Sei miliardi dall’Europa ad Ankara per bloccare almeno 3,2 milioni di profughi siriani. Altri 663 milioni sborsati direzione Ankara, con tanto di rivendicazione da parte di Stylianides, il Commissario europeo per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi. Le navi cariche di armi (come la Assos Seaways e la sua rotta inquietante Tuzla – Trieste) che passano indisturbate nei porti italiani. I servizi segreti turchi che attraversano, di nascosto ed illegalmente, i porti italiani stipati nelle navi libanesi.

La Francia che vende come se niente fosse armamenti ad Erdogan per un miliardo di euro. E la Germania che sborsa 32 milioni per potenziare la Guardia costiera turca.

Cosa ha portato tutto questo? Ad avere la Turchia a 452 chilometri, 244 miglia nautiche. Ovvero la distanza tra Pozzallo e Tripoli, nuova roccaforte e nuovo simbolo del colonialismo turco.

Ed ancora: i traffici di armi delle navi turche ed europee nei porti di Misurata. I memoranda plurimilionari dell’Italia con la Guardia costiera locale, che altro non era che la mafia di Bija e dei fratelli Koshlaf. La vendita di armi chimiche della Germania alla Libia per 26 milioni, il business francese di armamenti per 423 milioni: in barba all’embargo ONU, fregandose del diritto internazionale. L’Operazione Irini da 9.837.800 € che altro non è stata che collaborazione/finanziamento con la cosca di Bija e scagnozzi.

E questo invece a cosa ha portato? A finanziare la mafia locale, a calpestare il diritto internazionale e ad armare il governo libico. E, di conseguenza, quello turco. Lo stesso che con intollerabile mancanza di rispetto, a più riprese, ha parlato all’UE ed alle sue istituzioni con toni da bullo di periferia.

La Libia ormai è diventata colonia turca, ed è una tremenda minaccia alla pace europea.

Motovedette e soldi stanziati da Italia ed Europa sono stati presi/confiscati dalla Turchia, che nell’ambito dell’”Accordo di formazione e consulenza militare” sta addestrando le forze militari libiche come testimoniato dalle foto.

Gli addestramenti dei turchi ai libici

Il Ministro della difesa nazionale turca, Hulusi Akar, ha ormai scoperchiato la pentola e parla della Libia come colonia turca: riceve il comandante della flotta marina libica Abdul Hakim Abu Hulayyah, invia almeno 5000 mercenari a Tripoli per la guerra civile. Ufficializza l’addestramento turco ai libici.

L’imbarcazione n°660 potrebbe essere tra quelle date dal Governo italiano

Proprio nell’ambito dell’addestramento, dalle foto sembrerebbe che una delle motovedette riprese è una di quelle donate dal Governo italiano (l’imbarcazione n°660).

Sintesi: la sedicente Guardia costiera libica adesso è dei turchi, un modo per continuare il processo ricattatorio cominciato nel 2016 all’alba dell’accordo UE-Turchia.

Adesso è lecito domandarsi due cose: non dovrebbe essere l’ora di smettere di fare affari con la Turchia? Non sarebbe ora di smettere coi traffici di armi con Ankara?

Non solo per il rispetto del diritto internazionale, che è cosa evidente poco importa alle istituzioni degli Stati membri UE e dell’Unione stessa. Non solo per evitare di finanziare i torturatori dei centri detentivi dove sono rinchiusi ingiustamente i migranti.

Ma per una questione di sicurezza nazionale ed internazionale: questo concetto di “sicurezza” così strumentalizzato dalla classe politica occidentale eppure così abbandonato nel momento in cui andrebbe rispolverato con la giusta cognizione di causa.

Si, perchè si tratta di sicurezza nazionale ed internazionale, avere la Turchia a 452 chilometri dalla Sicilia.

Erdogan va fermato. E’ alle porte dell’Europa.

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