Dossier Libia https://dossierlibia.lasciatecientrare.it Abusi e violazioni sull'altra sponda del Mediterraneo Thu, 26 Nov 2020 11:36:33 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.3 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/wp-content/uploads/2018/09/cropped-Dossier_Libia_logo_icon-32x32.jpg Dossier Libia https://dossierlibia.lasciatecientrare.it 32 32 La nave Roseline A. Per i turchi porta “biscotti e vernice” ma è un cargo di armamenti. https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/la-nave-roselina-a-per-i-turchi-porta-biscotti-e-vernice-ma-e-un-cargo-di-armamenti/ Thu, 26 Nov 2020 10:58:22 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=2146 Il 12 giugno scorso denunciavamo su Dossier Libia la violazione dell’embargo ONU da parte di Erdogan e i traffici di armi turchi in Libia. Nello specifico puntavamo il dito sull’imbarcazione Roseline A, battente bandiera turca ed attraccata a Misurata.Trasportava cargo A, ovvero presumibilmente armi. Ed era registrata al porto di Izmir, punto strategico per il […]

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Il 12 giugno scorso denunciavamo su Dossier Libia la violazione dell’embargo ONU da parte di Erdogan e i traffici di armi turchi in Libia. Nello specifico puntavamo il dito sull’imbarcazione Roseline A, battente bandiera turca ed attraccata a Misurata.
Trasportava cargo A, ovvero presumibilmente armi. Ed era registrata al porto di Izmir, punto strategico per il traffico di armi.

La Roseline A è un colosso di 147.98 per 24.69 metri ed a giugno ha fatto il pendolino nella fascia Turchia – Libia rifornendo, di fatto, le milizie di Al Sarraj. Ambarli – Korfez – Misurata – Khoms – Tripoli il primo step, navigando per ventuno giorni e fino al 31/05/2020. Poi l’iter era ripartito: Gemlik – Ambarli – Korfez, trittico per caricare le armi. Partenza per Misurata dove ha attraccato l’11 giugno 2020.

La Roseline A è ora, invece, al centro di una potenziale crisi diplomatica: succede che la fregata tedesca Hamburg, all’interno dell’Operazione Irini, scorge l’imbarcazione turca a circa 160 miglia nautiche (circa 250 km) dal porto di Bengasi.

Avverte, legittimamente, di ispezionare la nave turca per dare seguito ai propositi dell’operazione europea che prevede il blocco degli armamenti diretti in Libia e relativo embargo: i turchi non rispondono per quattro ore e la Germania, non avendo risposta, segue la regola del silenzio-assenso.

Sale a bordo della Roseline A domenica 22 novembre alle ore 15:54 orario CET e vi rimane per ore, dichiarando di non aver trovato materiale illecito: seguirà una nota della stessa operazione Irini specificando che “quando lo Stato di bandiera ha chiarito che negava il permesso di ispezionare la nave, l’operazione IRINI ha sospeso le attività”.

Inoltre, tutte le parti in causa hanno convenuto dell’assenza di materiale bellico. La stampa turca e soprattutto il quotidiano più venduto nella nazione (il Sozcu), finanziato dalla dittatura di Erdogan, afferma che sulla nave sono presenti solamente “bisküvi ve boya”, ossia biscotti e vernice.

Il Ministro degli Esteri turco, già noto per le sue dichiarazioni colonialiste sulla Libia, ha chiamato l’ambasciatore italiano e l’incaricato d’affari tedesco (l’ambasciatore è fuori dalla capitale) ad Ankara, presso il Ministero locale: il Governo Erdogan parla di incidente contrario al diritto internazionale e di fatto richiede dei soldi.

Due cose: come può l’Operazione Irini scovare realmente gli armamenti presenti nelle imbarcazioni dirette in Libia e quindi far rispettare l’embargo se, nel momento in cui lo Stato battente bandiera nega il permesso, l’Operazione sospende l’attività?

E come può la Roseline A, che trasporta cargo pericolo A (maggiore), trasportare biscotti e vernice? E come può un’imbarcazione ambigua continuare i suoi tragitti come se nulla fosse ed attraccare presso il porto di Misurata in Libia?

Si, perché la Roseline A dal 23 novembre è a Misurata.

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Erdogan alle porte d’Europa Ecco le foto che testimoniano gli addestramenti dei turchi alla Guardia Costiera libica https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/erdogan-alle-porte-deuropa-ecco-le-foto-che-testimoniano-gli-addestramenti-dei-turchi-alla-guardia-costiera-libica/ Wed, 11 Nov 2020 14:54:33 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=2120 Sei miliardi dall’Europa ad Ankara per bloccare almeno 3,2 milioni di profughi siriani. Altri 663 milioni sborsati direzione Ankara, con tanto di rivendicazione da parte di Stylianides, il Commissario europeo per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi. Le navi cariche di armi (come la Assos Seaways e la sua rotta inquietante Tuzla – […]

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Sei miliardi dall’Europa ad Ankara per bloccare almeno 3,2 milioni di profughi siriani. Altri 663 milioni sborsati direzione Ankara, con tanto di rivendicazione da parte di Stylianides, il Commissario europeo per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi. Le navi cariche di armi (come la Assos Seaways e la sua rotta inquietante Tuzla – Trieste) che passano indisturbate nei porti italiani. I servizi segreti turchi che attraversano, di nascosto ed illegalmente, i porti italiani stipati nelle navi libanesi.

La Francia che vende come se niente fosse armamenti ad Erdogan per un miliardo di euro. E la Germania che sborsa 32 milioni per potenziare la Guardia costiera turca.

