Zawiya

DossierLibia lancia un appello perché vengano aperti immediatamente dei corridoi umanitari

Nel campo di Zawiya non arriva più acqua da due giorni. Quella poca che c’è, è gestita dagli aguzzini che la offrono solo a pagamento. Da tempo, ancora da prima dello scoppio del conflitto civile, organizzazioni non governative e operatori umanitari dell’Onu, hanno denunciato le terrificanti condizioni di vita dei richiedenti asilo rinchiusi in questo centro di detenzione e sottoposti a trattamenti inumani. Con la guerra, la situazione è ulteriormente peggiorata. I migranti sono pressoché abbandonati a se stessi, in balia della brutalità delle milizie e facili prede di malattie che si potrebbero curare con un semplice antibiotico. Non sono più garantiti i regolari rifornimenti di viveri. A Zintan, in mezzo a montagne di spazzatura ed escrementi, l’agenzia di stampa AP News ha riportato che almeno 20 persone sono già morte di fame. Un bombardamento aereo, due giorni or sono, ha ucciso almeno 40 persone nel campo di Tajoura

Contatti interni al campo di Zawiya, ad est di Tripoli, ci hanno chiesto disperatamente aiuto. Da due giorni non hanno più una sola goccia di acqua da bere. Non tutti hanno il denaro sufficiente per acquistare qualche bottiglia. Nel campo ci sono anche famiglie e minori. Molti di questi profughi sono stati trasferiti a Zawiya da altri campi e patiscono la detenzioni libica da più di 4 anni. Un inferno di cui ancora non vedono la fine. Dossier Libia lancia un appello all’Unhcr, ai Governi e alla società civile perché disponga senza indugi l’evacuazione del campo.

Non lasciamoli morire di sete.

Segue il testo dell’appello

Lasciateli partire!

In LIBIA si sta consumando un nuovo genocidio. E’ di fronte alle nostre coste, di fronte ai nostri occhi e alle nostre responsabilità. Fino a qualche anno fa nel Mediterraneo capi di Stato e religiosi commemoravano le vittime ed i morti dei naufragi, affermando di fronte alle telecamere MAI PIU’.

Gli ultimi Governi si sono illusi e hanno creduto possibile il “governo” di quell’area, hanno organizzato Summit ed incontri con i leader politici, hanno istruito guardie costiere e fornito imbarcazioni, soldi e lasciapassare, più utili alle imprese nostrane che alla salvaguardia di uomini e donne e bambini condannati all’inferno libico. 

Nei lager libici si stupra e si tortura, si ricatta e si violenta, sono all’ordine del giorno le condanne dell’ONU e le richieste di aiuto, video e materiali che la campagna LasciateCIEntrare e DOSSIER LIBIA ricevono quotidianamente. Durante il Governo Gentiloni e l’attività dell’ex ministro dell’Interno Marco Minniti, lanciammo la prima delle nostre infinite denunce, #NOI VI ACCUSIAMO.

In questi due anni non solo si è continuato a perpetrare l’orrore sul corpo di migliaia di persone, le ONG che riescono ad entrare sono testimoni di quello di cui l’Europa ed il nostro Paese sono completamente corresponsabili.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nostalgico delle operazioni di pulizia etnica che segnano i peggiori regimi fascisti e populisti, chiude i porti e stringe la mano a torturatori ed assassini, ai veri trafficanti di uomini mentre invoca la galera per i soccorritori di vite umane, sprezzante dei trattati internazionali e violando anche il nostro dettato costituzionale.

Mentre nei centri di detenzione si muore di fame, di sete e, da ieri, anche delle bombe e dei raid aerei, noi continueremo a denunciare l’indifferenza degli Stati e dei governi, denunciando le responsabilità dirette delle istituzioni ipocrite. Chi uccide con marche da bollo e protocolli, non è meno colpevole di chi uccide con le armi o con la violenza. 

Chiediamo che vengano immediatamente aperti dei canali umanitari e sicuri verso l’Europa e che l’Europa abbatta i suoi muri, interni ed esterni, coinvolgendo tutti i suoi Stati membri in un piano di accoglienza che superi tutti i confini. 

Ci appelliamo alla società civile, agli uomini e alle donne, agli intellettuali e a chi non vuole arrendersi di fronte a questa tragedia umana e politica. Ci appelliamo per combattere l’indifferenza, perché le violazioni dei diritti umani e le inutili sofferenze di tanti uomini, di tante donne e di tanti bambini cessino immediatamente.