Dossier Libia https://dossierlibia.lasciatecientrare.it Abusi e violazioni sull'altra sponda del Mediterraneo Fri, 12 Jun 2020 15:17:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/wp-content/uploads/2018/09/cropped-Dossier_Libia_logo_icon-32x32.jpg Dossier Libia https://dossierlibia.lasciatecientrare.it 32 32 Ancora armi turche a Misurata. Erdogan viola l’embargo Onu e rifiuta il cessate il fuoco https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/ancora-armi-turche-a-misurata-erdogan-viola-lembargo-onu-e-rifiuta-il-cessate-il-fuoco/ Fri, 12 Jun 2020 15:13:35 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=2012 Sono i giorni in cui il popolo libico gira il volto a destra e a sinistra, compulsivamente, ritrovandosi col destino nelle mani di due dittatori. Erdogan da un lato, Al Sisi dall’altro.Sono i giorni in cui l’odore di pace viene coperto dall’acre sapore di polvere da sparo, che continua a insediarsi nei polmoni dei civili […]

The post Ancora armi turche a Misurata. Erdogan viola l’embargo Onu e rifiuta il cessate il fuoco appeared first on Dossier Libia.

]]>
Sono i giorni in cui il popolo libico gira il volto a destra e a sinistra, compulsivamente, ritrovandosi col destino nelle mani di due dittatori. Erdogan da un lato, Al Sisi dall’altro.
Sono i giorni in cui l’odore di pace viene coperto dall’acre sapore di polvere da sparo, che continua a insediarsi nei polmoni dei civili ormai allo stremo.
Di mezzo, i due attori regionali, che gonfiano il petto ma si ritrovano in realtà marionette cui muovono i fili: ad Al Sarraj, li muove Erdogan. Ad Haftar, Al Sisi.
L’offensiva del LNA è stata bloccata, rispedita al mittente. Il ventriloquo Al Sisi propone il cessate il fuoco, conscio che la guerra è praticamente persa. Il suo burattino Haftar immediatamente accetta.
Dall’altro lato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, rifiuta la tregua: vuole la testa del nemico.

In soldoni, la Turchia per bocca del suo ministro mette in chiaro due cose.
La prima, adesso il piatto lo vuole pieno. Il secondo, parla della Libia come se fosse proprietà turca. Una colonia. Le mire espansionistiche in stile ottomano devono affacciarsi sul Mediterraneo, accaparrarsi il petrolio a discapito di Francia ed Italia in primis, far arrivare l’ombra turca fino ai piedi dell’Europa.
Sono giorni in cui il popolo libico si vede allo specchio mutilato: distrutto da una guerra che ha portato soltanto la Libia ad essere colonia della Turchia. Una sconfitta a 360° che sottolinea l’inutilità del conflitto.
Sono i giorni in cui l’UE ed i Ministri degli Esteri di Germania Francia ed Italia, invitano al ritiro delle truppe straniere: della Russia, che ha rafforzato la presenza di aerei da guerra in risposta ai droni turchi che hanno respinto le forze di Hafatr da Tripoli. L’Arabia Saudita, del “dove c’è guerra e morti ci siamo noi”. Gli EAU, con i suoi ufficiali che istruiscono le milizie di Haftar.