Cosa ha portato tutto questo? Ad avere la Turchia a 452 chilometri, 244 miglia nautiche. Ovvero la distanza tra Pozzallo e Tripoli, nuova roccaforte e nuovo simbolo del colonialismo turco.

Ed ancora: i traffici di armi delle navi turche ed europee nei porti di Misurata. I memoranda plurimilionari dell’Italia con la Guardia costiera locale, che altro non era che la mafia di Bija e dei fratelli Koshlaf. La vendita di armi chimiche della Germania alla Libia per 26 milioni, il business francese di armamenti per 423 milioni: in barba all’embargo ONU, fregandose del diritto internazionale. L’Operazione Irini da 9.837.800 € che altro non è stata che collaborazione/finanziamento con la cosca di Bija e scagnozzi.

E questo invece a cosa ha portato? A finanziare la mafia locale, a calpestare il diritto internazionale e ad armare il governo libico. E, di conseguenza, quello turco. Lo stesso che con intollerabile mancanza di rispetto, a più riprese, ha parlato all’UE ed alle sue istituzioni con toni da bullo di periferia.

La Libia ormai è diventata colonia turca, ed è una tremenda minaccia alla pace europea.

Motovedette e soldi stanziati da Italia ed Europa sono stati presi/confiscati dalla Turchia, che nell’ambito dell’”Accordo di formazione e consulenza militare” sta addestrando le forze militari libiche come testimoniato dalle foto.

Gli addestramenti dei turchi ai libici

Il Ministro della difesa nazionale turca, Hulusi Akar, ha ormai scoperchiato la pentola e parla della Libia come colonia turca: riceve il comandante della flotta marina libica Abdul Hakim Abu Hulayyah, invia almeno 5000 mercenari a Tripoli per la guerra civile. Ufficializza l’addestramento turco ai libici.

L’imbarcazione n°660 potrebbe essere tra quelle date dal Governo italiano

Proprio nell’ambito dell’addestramento, dalle foto sembrerebbe che una delle motovedette riprese è una di quelle donate dal Governo italiano (l’imbarcazione n°660).

Sintesi: la sedicente Guardia costiera libica adesso è dei turchi, un modo per continuare il processo ricattatorio cominciato nel 2016 all’alba dell’accordo UE-Turchia.

Adesso è lecito domandarsi due cose: non dovrebbe essere l’ora di smettere di fare affari con la Turchia? Non sarebbe ora di smettere coi traffici di armi con Ankara?

Non solo per il rispetto del diritto internazionale, che è cosa evidente poco importa alle istituzioni degli Stati membri UE e dell’Unione stessa. Non solo per evitare di finanziare i torturatori dei centri detentivi dove sono rinchiusi ingiustamente i migranti.

Ma per una questione di sicurezza nazionale ed internazionale: questo concetto di “sicurezza” così strumentalizzato dalla classe politica occidentale eppure così abbandonato nel momento in cui andrebbe rispolverato con la giusta cognizione di causa.

Si, perchè si tratta di sicurezza nazionale ed internazionale, avere la Turchia a 452 chilometri dalla Sicilia.

Erdogan va fermato. E’ alle porte dell’Europa.

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I fratelli Koshlaf e Bija: la mafia libica diventata Stato. Tutti sapevano chi erano, tutti continuavano a farci affari https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/bija/ Mon, 19 Oct 2020 19:07:36 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=2109 Prima il mandato di cattura dell’Interpool, poi quello del Ministro degli Interni Bashagha del fronte GNA che vuole mostrare i muscoli dinanzi al popolo libico ed alla comunità internazionale. Infine un posto di blocco alle porte di Tripoli: così Abd al-Rahman al-Milad detto “Bija” è stato arrestato pochi giorni fa.Personaggio finito sulle cronache nazionali ed […]

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Prima il mandato di cattura dell’Interpool, poi quello del Ministro degli Interni Bashagha del fronte GNA che vuole mostrare i muscoli dinanzi al popolo libico ed alla comunità internazionale. Infine un posto di blocco alle porte di Tripoli: così Abd al-Rahman al-Milad detto “Bija” è stato arrestato pochi giorni fa.
Personaggio finito sulle cronache nazionali ed internazionali grazie al giornalista italiano Nello Scavo, che ne denunciava la presenza in territorio italiano in occasione del summit sull’immigrazione al Cara di Mineo a Catania, a maggio 2017 (1).

Il rilevante peso specifico del trafficante all’interno del Governo tripolitano, inoltre, è testimoniato implicitamente dalla recente normativa locale (1034/2019) (2) che denunciavamo su Dossier Libia: una legge che sembrerebbe fatta appositamente per il noto trafficante. Una legge violenta, nei confronti dell’Europa e delle sue imbarcazioni, in cui si aumentava sensibilmente il potere della sedicente Guardia costiera libica e del boss locale.
Nonostante la situazione caotica in Libia, nonostante il ruolo della cupola mafiosa capitanata dal trafficante Bija, negli anni sono continuati i finanziamenti e le “formazioni” alla Guardia Costiera libica che si è autoproclamata nel triplice ruolo Guardia, trafficanti e carcerieri.
Perchè in Libia funziona così: i migranti vengono sbattuti nelle carceri senza giusta causa, ogni tot vengono imbarcati nei gommoni ed una volta al largo picchiati e rispediti nelle carceri. Oppure lasciati affogare nel Mediterraneo. Un triplice ruolo, la trinità del male.

