aerei per il trasporto delle persone rimpatriate, allestire un nuovo centro di accoglienza. Non solo il nostro Paese: la Francia accusa l’ingerenza italica, rafforza i finanziamenti. Una gara per ingraziarsi il Presidente-dictator di turno.

Risultato: chi vuole arrivare in Europa passa per vie “illegali” sempre più difficili, sempre più care. Qualcuno dice che il blocco abbia dato problemi al transito delle armi: eppure diverse persone che abbiamo ascoltato ci continuano a ripetere che è falso, anzi proprio quello di traffico funziona a meraviglia, anche meglio di prima! Dando così enorme potere a chi traffica e trafficherà sempre, chi da sempre sa come eludere i controlli e superare i confini ed il deserto del Sahara. 

Ad Agadez i gruppi criminali continuano ad imbrogliare i migranti dicendo di saper eludere le guardie  dei confini: si fanno dare i soldi utili a corromperli e li ammazzano, poi li/le abbandonano nel deserto. “Nulla di nuovo sotto il cielo, caro amico Orazio”. 

Paradosso: il Niger viene visto quindi come nazione per bloccare i profughi e farli soggiornare attendendo l’avvio dell’iter per la protezione internazionale e/o il rimpatrio. Attese di mesi, anni. Attesa contro il muro dei propri incubi, del proprio dolore.  Il Niger resta uno dei paesi più poveri del mondo, quello in cui l’infanzia è maggiormente minacciata e dove la vita è durissima, sotto il peso della quale si spaccano le schiene delle donne che cercano un filo di grano da schiacciare nei pestoi ogni giorno.

Ricordiamo che i bimbi bloccati nell’Africa Occidentale durante il loro percorso migratorio, vengono mandati proprio qui. Sono 2 mila tra novembre 2017 e settembre 2018.

A Tripoli la situazione è intollerabile, un continuo ripetersi di crimini. Di torture. Di trattamenti inumani e degradanti. E di sempre maggior potere da parte dei boss locali, come Bija e la normativa che Al Sarraj ha emanato per erigerlo a Capo della Guardia Costiera con un ruolo di primissimo piano nell’interfacciarsi con le ONG europee (7).

E la sensazione è che le organizzazioni che avrebbero il dovere di tutelare la vita dei migranti, si stiano in realtà livellando alle azioni dell’Europa: gettando la spugna, di fatto.

Fare accordi bilaterali oppure memorandum che implicano finanziamenti ingenti ha un’equazione obbligatoria: il Paese con cui si firma deve essere sicuro. 

E la Libia non lo è.

In tal senso va registrato un comunicato di Medici Senza Frontiere in cui viene annunciato il trasferimento di circa 500 migranti in un rifugio nel distretto dei Monti Nafusa, a seguito dell’inasprimento degli scontri a sud di Tripoli. La situazione è drammaticamente critica poiché “circa 22 migranti sono morti di tubercolosi e alcuni hanno tentato il suicidio nel rifugio, mentre altri hanno rifiutato di conformarsi alle cure mediche” (8) .

Sono numerose le testimonianze della criticità della situazione libica: dalla protesta dei lumini (9) a seguito della morte di una bambina, alle testimonianze di massacri e torture venute fuori anche grazie ad alcune sentenze pronunciate in Italia (Sentenza Matammud (10) e fermi di Messina (11)). Torture che noi attivisti e chi si occupa di assistenza alle persone quando arrivano conosciamo da molti anni; storie orribili che si ripetono e peggiorano nel tempo. Storie che sembrano finte, come quando ci raccontavano dell’olocausto degli ebrei, storie che si vogliono ridurre a illazioni, fantasie, storie da cancellare, perchè ” quanta verità può sopportare un uomo?” Storie verità il cui orrore non ci stancheremo di urlare.

Eppure l’Europa continua a rivendicare tali accordi come positivi e “lodevoli”, da continuare. L’accordo con la Turchia, quello con la Tunisia e con l’Egitto anche.

Nella relazione 2019 (12) della Commissione (26/11/2019) al Parlamento Europeo e al Consiglio viene rivendicato l’aiuto in Siria e Libia ed il “il sostegno ai rifugiati siriani e alle comunità di accoglienza (in particolare in Libano, Giordania e Turchia) attraverso il Fondo fiduciario regionale dell’Unione europea in risposta alla crisi siriana”: di fatto viene visto come positivo l’accordo con il Presidente Erdogan che, numeri alla mano, è stato assolutamente fallimentare ed ha condotto alla miseria 3,6 milioni di persone. E di fatto viene citata la Libia come situazione “di crisi”, mentre invece negli accordi è giudicata in modo opposto (essendo considerata spesso e volentieri come Paese terzo sicuro).

Commissione Europea, comunicazione (16/10/2019) al Parlamento europeo, al Consiglio europeo ed al Consiglio (13): menzione speciale per le azioni di smantellamento delle reti dei trafficanti su tutte le rotte (compresi quelli in Niger) che hanno portato al calo degli arrivi nella Libia meridionale.

Punto primo: in Niger il sistema di accoglienza “sta cominciando a funzionare” ma per noi continua a rappresentare un abominio, un venir meno al sacrosanto diritto di muoversi, di essere liberi e non imprigionati in politiche lontane dalle persone e dai loro desideri; continua a rappresentare un piegarsi al potere dei governi, dei sistemi iniqui di sfruttamento, del colonialismo del bianco sul nero, del credere che il bianco possa decidere della vita del nero.

Punto secondo: i trafficanti menzionati, in Libia, sono la Guardia Costiera. Che la Commissione Europea implicitamente elogia: “la guardia costiera libica continua a intercettare e a soccorrere un ampio numero di persone in mare: finora nel 2019 ne sono state segnalate più di 7.100 (il totale nel 2018 è stato di circa 15 000)”.