Ma c’è un dettaglio: questa guerra è fatta anche con armi di matrice europea. Vendute a sauditi, ai russi, agli egiziani, ai turchi ed agli stessi libici violando l’embargo.
Sono giorni in cui escono fuori nuovi orrori: sono state scoperte almeno otto fosse comuni, la maggior parte nella Libia occidentale, a Tarhuna. Sono centinaia i corpi rinvenuti: di soldati, ma anche di tanti civili. Di dipendenti statali, attivisti.
In questo contesto, dove la Turchia assoggetta di fatto la Libia arrivando ad un tiro di schioppo dall’Europa, Erdogan si sente il padrone. E il padrone fa, in barba al diritto internazionale ed all’Europa stessa.
A Misurata sono presenti perennemente almeno tre anonimi pescherecci che, la storia insegna, troppe volte si è scoperto siano molto di più.
Cosa ci fanno navi che pescano in un Paese in piena guerra?
Ed è presente la Roseline A, battente bandiera turca ed attraccata a Misurata. Trasporta cargo A, ovvero armi. E’ registrata al porto di Izmir, punto strategico per il traffico di armi. E’ un colosso di di 147.98 per 24.69 metri e da almeno un mese fa il pendolino nella fascia Turchia – Libia rifornendo, di fatto, le milizie di Al Sarraj.
Ambarli – Korfez – Misurata – Khoms – Tripoli il primo step, navigando per ventuno giorni e fino al 31/05/2020. Poi l’iter riparte: Gemlik – Ambarli – Korfez, trittico per caricare le armi. Partenza per Misurata dove attracca l’11 giugno 2020.

Di fatto, Ankara passeggia nel Mediterraneo con navi di armi come se nulla fosse, infischiandosene dei richiami dell’ONU e dell’Europa stessa. L’UE si chiude gli occhi e la bocca, si tappa le orecchie: non capendo che la Turchia è davvero diventata una concreta minaccia.
Sorge spontanea una domanda: non sarebbe ora di tagliare i rapporti economici e la vendita di armi ad Erdogan?

Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0

The post Ancora armi turche a Misurata. Erdogan viola l’embargo Onu e rifiuta il cessate il fuoco appeared first on Dossier Libia.

]]>
Libia: 30 migranti uccisi dai trafficanti in una sparatoria. 11 feriti. https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/libia-30-migranti-uccisi-dai-trafficanti-in-una-sparatoria-11-feriti-la-condanna-delloim/ Fri, 29 May 2020 07:32:23 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=2003 La condanna dell’OIM. Crimine insensato ci ricorda ancora una volta quali siano gli orrori che i migranti subiscono per mano dei trafficanti in Libia La tragedia è avvenuta a Mezda, vicino alla città di Gharyan, sud-ovest di Tripoli, in un magazzino dove i trafficanti tenevano chiusi un gruppo di migranti. Oltre alle 30 vittime, altri […]

The post Libia: 30 migranti uccisi dai trafficanti in una sparatoria. 11 feriti. appeared first on Dossier Libia.

]]>

La condanna dell’OIM. Crimine insensato ci ricorda ancora una volta quali siano gli orrori che i migranti subiscono per mano dei trafficanti in Libia

La tragedia è avvenuta a Mezda, vicino alla città di Gharyan, sud-ovest di Tripoli, in un magazzino dove i trafficanti tenevano chiusi un gruppo di migranti. Oltre alle 30 vittime, altri 11 migranti hanno subito gravi ferite e sono stati portati con urgenza in ospedale.
“Questo crimine insensato ci ricorda ancora una volta quali siano gli orrori che i migranti subiscono per mano dei trafficanti in Libia”, ha affermato il capo della missione dell’OIM Libia Federico Soda.

“Questi gruppi criminali approfittano dell’instabilità e della situazione di insicurezza del paese per dare la caccia e approfittarsi di persone disperate e per sfruttare le loro vulnerabilità”.

L’OIM chiede alle autorità libiche di avviare immediatamente un’indagine per assicurare i responsabili alla giustizia.
Il personale medico dell’OIM, che ha fatto in modo che le persone che si trovavano in condizioni critiche fossero ospedalizzate e che stanno fornendo loro assistenza, riferisce che alcuni dei migranti portano vecchi segni di percosse e di abusi fisici.
Mentre il conflitto continua senza interruzioni nella capitale e nelle aree circostanti, le condizioni di vita dei civili, specialmente dei migranti e degli sfollati, si stanno rapidamente deteriorando.
Molti di coloro che sono stati intercettati o soccorsi in mare quest’anno e ricondotti in Libia sono stati portati in centri di detenzione non ufficiali dove possono facilmente cadere nelle mani dei trafficanti. L’OIM ha già denunciato in precedenza come migranti portati in queste strutture siano scomparsi e come non si possa sapere quali siano le condizioni di centinaia, se non di migliaia, di coloro che sono stati riportati a terra dalla Guardia Costiera libica.