Ma i vari Stati europei con il Governo libico hanno continuato a fare affari: dal mezzo miliardo speso dall’Italia (3) al business di armi tedesco (4) e francese (5). Per completare la fallimentare e dispendiosa Operazione Irini (6) che altro non è che nuova cooperazione con la Guardia Costiera locale.
Un puzzle dove viene sempre rimarcata l’incapacità ed il coraggio a chiudere le porte (ed i rubinetti) a Tripoli.
Bija è stato arrestato per contrabbando di petrolio e traffico di essere umani: ma tutti, da almeno tre anni, sapevano chi era.

Il 17/08/2016 un motoscafo attaccava l’imbarcazione umanitaria di Medici Senza Frontiere al largo della costa libica: i due aggressori identificati erano fedeli al trafficante Bija.
Abd al-Rahman Milad detto Bija e la stessa Guardia Costiera sono stati coinvolti in maniera diretta nell’affondamento di imbarcazioni di migranti tramite armi da fuoco. Ha lavorato a stretto contatto con Mohammed Koshlaf ed insieme hanno aperto il rudimentale carcere di Zawiyah dove torture, uccisioni e violenza la fanno da padrone: gli abusi contro i migranti, come denunciato dall’ONU nella conferenza del lontano 01/01/2017 (7), vedono la privazione del cibo e dell’acqua, esecuzioni, torture e divieto di accesso ai più basilari servizi igienici.

I contrabbandieri, il Dipartimento per il contrasto all’Immigrazione clandestina (Department to Counter Illegal Migration) e la Guardia Costiera sono stati direttamente coinvolti in queste violazioni.
Tutti sapevano, tutti hanno fatto finta di non sapere.
La cupola era così formata: il capo della Guardia degli impianti petroliferi di Zawiyah, Mohamed Koshlaf (chiamato anche Kasib o Gsab) molto attivo nel contrabbando di carburante da fornire poi ai trafficanti e che pare abbia avuto un ruolo decisivo nel piazzare Bija a capo della Guardia Costiera.

Accanto, gerarchicamente subordinato, suo fratello Walid Koshlah (noto come Walid al-Hadi o al-Arbi Koshlaf): il contabile della cupola, curatore della parte finanziaria della cosca mafiosa.
Accanto il trafficante Bija, l’ex capo della Guardia Costiera libica, interessato sia del contrabbando di petrolio che del traffico di essere umani. Accanto ai tre, il più indipendente Ibrahim Hneish.
La cricca malavitosa era molto attiva sul fronte libico occidentale, prestando attenzione ai migranti che partono da Agadez: i profughi vengono riuniti a Qatrun, Awbari, Sabha e Murzuq, dove vari gruppi fanno profitto (8).

Membri trafficanti dei Tebu e dei Tuareg controllano i confini. Per i primi, a capo c’erano Adamu Tchéké e Abu Bakr al-Suqi. Per i secondi, Cherif Aberdine (potenziale alias), che controllava la rotta del Murzuq (9). A Shaba il controllo spetta ai membri della Awlad Suleiman, dove i trafficanti più noti sono Mohammed Maatoug e Ali Salek: diversi racconti ne parlano come trasportatori di essere umani e marijuana.
In questo scacchiere è stato di grande peso specifico il ruolo dei trafficanti di Zawiyah, Zuwarah e Sabratah: ovvero i fratelli Koshlaf e Bija. Proprio Sabratah è stato lo snodo principale del traffico di essere umani e delle partenze (in particolare la località Talil Beach).

La cupola dei fratelli Koshlaf e di Bija ha incrementato il proprio potere almeno dal 2014 e il coinvolgimento nel traffico di essere umani risale al 2015, quando Bija è stato coinvolto nell’intercettazione di un barcone di migranti e del conseguimento loro trasferimento nel centro detentivo illegale di al-Nasr, gestito dall’alleato ed ex colonnello Fathi al-Far.
Il business criminale ha avuto lotte intestine locali, tra la cosca di Bija e quella di al-Khadrawi e al-Lahab. Per rafforzarsi, la cosca di Bija ha avviato una “collaborazione” con l’organizzazione mafiosa al-Haboutate di Warshafana: unione per agevolare il traffico dei migranti e che ha portato l’intensificarsi del traffico sulla rotta Zawiya-Tripoli.

Bija e i fratelli Koshlaf hanno lucrato per anni sui migranti: la comunità internazionale sapeva.
Ma gli affari sono continuati.
Chi ha fatto affari con loro, ha fatto affari con dei trafficanti. Con dei mafiosi.

NOTE:
1 https://www.avvenire.it/attualita/pagine/il-giallo-del-negoziato-segreto-migranti-libia-trafficanti
2 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/laccordo-con-tripoli-non-va-rinnovato-e-un-finanziamento-alla-mafia-libica/
3 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/mezzo-miliardo-di-euro-ecco-quanto-e-costato-allitalia-mantenere-i-campi-di-tortura-in-libia-negli-ultimi-due-anni/
4 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/la-germania-vende-armamenti-alla-libia-per-26-milioni-di-euro-nel-pacchetto-anche-armi-chimiche/
5 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/un-business-da-423-miloni-di-euro-cosi-la-francia-viola-lembargo-e-vende-armi-alla-libia/
6 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/leuropa-inaugura-loperazione-irini-ma-ancora-una-volta-e-cooperazione-con-i-trafficanti-della-guardia-costiera-libica/
7 https://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-CF6E4FF96FF9%7D/s_2017_466.pdf
8 Rapporto ONU 01/01/2017 63/299
9 Rapporto ONU 01/01/2017 63/299