Sorge una domanda: com’è possibile smantellare la rete di trafficanti di essere umani se gli stessi trafficanti (Guardia Costiera Libica) vengono elogiati a Bruxelles?

Viene inoltre rimarcata la criticità del conflitto e l’impatto avuto sui migranti: 3.300 persone site in strutture di trattenimento che, in realtà, sono centri detentivi/lager dove continua a lavorare la macchina della tortura e dell’abuso.  Centri dell’orrore in cui si muore per mano dei carnefici o sotto le bombe che noi vendiamo, come  il bombardamento del centro/lager di Tajoura, che ha causato più di cinquanta morti e centinaia di feriti. Perchè la tortura non basta! 

482 persone hanno cercato rifugio nella struttura di raccolta e partenza di UNHCR, a Tripoli, che ahimè sembra stia avendo gravi problemi di gestione. 

Viene nuovamente rivendicato dalla Commissione il meccanismo di transito d’emergenza dell’UNHCR finanziato dall’UE, nonostante numeri alla mano il Niger non sembra sia pronto a diventare l’hotspot dell’Africa e dell’Europa. E nonostante nel Paese africano la vita dei bambini corre il rischio più grande del mondo: da settembre 2017 di 4.000 persone evacuate, 3.000 sono finite in Niger (1.856 i migranti reinsediati).

Di fatto, 1.144 che hanno investito soldi e rischiato la vita per il sogno Europa si ritrovano nell’inferno Niger.

Inoltre, viene posto l’accento sui rimpatri volontari, argomento che la storia recente dell’UE impone di toccare con i piedi di piombo. E’ infatti capitato spesso, negli ultimi anni, di rimpatri considerati volontari ma che in realtà erano vera e propria costrizione: afgani di etnia Hazara violentemente dati in pasto (“rimpatriati”) ai talebani (14), siriani rimandati indietro in Siria appena Bruxelles ha finito di pagare 6 miliardi ad Ankara (15): sono 61.000 sono le persone tornate nel proprio paese di origine (rimpatri volontari totali da Libia, Niger, Mali, Mauritania e Gibuti) da novembre 2015.

Commissione, fine dell’intervento: viene evidenziato il ruolo del Fondo Fiduciario dell’UE per l’Africa. E viene specificato “il sostegno a Libia, Marocco e Tunisia per la gestione della migrazione, in particolare nelle attività di contrasto della migrazione irregolare e di lotta contro la tratta di esseri umani e il traffico di migranti”.

Rivendicare il “sostegno per la gestione della migrazione” equivale a sostenere la costruzione delle carceri libiche. 

E Rivendicare l’aiuto nelle attività di contrasto della migrazione irregolare significa continuare a dare soldi a chi afferma di contrastare i trafficanti ma in realtà trafficante è. 

E’ così che l’Europa crede di stroncare il business dei trafficanti di essere umani ed aiutare i migranti? 

NOTE:
1 Io non ho sogni | L’accordo UE – Turchia: genesi, applicazione, criticità a due anni di distanza https://www.meltingpot.org/Io-non-ho-sogni-L-accordo-UE-Turchia-genesi-applicazione.html#.XeUpxOhKjIU

2 L’Europa ci ricasca: 663 milioni ad Erdogan https://www.meltingpot.org/L-Europa-ci-ricasca-663-milioni-ad-Erdogan.html#.XeUqLuhKjIU

3 L’Europa e la “sindrome di Stoccolma”: 20 milioni al dittatore eritreo Afewerki https://www.meltingpot.org/L-Europa-e-la-sindrome-di-Stoccolma-20-milioni-al-dittatore.html#.XeUqc-hKjIU

4 Germania – Egitto, un accordo disumano

https://www.meltingpot.org/Germania-Egitto-un-accordo-disumano.html#.XeUqtOhKjIU

L’accordo con Tripoli non va rinnovato: è un finanziamento alla mafia libica

Mezzo miliardo di euro. Ecco quanto è costato all’Italia mantenere i campi di tortura in Libia negli ultimi due anni

7 L’accordo con Tripoli non va rinnovato: è un finanziamento alla mafia libica

https://www.libyaobserver.ly/inbrief/msf-voices-concern-over-harsh-conditions-migrants-mount-nafusa-shelter?fbclid=IwAR0vx1Y4JEQyWkNStCx9p8599lMGB0Wym69k6NbGQvlsU-7ypKzxNqnel5I

A Zawiya si muore di botte e di fame. E le scorte alimentari destinate ai profughi, sono rivendute nel mercato locale

10 La sentenza della Corte d’Assise di Milano riconosce le condizioni disumane nei campi libici

11 Migranti torturati, violentati e lasciati morire in un centro di detenzione della polizia in Libia, tre fermi a Messina

12 RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Relazione annuale 2019 sull’attuazione degli strumenti dell’Unione europea per il finanziamento delle azioni esterne nel 2018

13 COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO EUROPEO E AL CONSIGLIO Relazione sullo stato di attuazione dell’agenda europea sulla migrazione

14 Anche per Murtaza è stata eseguita la sentenza di condanna a morte.
Le forze di polizia turca, in complicità con l’Unione Europea, l’hanno fatto salire su un aereo come fosse un pacco da rispedire al mittente perché difettoso. Botte e calci e tanti saluti a tutta la famiglia e non farti vedere mai più. Murtaza è un afgano Hazara; e con gli Hazara i Talebani prima abusano del corpo e poi si prendono lo scalpo.
Murtaza morirà, è un dato di fatto.

15 https://www.meltingpot.org/La-Turchia-sospende-l-accordo-con-l-Ue-e-respinge-i-siriani.html#.XeUuRehKjIU