Ad oggi, da inizio anno, sono state quasi 4.000 le persone intercettate o soccorse in mare e riportate in Libia. I recenti e numerosi casi che hanno coinvolto imbarcazioni in difficoltà nel Mar Mediterraneo e la riluttanza dei Paesi nel fornire un porto sicuro a persone che fuggono da quello che ormai è un paese dilaniato da un conflitto, mostrano ancora una volta come sia necessario cambiare l’atteggiamento con cui viene affrontata la situazione libica.
Da una parte è importante che la priorità resti quella di perseguire i trafficanti, ma dall’altra è altrettanto urgente stabilire uno schema alternativo di sbarco che permetta di trovare un porto sicuro e di garantire protezione per coloro che fuggono dal conflitto e dalle violenze della Libia.

Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0

The post Libia: 30 migranti uccisi dai trafficanti in una sparatoria. 11 feriti. appeared first on Dossier Libia.

]]>
La Libia tra bombardamenti e traffici d’armi https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/la-libia-tra-bombardamenti-e-traffici-darmi/ Thu, 28 May 2020 12:30:54 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=1990 Continuano i raid e le uccisioni di civili mentre a Misurata viene scaricato altro materiale bellico proveniente dall’Europa In Libia la situazione è drammaticamente complessa: la pandemia Coronavirus non è stata fermate e la guerra civile è sempre più cruenta.L’emergenza Covid-19 non è stata neppure affrontata: ad oggi risultano 77 contagiati e 3 vittime, un […]

The post La Libia tra bombardamenti e traffici d’armi appeared first on Dossier Libia.

]]>

Continuano i raid e le uccisioni di civili mentre a Misurata viene scaricato altro materiale bellico proveniente dall’Europa

In Libia la situazione è drammaticamente complessa: la pandemia Coronavirus non è stata fermate e la guerra civile è sempre più cruenta.
L’emergenza Covid-19 non è stata neppure affrontata: ad oggi risultano 77 contagiati e 3 vittime, un indice chiaramente farlocco. Assenza di tamponi e di cure, ospedali fatiscenti e distrutti, sanità collassata, suggeriscono che il contagio ha numeri reali nettamente superiori a quelli dichiarati.
La situazione interna è in ebollizione: maggio è il mese del caos.
I bombardamenti sono feroci e continui: razzi telecomandati dal LNA di Haftar sono caduti sul porto di Tripoli, sull’aeroporto internazionale di Mitiga e su una strada adiacente (07/05/20). Il tutto è avvenuto mentre 25 profughi intercettati dalla Guardia costiera locale venivano riportati sulle coste libiche. Due giorni prima (05/05/20) erano iniziati gli attacchi ai quartieri residenziali tripolitani di Tajoura e Abu Salimi: l’artiglieria del LNA feriva 46 civili, di cui a maggioranza bambini e personale medico.
L’aeroporto di Mitiga è un punto strategico, poiché pare sia presente un lanciatore di droni turco. E’ stato preso di mira dalle forze di Haftar 48 ore dopo il precedente attacco: massicci bombardamenti, fino ad 80 i missili sganciati, con l’uccisione di almeno sei civili e decine i feriti.
La controffensiva del GNA di Al Sarraj non tarda ad arrivare: poche ore dopo piovono nuove bombe in territorio libico, questa volta nella zona controllata dagli oppositori.