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Questa è la Libia. Due pescherecci italiani sequestrati e marinai a processo. Il Governo tronchi ogni accordo con i libici e i suoi alleati https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/questa-e-la-libia-due-pescherecci-italiani-sequestrati-e-marinai-a-processo-i-governo-tronchi-ogni-accordo-con-i-libici-e-i-suoi-alleati/ Fri, 09 Oct 2020 08:37:55 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=2099 Succede che il primo settembre due pescherecci italiani facenti capo alla marineria di Mazzara del Vallo vengono bloccati dalle forze libiche ed otto pescatori italiani vengono “scortati” fino al porto di Ras al Hilal. Poco dopo, il trasporto presso il carcere di El Kuefia, a 15 chilomentri da Bengasi: erano ad una quarantina di miglia […]

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Succede che il primo settembre due pescherecci italiani facenti capo alla marineria di Mazzara del Vallo vengono bloccati dalle forze libiche ed otto pescatori italiani vengono “scortati” fino al porto di Ras al Hilal. Poco dopo, il trasporto presso il carcere di El Kuefia, a 15 chilomentri da Bengasi: erano ad una quarantina di miglia dalla Cirenaica, dove il partito Libyan Nation Army (LNA) di Haftar la fa da padrone con violenza. Recente la notizia che il processo verrà svolto in Libia.
Un paio di giorni dopo viene formulata l’accusa: traffico di droga. Evidentemente e platealmente una pantomima per alzare la posta in palio e chiedere l’estradizione di quattro connazionali libici: Alaa Faraj al-Maghribi, Abdel-Rahman Abdel-Monsef, Tariq Jumaa al-Amami e Mohamed Essid, accusati della strage di Ferragosto in cui persero la vita 49 migranti, condannati a trent’anni di carcere dalla Corte d’assise di Catania prima e dalla Corte d’appello dopo.
La richiesta, folle, avviene per tre chiari motivi.
Il primo, i precedenti dello Stato italiano in ambito di prigionieri politici e tutela dei propri connazionali sono poco rassicuranti. Questo modus operandi permette di avere un’immagine, agli occhi della comunità internazionale, debole. E questa debolezza viene sfruttata specialmente dagli Stati più repressivi. L’esempio più altisonante sono i rapporti tra il nostro Paese e l’Egitto, andati a gonfie vele dopo il maledetto febbraio 2016. Questo lascia trasparire una debolezza visibile. Dietro Haftar ci sono la Russia che prepara mercenari siriani da mandare per la guerra civile libica, ma soprattutto Arabia Saudita ed Egitto. E l’Italia con questi regimi ha traffici intensi, soprattutto nel settore degli armamenti. I sauditi e gli egiziani sono i ventriloqui del burattino Haftar: dietro l’arresto/rapimento dei pescatori italiano ci sono anche loro. Risposta ricattatoria e chiaro segnale verso la preannunciata ed imminente nuova conferenza sulla Libia: tradotto vuol dire “appoggiate il LNA o saranno guai per i pescatori italiani”.
Il secondo punto: dimostrazione ancora una volta dell’inefficienza dei milioni versati da Roma verso Tripoli. Sborsare soldi verso la Libia non equivale a maggiore sicurezza, ma ad un nuovo segno di dichiarata debolezze oltre che al non rispetto dei più basilari diritti umani. A novembre 2019 lo Stato italiano ha rinnovato il memorandum con il Paese nordafricano: 500 milioni per bloccare i migranti e rinforzare la sedicente Guardia Costiera libica. Dare fiumi di denaro a trafficanti di essere umani, ai mafiosi locali, dà un segnale di fragilità istituzionale: e nelle fragilità istituzionali si inseriscono le “tarme”, i comportamenti illegali, come il rapimento dei pescatori italiani.
Terzo punto: dalla Libia alcuni mesi fa è arrivata una normativa estremamente violenta, inquietante e minacciosa.

Nonostante questo, comunque l’Italia ha sottoscritto il memorandum. Nonostante questo, l’Europa è rimasta tacitamente silente.

Il decreto libico 1034/2019 è stato emanato per intralciare le operazioni di salvataggio delle imbarcazioni e, di rimando, per minacciare le imbarcazioni europee. Di fatto, anche i pescherecci, che molte volte sono stati protagonisti di salvataggio di migranti.
Composto da 19 articoli, è previsto che “le organizzazioni interessate a collaborare nella ricerca e salvataggio marittimo devono presentare una domanda di autorizzazione” (art. 7) e “devono fornire periodicamente tutte le informazioni necessarie al centro di coordinamento libico per il salvataggio in mare (LMRCC)” (art. 8).
Inoltre, “in caso d’ingresso, per i casi emergenziali e speciali, nelle acque territoriali libiche, si può ricevere assistenza immediata previo autorizzazione e supervisione del centro (LMRCC)” (art. 9).
I capitani di ogni nave devono notificare il proprio intervento (art. 12), molteplici imbarcazioni vengono definite di “contrabbando” e quindi consegnate allo Stato libico (art. 13), l’equipaggio portato davanti la Procura pubblica libica (art. 14).
Il Decreto libico 1034/2019 è stato un messaggio inequivocabile e violento, di stampo mafioso. Essersi piegati senza colpo ferire ha dato nelle mani dei libici, sia del partito GNA che a quello LNA, grande forza e sicurezza.
E’ doveroso chiedere alle istituzioni preposte di annullare immediatamente i trattati firmati e chiedere istantaneamente il rilascio degli 8 pescatori italiani ingiustamente arrestati: l’Italia non deve piegarsi alla Libia e deve troncare i rapporti anche con gli alleati di Haftar, Al Sisi e il Re Salem.
Gli otto pescatori italiani non possono essere processati in uno Stato dove mancano i più basilari diritti umani, dove le fosse comuni sono la prassi, dove i burattini Al Sarraj ed Haftar si stanno macchiando di gravi violazioni dei diritti umani.

