#DossierLibia

un progetto di LasciateCIEntrare realizzato con Melting Pot e ASGI, in collaborazione con giornalisti e società civile

dalla CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA

Articolo 19 – Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione.

Le espulsioni collettive sono vietate.

Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti

Stiamo assistendo ormai da tempo ed impotenti da parte dell’Italia e dell’Unione Europea al tentativo di “sigillare” i confini e le frontiere dell’Europa, motivando queste azioni come necessarie al contrasto dell’immigrazione irregolare ma con lo scopo reale di impedire, scoraggiare, bloccare o diminuire i flussi migratori diretti in Europa. 

Tra giugno 2014 e giugno 2017 sono arrivate via mare in Italia 550 mila persone, la gran parte proveniente dall’Africa subsahariana – Nigeria ed Eritrea i paesi di origine più rappresentati – su imbarcazioni partite dalla Libia. Da luglio 2017 la frequenza degli arrivi è calata sensibilmente, come effetto degli accordi che Italia e Unione Europea hanno stretto con la Libia e con altri paesi di transito dei migranti, come il Niger.

Nel 2018 il calo degli sbarchi e degli arrivi in Italia è dell’81% (111.478 al 31.10.2017 contro i 21.578 del 31.10.2018).

Sul fronte della gestione dei flussi in partenza, il nuovo governo italiano non ha cambiato quasi nulla rispetto al precedente, scegliendo di proseguire con le politiche tracciate dall’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, che aveva notevolmente ridotto le partenze attraverso accordi con la Libia e altri paesi africani.

L’attuale Governo ha introdotto però una nuova modalità di gestione delle imbarcazioni che partono dalla Libia, rafforzando la collaborazione con la guardia costiera libica allo scopo di aumentare i respingimenti e rendere sempre più complicato il salvataggio in mare. Anche la “strategia” della criminalizzazione dele associazioni e delle Ong impegnate nel Mediterraneo nelle operazioni di Sar hanno prodotto un progressivo e quasi totale “svuotamento” degli operatori civili.

Grazie a programmi di distrazione dei fondi per la cooperazione e agli accordi economici con governi che di democratico hanno solo il nome  (dalla Turchia di Erdogan alla Libia di Al Serraj), stiamo assistendo ad una impressionante crescita del business legato all’immigrazione ed al traffico di esseri umani. Come prima conseguenza, si è accresciuto il dramma di migliaia di donne, uomini e minori, profughi in viaggio, ricattati e detenuti in Libia dalle milizie “governative” o meno.

Le violenze, gli stupri, le torture, i ricatti a carico dei migranti rinchiusi nei lager libici sono oramai un “fatto” documentato da moltissimi media e giornalisti internazionali. 

L’Italia e l’Europa si stanno macchiando di veri e propri crimini contro l’umanità.

La “politica” di “scambio di denaro” contro quella di “scambio dei diritti” è semplicemente inaccettabile.

Ognuno di noi ha il dovere e il diritto di denunciare tutto questo, di indicare i responsabili, i colpevoli ed i mandanti di queste politiche disumane.

Nel dicembre del 2017, il Tribunale Permanente dei Popoli ha emesso una sentenza che rende evidenti le responsabilità delle politiche europee rispetto a quanto sta avvenendo in Libia, sancendo de facto la diretta corresponsabilità dell’Italia e dell’Unione Europea, definendo quando accade in Libia e “le oggettive conseguenze di morte, deportazione, sparizione delle persone, imprigionamento arbitrario, tortura, stupro, riduzione in schiavitù, e in generale persecuzione contro il popolo dei migranti,  un crimine contro l’umanità” 

Il nostro progetto

#DOSSIERLIBIA  si propone come uno strumento di informazione, controinformazione e denuncia. Accorpare, aggregare, riunire in un unico strumento di comunicazione e di denuncia tutti gli atti, inchieste, articoli, le interviste, i video, le analisi che sono state raccolte e pubblicate dai media nazionali ed internazionali, compresi i rapporti delle Ong come Amnesty, Human Rights watch, Medu e altre.

Ma pubblicheremo anche materiale inedito, come i video e le registrazioni che ci arrivano dai lager libici tramite le nostre reti di attivisti. 

#DOSSIERLIBIA sarà uno strumento di denuncia ma anche di advocacy e pressione rivolto al Governo italiano e al Consiglio d’Europa, al Commissario europeo per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, all’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Sicurezza, Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, alla Cedu Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, all’Onu.

Un’altra finalità del nostro progetto, attinente al lavoro di contenzioso strategico avviato da Asgi e da molti altri soggetti a livello nazionale e internazionale, è quella di dimostrare la responsabilità giuridica dell’EU e dei Paesi membri (in particolare dell’Italia) nelle operazioni di soccorso forzato operate dalla guardia costiera libica, in collaborazione, se non sotto la direzione, della Marina Italiana o delle agenzie UE.

IL PORTALE WEB  è lo strumento essenziale per dare corpo al nostro progetto. Lo abbiamo realizzato con le garanzie di massima sicurezza, sia per evitare attacchi informatici che per garantire la massima tutela delle fonti, come la protezione dell’anonimato delle denunce e delle persone con le quali siamo in contatto.

Aggiorneremo di continuo tutte le notizie che giungono dalla Libia e abbiamo predisposto una sezione per ricevere segnalazioni, in maniera protetta, ed essere un possibile supporto ad azioni di difesa (cosa peraltro avvenuta recentemente grazie alla rete attiva con contatti locali in Libia ed in Europa).

NOTA  – Abbiamo già una mappatura/archivio di articoli stampa, nazionali ed internazionali, ma in particolare abbiamo attivi dei contatti che sono estremamente importanti per la ricezione di documentazione che ovviamente non possiamo più gestire con i mezzi classici (email, whats’app, sms). Tutte le realtà con le quali siamo in contatto in via formale ed informale ci hanno chiesto di avviare con estrema urgenza questo strumento di denuncia e di possibile azione concreta per sottrarre alle reti di trafficanti i migranti in transito in Libia.

Per contattarci, collegati a questa pagina