Altri naufragi nel Mediterraneo. Altri cadaveri da consegnare ad una storia che condannerà all’infamia l’Italia e l’Europa. Un gommone semi affondato con 120 persona a bordo tra cui donne incinta, bambini e un neonato di appena due mesi, era stato avvistato nella mattinata di ieri a 50 chilometri dal porto di Tripoli da un aereo dell’Aeronautica Militare Italiana che ha dato il via alle operazioni di soccorso. Ma, questa mattina, quando è arrivata a soccorso la vedetta Duilio della Marina Militare, solo tre migranti erano ancora vivi, tutti e tre in grave stato di ipotermia. I sopravvissuti sono stati trasportati a Lampedusa. Nel mare, sono rimasti 117 cadaveri. Il gommone aveva cominciato a sgonfiarsi 11 ore dopo la partenza. Uomini, donne e bambini sono caduti in mare un po’ alla volta, annegando o morendo di freddo. Delle gravi condizioni in cui versava l’imbarcazione era stata avvisata anche la Guardia Costiera libica, cui spettava il compito di coordinare i soccorsi, che però non è intervenuta a soccorso dei naufraghi.

Un tweet di Sea Watch International informa che al momento del naufragio un mercantile era nella zona ma non ha aiutato i migranti. “Una conseguenza dei porti chiusi: troppa paura di soccorrere”. 

Quando la Duilio che si trovava a 110 miglia dal disastro è arrivata nella zona, era oramai troppo tardi per soccorrere i naufraghi. 

La politica dei “porti chiusi” ha avuto come unico risultato quella di svuotare il mare dalle navi delle Ong. Porti che poi sono tutt’altro che chiusi. Questa mattina una motovedetta della Guardia Costiera aha sbarcato a Lampedusa 68 migranti, tra cui una quindicina di minori non accompagnati, per lo più provenienti del Bangladesh. Erano salpati mercoledì notte dal porto libico di Zuara. Una operazione che – sottolinea La Stampa che ne dà notizia – “smentisce la retorica dei «porti chiusi» ai migranti: disposizione che, allo stato dei fatti, sembra riguardare solo le navi umanitarie delle Ong che, peraltro, al momento non si trovano in zona Sar, fermate da divieti e questioni burocratiche”. 

L’Europa ha trasformato l’immigrazione in merce preziosa e, con la politica dei “porti chiusi”, si è sbarazzata dagli unici attori che continuavano ad operare con logiche non di mercato, le Ong, consegnando di fatto il business alle mafie. Mafie che comprano e vendono esseri umani dalle milizie libiche che, a loro volta, ricevono soldi dall’Italia per nuove divise, armi e barche proprio per fare “affari” con queste mafie. Il mercato nero dei diritti umani è stato di fatto non soltanto legalizzato ma anche sostenuto ed alimentato dai nostri democratici Governi. Un giorno, ne siamo certi, la storia ci condannerà con infamia.