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Un migrante nigeriano bruciato vivo a Tripoli https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/un-migrante-nigeriano-bruciato-vivo-a-tripoli/ Thu, 08 Oct 2020 07:46:53 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=2094 Cosparso di benzina e bruciato vivo senza nessun motivo apparente. E’ accaduto a Tajoura, un quartiere di Tripoli. La vittima è un migrante nigeriano che lavorava in una fabbrica locale che si avvale per di più di manodopera proveniente dai Paesi dell’Africa sub sahariana. La notizia proviene da fonti ufficiali delle nazioni Unite ed è […]

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Cosparso di benzina e bruciato vivo senza nessun motivo apparente. E’ accaduto a Tajoura, un quartiere di Tripoli. La vittima è un migrante nigeriano che lavorava in una fabbrica locale che si avvale per di più di manodopera proveniente dai Paesi dell’Africa sub sahariana. La notizia proviene da fonti ufficiali delle nazioni Unite ed è stata riportata dal sito giornalistico ApNews. Martedì scorso tre libici armati hanno fatto irruzione nella fabbrica dove lavorava il nigeriano, lo hanno cosparso di benzina e lo hanno dato alle fiamme. Altri tre migranti, anch’essi di origine nigeriane, hanno subito ustioni più o meno estese. Una nota del ministero dell’Interno libico conferma il fatto e aggiunge che gli autori del crimine, tutti sulla trentina, sono stati arrestati e deferiti ai pubblici ministeri per indagini, ma ancora non si conoscono i motivi del loro gesto. 

“A volte si esauriscono gli aggettivi per descrivere ciò che vediamo in troppi posti – ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric – Questo sottolinea, come se dovessimo sottolineare ancora una volta, quanto la Libia sia pericolosa per i migranti, per i rifugiati e quanto le autorità sul campo devono ancora fare per garantire la protezione di queste persone vulnerabili”.

L’articolo pubblicato da APnews spiega come l’assassino del lavoratore nigeriano sottolinei ancora una volta i pericoli che i migranti devono affrontare in Libia, “emersa come un importante punto di transito per i migranti africani e arabi in fuga dalla guerra e dalla povertà verso l’Europa in mezzo a anni di caos a seguito della rivolta del 2011 che ha rovesciato e ucciso il dittatore di lunga data Moammar Gheddafi”.

Nel 2017, la CNN ha trasmesso un video di un’asta di schiavi in Libia in cui i migranti africani sono stati “venduti come capre”, provocando indignazione globale e ha portato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a tenere una riunione di emergenza per condannare “atroci abusi dei diritti umani”. 

A maggio, la famiglia di un trafficante di esseri umani libico ucciso ha attaccato un gruppo di migranti nella città deserta di Mizdah, sparando e uccidendo almeno 30 migranti. principalmente dal Bangladesh, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione. 

A luglio, le autorità libiche hanno ucciso tre migranti sudanesi nella città costiera occidentale di Khoms. Secondo quanto riferito, i migranti stavano cercando di fuggire dopo essere stati intercettati dalla guardia costiera libica nel mar Mediterraneo e riportati a riva.

Finora nel 2020, l’agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione ha segnalato circa 200 morti di migranti in Libia e almeno 275 dispersi nel Mar Mediterraneo. Solo martedì, i corpi di 11 migranti sono stati trascinati sulle coste libiche. Il loro affogamento risale tra il 28 settembre e il 5 ottobre. 

Quest’anno, sono giù stati riportai in Libia dalle guardie costiere, circa 9 mila e  500 migranti. In tutto il 2019, sono stati ) mila 225.

I migranti di solito attraversano la Libia diretti in Europa, partendo dalla costa rocciosa di Tripoli su gommoni – continua l’articolo di APnews. La guardia costiera libica, addestrata dall’Unione Europea per impedire ai migranti di raggiungere le coste europee, intercetta le barche in mare e le riporta in Libia.

Le associazioni per i diritti umani affermano che questi sforzi hanno lasciato i migranti in balia di brutali gruppi armati o confinati in centri di terrificanti e sovraffollati centri di detenzione, senza rifornimenti adeguati di cibo e di acqua.

Invece di concentrarsi sull’embargo dei rifornimenti d’armi decretato dalle Nazioni Unite – l’unica chiave per fermare il conflitto nel Paese – l’Ue dedica le sue forze a contrastare il flusso migratorio, sostenendo con finanziamenti, mezzi e logistica la Guardia Costiera libica. Così, navi battenti improbabili bandiere di facciata e con le stive piene di munizioni e armamenti, sostano indisturbate nei porti italiani per far fare rotta verso Tripoli o Bengasi. 

E’ la globalizzazione, bellezza! Un mondo spezzettato da mille frontiere che fermano i diritti e la vita ma lasciano passare la devastazione e la morte. 