La guerra è un occhio per occhio che porta alla cecità: la risposta di Haftar diventa ancora più cruenta. Vengono prese di mira zone sensibili, zone di civili. I bombardamenti delle forze orientali colpiscono quartieri residenziali della capitale ed un ospedale (14/05/2018): salta in aria il reparto di dermatologia di Tripoli, dei macchinari e delle attrezzature mediche rimane cenere. Il centro ospedaliero viene danneggiato, i pazienti feriti. Tra di questi, bambini.

Sarà il diciassettesimo attacco militare nel 2020 (1) contro le strutture sanitarie di Tripoli e zone limitrofe: questo comporta l’inaccessibilità alle prestazione sanitarie ed alle relative cure da parte della popolazione.
Le bombe vengono sganciate anche nel distretto di Fornaj (16/05/20), zona della capitale, ammazzando sette persone e ferendone una ventina. Tra le vittime un bambino del Bangladesh di cinque anni.
Nel mentre i combattimenti terrestri, altrettanto feroci e violenti.
Il GNA riconquista al-Watiya, punto strategico ad un tiro di schioppo dalla Tunisia (18/05/20). Poco dopo, annette le vicine Bader e Tiji.
Haftar annuncia un sorta di ritirata dalle linee in prossimità di Tripoli, le sue milizie vanno in ripiegamento: contemporaneamente Al Sarraj scarica grappoli di bombe nella zona occidentale del Paese, località Tarhouna. Nel mentre, la Turchia effettua cinque bombardamenti contro le forze del LNA (21/05/20).

Al Sarraj riconquista i campi di Sawarikh, Hamza e Yarmouk (23/05/20) e l’ingerenza turca nel conflitto è nuovamente certificata dall’utilizzo massiccio di droni in difesa del leader GNA e relativa controffensiva. Il fronte avversario è smantellato dalla presunta fuga di mercenari facenti capo alla Russia, avvenuta dopo il ripiegamento a ridosso di Tripoli delle forze LNA. In tal senso, sembra sia atterrato l’aereo militare Antonov 32 per recuperare le milizia moscovite.

In sintesi: Haftar, appoggiato da Arabia Saudita Russia ed Egitto, in difficoltà. Al Sarraj, sostenuto in primis dalla Turchia, alla riconquista dei territori perduti. E questo vuol dire che il conflitto è ad uno snodo chiave, comportando l’inasprimento della ferocia delle due fazioni.
Un ginepraio di alleanze di sangue, di egoismi assassini, di vittime innocenti. E di armi, utilizzate per protagonismi individuali contro uomini, donne e bambini ammazzati quotidianamente dai due fronti LNA e GNA.
L’ONU ha posto l’embargo alla vendita di armi alla Libia da ormai dieci anni, l’Europa ha inaugurato l’operazione Irini per monitorarne il traffico: strumenti inefficaci, ad oggi.
Il traffico di armamenti in Libia continua, come se niente fosse.
La nave Spirit of Dubai è battente bandiera Portogallo, trasporta armi (cargo A – Major) ed è attraccata nel porto libico di Misurata.
Da maggio il suo itinerario è un continuo andirivieni con la Libia: da Al Khums (07/05/20), capoluogo della regione al-Murgub e porto libico settentrionale in Tripolitana, a Port Said in Egitto (15/05/20). Poi Marsaxlokk a Malta (23/05/20) per arrivare definitivamente a Misurata il 24/05/20 alle ore 08:00.

E’ lecito domandarsi tre cose.
Perché una nave europea carica di armi attracca in Libia? E perché passa dall’Egitto fedele partner di Haftar, capo di un governo non riconosciuto dalla comunità internazionale?
Perchè vengono portati armamenti in Libia se è in atto l’embargo ONU ed è iniziata recentemente l’operazione Irini?

Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0

The post La Libia tra bombardamenti e traffici d’armi appeared first on Dossier Libia.