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El barco Bahri Abha atraca en Génova cargado con armas! el barco saudí está situado en Sampierdarena a 349,9 metros de la carretera local ss1 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/el-barco-bahri-abha-atraca-en-genova-cargado-con-armas-el-barco-saudi-esta-situado-en-sampierdarena-a-3499-metros-de-la-carretera-local-ss1/ Thu, 10 Sep 2020 18:29:23 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=2085 di Pietro Panico – Arabia Saudita participa activamente en Libia, donde apoya a Haftar y su partido político LNA. Muerte, destrucción, asesinatos de activistas y el reciente descubrimiento de fosas comunes en Tarhouna (ver Dossier Libia). Participa tanbién en el conflicto sirio, donde la mano del rey Salem está en el laberinto de alianzas y […]

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di Pietro Panico – Arabia Saudita participa activamente en Libia, donde apoya a Haftar y su partido político LNA. Muerte, destrucción, asesinatos de activistas y el reciente descubrimiento de fosas comunes en Tarhouna (ver Dossier Libia).

Participa tanbién en el conflicto sirio, donde la mano del rey Salem está en el laberinto de alianzas y traiciones. Y es el líder de la coalición sunita que ha estado masacrando sin piedad al pueblo de Yemen durante años.

Un país belicista, basado en dos tipos de políticas: interna, represión y dictadura. Afuera, asaltos y ataques indiscriminados. Dos caras de una misma moneda teñidas de sangre de civiles inocentes.

A pesar de esto, los estados miembros de la UE hacen negocios con un peso en oro con los saudíes: desde los pedidos de armas multimillonarios vendidos por Francia (ver Melting Pot), hasta los acuerdos de oro de Alemania.

Un negocio de dinero contra dinero, un negocio de muerte.

En estas horas el Bahri Abha, un tiburón de hierro de 225 metros por 32,3 metros, está atracado en Génova en la zona de Sampierdarena.

Es un tipo de carga Ro-ro, es decir, equipado para descargar vehículos con orugas y transporta carga “Peligro A – Mayor”, es decir, armamento.

Tiene una capacidad de carga de 50.714 toneladas y es de muy reciente construcción (2013).

Arrancó en Brasil, desde Salvador (07/03/20). Luego el itinerario americano (Houston, Brunswick, Dundalk) y finalmente ha atracado en Génova hoy, con las primeras luces del amanecer.

Actualmente se encuentra en Sampierdarena (44 ° 24’15.6 ″ N 8 ° 53’42.7 ″ E), en el corazón del puerto, a solo 349.9 metros de la (transitada) carretera SS1.

Es legítimo preguntarnos dos cosas: ¿cómo puede atracar en Italia un barco que vuelve Arabia Saudita, que está cometiendo crímenes de lesa humanidad en varios lugares?

¿Y cómo se puede recibir a un barco que transporta una carga altamente peligrosa a solo 350 metros de una carretera transitada?

Es hora de cerrar los puertos a los saudíes.

Es hora de cerrar los puertos a los señores de la guerra.

¡Comparte y Disfruta!

tratto da La Guerra Empieza Aquí

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Niger. Devastato da una alluvione il campo profughi di Agadez https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/niger-devastato-da-una-alluvione-il-campo-profughi-di-agedez/ Sat, 05 Sep 2020 13:19:33 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=2058 di Alhassane Bilalane* – Questa mattina sono andato al campo profughi di Agadez presto, purtroppo non mi è stato ancora permesso di entrare nonostante vari tentativi falliti.Le forze dell’ordine che controllano il luogo mi informano come al solito che l’accesso è vietato.Sono preoccupato per le condizioni di vita in questo periodo di pioggia ed inondazioni […]

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di Alhassane Bilalane* – Questa mattina sono andato al campo profughi di Agadez presto, purtroppo non mi è stato ancora permesso di entrare nonostante vari tentativi falliti.
Le forze dell’ordine che controllano il luogo mi informano come al solito che l’accesso è vietato.
Sono preoccupato per le condizioni di vita in questo periodo di pioggia ed inondazioni dei miei fratelli e sorelle che si trovano in questo campo, ed è per questo che, come presidente dell’associazione Taggazte Nagadoum in Agadez Niger, chiedo alle organizzazioni responsabili di questo campo di agire senza indugio per riparare i danni prima di ulteriori piogge e disagi.

* Presidente dell’associazione Taggazte Nagadoum Agadez Niger e rappresentante di Dossier Libia in Niger

Alhassane Bilalane* – Ce matin, je suis allé au camp de réfugiés d’Agadez tôt le matin, malheureusement je n’ai pas encore été autorisé à rentrer après plusieurs démarches infructueuses.
La sécurité des lieux me fait savoir comme d’habitude que l’accès est interdit.
Je m’inquiète pendant cette période pluvieuse pour mes frères et sœurs qui se trouvent dans ce camp, c’est pourquoi, en tant que président de l’association Taggazte Nagadoum Agadez Niger, je demande aux organisations qui sont responsables de ce camp d’agir sans tarder pour réparer dommages avant de nouvelles pluies.

* Président de l’association Taggazte Nagadoum Agadez Niger et représentant du Dossier Libye au Niger

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Agadez: maltempo e proteste mettono in ginocchio la città nigerina https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/agadez-maltempo-e-proteste-mettono-in-ginocchio-la-citta-nigerina/ Mon, 31 Aug 2020 10:54:52 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=2051 I nostri amici e collaboratori dell’Association Taggazte Nagadoum, attiva nella città di Agadez, ci ha informato che l’alto Niger è stato colpito da una impressionante alluvione che ha letteralmente sommerso le strade della città dei tuareg, nota col nome di Porta del Deserto. “Oggi è stata una giornata dura per la popolazione di Agadez, specialmente […]

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I nostri amici e collaboratori dell’Association Taggazte Nagadoum, attiva nella città di Agadez, ci ha informato che l’alto Niger è stato colpito da una impressionante alluvione che ha letteralmente sommerso le strade della città dei tuareg, nota col nome di Porta del Deserto.

“Oggi è stata una giornata dura per la popolazione di Agadez, specialmente per chi vive nei sobborghi della città – ci ha scritto l’amico Alassane, presidente di Taggazte Nagadoum – Dopo la forte pioggia caduta ieri, l’allagamento continua in alcuni quartieri dove vivono i poveri che sono rimasti senza riparo, senza cibo, senza bestiame. Tutto è stato spazzato via dall’acqua. Alcuni villaggi come Azel, Sabon, Gari sono stati completamente devastati e non è rimasta una sola capanna in piedi”.

Conclude Alassane: “Ci stiamo impegnando con molta buona volontà per aiutare tutti coloro che sono rimasti senza cibo”.

Una regione, quella subsahariana in cui sorge la città di Agadez, assolutamente nuova a questi fenomeni meteorologi estremi imputabili ai cambiamenti climatici che, oramai sempre più frequentemente, stanno devastando tutta l’africa tropicale, passando da periodi di estrema siccità a violenti nubifragi e allagamenti.

In tutto questo sconvolgimento climatico, continua la protesta dei rifugiati presenti nel campo Unhcr che sorge proprio alle periferia della città nigerina. Un centinaio di loro, nonostante l’allagamento, sta continuando a protestare davanti alla sede Onu per chiedere l’accelerazione dell’approvazione delle loro pratiche per ottenere lo status di rifugiati.

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La nave Bahri Abha attracca a Genova carica di armi! L’imbarcazione saudita si è fermata a Sampierdarena a 349,9 metri dalla strada cittadina SS1 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/la-nave-bahri-abha-attravva-a-genova-carica-di-armi-limbarcazione-saudita-si-e-fermata-a-sampierdarena-a-3499-metri-dalla-strada-cittadina-ss1/ Sat, 22 Aug 2020 16:46:16 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=2030 L’Arabia Saudita è coinvolta attivamente in Libia, dove appoggia Haftar ed il suo partito politico LNA. Morte, distruzione, omicidi di attivisti e la recente scoperta delle fosse comuni a Tarhouna (vedi Dossier Libia). E’ partecipe del conflitto siriano, dove nel ginepraio di alleanze e tradimenti c’è lo zampino di Re Salem. Ed è leader della […]

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L’Arabia Saudita è coinvolta attivamente in Libia, dove appoggia Haftar ed il suo partito politico LNA. Morte, distruzione, omicidi di attivisti e la recente scoperta delle fosse comuni a Tarhouna (vedi Dossier Libia).

E’ partecipe del conflitto siriano, dove nel ginepraio di alleanze e tradimenti c’è lo zampino di Re Salem. Ed è leader della coalizione sunnita che sta massacrando senza pietà il popolo dello Yemen da anni.

Un Paese guerrafondaio, improntato su due tipologie di politiche: all’interno, repressione e dittatura. All’esterno, aggressioni e attacchi indiscriminati. Due facce di una stessa medaglia sporca di sangue di civili innocenti.

Nonostante questo gli Stati membri UE fanno affari a peso d’oro con i sauditi: dalle miliardarie commesse di armi vendute dalla Francia (Vedi Melting Pot), agli affari d’oro della Germania.

Un business di soldi su soldi, un business di morte.

In queste ore la Bahri Abha, squalo di ferro di 225 metri per 32,3, è attraccata a Genova in zona Sampierdarena.

E’ tipologia Ro-ro cargo, ossia attrezzata per scaricare cingolati, e trasporta cargo “Hazard A – Major”, ovvero armamenti.

Ha una capacità di carico di 50.714 tonnellate ed è di recentissima costruzione (2013).

E’ partita dal Brasile, da Salvador (03/07/20). Poi itinerario americano (Houston, Brunswick, Dundalk) ed infine attracco a Genova in data odierna, alle prime luci dell’alba.

Al momento è a Sampierdarena (44°24’15.6″N 8°53’42.7″E), in pieno porto, distante soli 349,9 metri dalla strada (trafficata) SS1.



E’ lecito domandarsi due cose: come può una nave battente Arabia Saudita, che sta commettendo crimini contro l’umanità in più posti, attraccare in Italia?

E come può una nave che porta cargo altamente pericoloso essere accolta a soli 350 metri da una strada trafficata?

E’ il tempo di chiudere i porti ai sauditi.

E’ il tempo di chiudere i porti ai signori della guerra.

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Libia: 143 cadaveri nelle fosse comuni. Ed intanto l’Egitto prepara l’invasione https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/libia-143-cadaveri-nelle-fosse-comuni-ed-intanto-legitto-prepara-linvasione/ Tue, 21 Jul 2020 16:44:43 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=2020 Il ruolo dell’Europa rimane colpevolmente marginale di fronte le atrocità e le mire espansionistiche di Turchia ed Egitto Sono i giorni in cui l’Egitto, nelle votazioni farsa del Parlamento, annuncia l’esplicito intervento militare a sostegno di Haftar in caso di attacco turco a Sirte ed Al-Jufra: una dichiarazione di guerra ad Erdogan, che recentemente aveva […]

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Il ruolo dell’Europa rimane colpevolmente marginale di fronte le atrocità e le mire espansionistiche di Turchia ed Egitto

Sono i giorni in cui l’Egitto, nelle votazioni farsa del Parlamento, annuncia l’esplicito intervento militare a sostegno di Haftar in caso di attacco turco a Sirte ed Al-Jufra: una dichiarazione di guerra ad Erdogan, che recentemente aveva rifiutato il cessate il fuoco del dirimpettaio egiziano. Con un messaggio chiaro, quello del ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu, che tradotto vuol dire “la Libia è colonia turca”.

Tanti saluti al popolo libico, sfibrato dalle sofferenze del conflitto.
E tanti saluti all’Europa, che si ritrova milizie turche ad un tiro di schioppo e troppo debolmente alza la voce, che anzi rimane colpevolmente flebile.
Sono anche i giorni in cui Erdogan processa sette giornalisti accusati di rivelare segreti di Stato sui servizi segreti turchi in territorio libico e su delle morti dello stesso personale: Muyesser Yildiz, editore di OdaTV, arrestato per spionaggio militare e politico (ma in realtà ammanettato per aver criticato il presidente). Si aggiunge ai più di 80 giornalisti messi dietro le sbarre senza giusto motivo.

La fazione turca e quella egiziana, che alle porte del territorio europeo spadroneggiano, sono finanziate colpevolmente dagli Stati membri UE e/o violano l’embargo col tacito silenzio-assenso della comunità internazionale: dalle armi turche a Misurata (1) ai traffici di armamenti illegali (2), dal sottomarino U-209 categoria 209/1400 venduto dalla Merkel ad AlSisi (3), alla vendita di armi chimiche di Berlino a Tripoli (4), ai traffici miliardari sull’asse Parigi-Ankara (5).

In mezzo al ginepraio di interessi, devastazione, business illegali sguazzano di fatto i due dittatori “ventriloqui” che muovono i fili dei “burattini” locali, ovvero AlSarraj ed Haftar.
Una situazione di altissima tensione, dove Egitto e Turchia scelgono la Libia come campo di battaglia per le mire espansionistiche per rintuzzare il sanguinario sogno di ripristinare i vecchi imperi passati.

Nel mentre la situazione Covid-19: il popolo libico soffre la guerra e la pandemia, con 1.866 casi confermati e 48 deceduti. Ma i numeri sono falsati: le strutture ospedaliere sono danneggiate, quelle della capitale hanno subito diciassette attacchi militari nel solo 2020, il sistema sanitario è totalmente collassato ed impreparato ad affrontate il virus, essendo il 168° al mondo (su 195 nazioni) (6).

In questa situazione di apparente stallo politico, di brace che arde pronta a divampare, si registrano molteplici casi di civili che, di ritorno nelle proprie abitazioni semidistrutte, saltano in aria per le mine antiuomo piazzate da Haftar nelle zone residenziali di Tripoli. In aggiunta, da inizio di giugno sono stati ritrovati più di duecento morti, di cui molti di donne e bambini, in fosse comuni soprattutto a Tarhuna, fulcro delle maggiori atrocità della guerra civile.

Sono 143 cadaveri rinvenuti recentemente: 37 sono stati recuperati e poi portati nell’ospedale di Misurata. Altri 106 cadaveri sono stati trasportati nell’ospedale di Tarhouna per una difficile identificazione.
La situazione libica è, nei fatti, lasciata nelle mani di Egitto e Turchia in primis, Arabia Saudita e Russia in secundis.
L’Europa non ha mostrato il carattere e la forza di tutelare non solo i diritti umani, ma anche i suoi stessi interessi: l’unico tentativo, l’Operazione Irini (7), è stato di fatto un finanziamento alla guardia costiera libica. Quest’ultima è gestita dai boss libici locali, che nella doppia veste di trafficanti/guardia costiera lucrano sulla disperazione dei poveri Cristi abbandonati nel loro destino dal sogno Europa trasformatosi in inferno della morte.

Proprio l’operazione Irini è stata al centro delle riflessioni di Josep Borrell, rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che ha esortato i ministri degli esteri degli stati UE a fornire maggiori informazioni/risorse.
Ma l’operazione è un bluff: i mezzi a disposizione sono due navi e tre aerei, il principio stesso dell’Irini è stato tradito nella sua genesi quando veniva tirato in ballo “lo sviluppo della capacità della Guardia Costiera e della marina libica nei compiti di contrasto in mare nonché sulla loro formazione che può essere permanente” (art.4). Di fatto, nuovamente, è prevista una collaborazione con i gestori dei trafficanti libici: Guardia costiera, marina libica e trafficante sono un’unica trinità in Libia.
L’Europa non ha mostrato forza e coraggio, l’Italia altrettanto.
Il Senato ha, infatti, approvato la continuazione del finanziamento alla Guardia Costiera libica: maggioranza bulgara. 260 voti favorevoli (142 della maggioranza e 112 delle opposizioni), 2 astenuti e 14 no.
La Libia è un fitto reticolo di interessi, business e uccisioni. E di colpevoli silenzi.

Note

1 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/ancora-armi-turche-a-misurata-erdogan-viola-lembargo-onu-e-rifiuta-il-cessate-il-fuoco/

https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/la-libia-tra-bombardamenti-e-traffici-darmi/

https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/la-germania-invia-un-sottomarino-bellico-allegitto-impennata-degli-affari-economici-tra-la-merkel-ed-al-sisi-in-nome-del-petrolio-e-delle-armi/

https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/la-germania-vende-armamenti-alla-libia-per-26-milioni-di-euro-nel-pacchetto-anche-armi-chimiche/

https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/la-francia-vende-armi-a-erdogan-per-un-miliardo-di-euro/

https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/libia-primo-caso-covid-19-sanita-colassata-e-civili-in-quarantena-volontaria-uccisi-dalla-bombe-di-haftar/

https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/leuropa-inaugura-loperazione-irini-ma-ancora-una-volta-e-cooperazione-con-i-trafficanti-della-guardia-costiera-libica/

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