]]>
La Germania invia un sottomarino bellico all’Egitto. Impennata degli affari economici tra la Merkel ed Al Sisi in nome del petrolio e delle armi https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/la-germania-invia-un-sottomarino-bellico-allegitto-impennata-degli-affari-economici-tra-la-merkel-ed-al-sisi-in-nome-del-petrolio-e-delle-armi/ Tue, 28 Apr 2020 14:13:06 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=1969 La Germania e l’Egitto sono ufficialmente diventati grandi partner commerciali. E di conseguenza, fedeli alleati politici.Prima l’accordo da 500 milioni di euro per bloccare i migranti nelle carceri di Shellal ed Assuan, stroncando il progetto migratorio di migliaia di persone che finiscono sotto le torture delle celle del regime oppure nei lavori forzati creando manodopera […]

The post La Germania invia un sottomarino bellico all’Egitto. Impennata degli affari economici tra la Merkel ed Al Sisi in nome del petrolio e delle armi appeared first on Dossier Libia.

]]>
La Germania e l’Egitto sono ufficialmente diventati grandi partner commerciali. E di conseguenza, fedeli alleati politici.
Prima l’accordo da 500 milioni di euro per bloccare i migranti nelle carceri di Shellal ed Assuan, stroncando il progetto migratorio di migliaia di persone che finiscono sotto le torture delle celle del regime oppure nei lavori forzati creando manodopera a costo zero.
Poi il colloquio telefonico (15/11/19) tra la Merkel ed Al Sisi: discussione centrale la Libia, con l’intenzione di Berlino di erigere il Paese nordafricano a punto cardine della questione libica e della correlata risoluzione. Nei fatti l’Egitto, autore di crimini umanitari contro il popolo libico, viene posto come una sorta di “ago della bilancia” e come cavallo pregiato nello scacchiere della risoluzione.

Ed ancora: a febbraio il nuovo accordo per gas e petrolio da 43 milioni di dollari con acconto al momento della firma di 11 milioni. L’azienda tedesca Wintershall DEA è un colosso nel settore e registra un fatturato di 4.094 miliardi di euro annui ed ha sede a Kassel: ottiene il via libera alla perforazione del delta del Nilo in zona Damanhour. L’operazione prevede l’esplorazione di otto pozzi di petrolio e rende inestinguibili ed intaccabili le relazioni tra i due Paesi: dove c’è accordo per l’oro nero, c’è massima sintonia politica.
Quarto punto, il più recente. Il Governo tedesco dà il via libera all’invio in Egitto di un sottomarino “made in Germany”: è la seconda di quattro spedizioni. E’ di fabbricazione ThyssenKrupp Marine Systems, azienda leader nel settore degli armamenti, fatturato annuo di 1,2 miliardi di euro e sede a Kiel (dove è partita la spedizione), città capoluogo del Land Schleswing-Holstein.
Nell’operazione è compresa la spedizione di quattro navi belliche in Israele ed una vagonata di armi all’emiro del Qatar.
Il sottomarino in questione è classe U-209 e categoria 209/1400: difficile da tracciare e da colpire, è uno squalo assassino di ferro.
Il business di sangue Berlino-Il Cairo s’infittisce, tesse le sue ragnatele: l’export di armi dalla Germania all’Egitto ha subito un’impennata davvero significativa. Da 14.276.299 € (2018) a 801.763.932 € (2019): + 787.487.633 € in un solo anno.

Degli 800 milioni abbandonanti, il 63,8% (511.68 mln) sono per razzi, bombe, missili e granate.
In entrambi i pacchetti sono incluse le armi per la guerra chimica, ovvero gli agenti chimici/biologi tossici nonché quelli radioattivi.
La chiave di lettura è esplicitamente chiara: dopo gli accordi commerciali riguardanti il petrolio ed il gas naturale in Egitto, la Germania sterza bruscamente e cambia direzione. Tanti saluti ai diritti umani, è tempo degli affari sporchi.

Come dire: “Tu Al Sisi mi fai trapanare le tue riserve naturali e ti pago a peso d’oro, io Merkel ti rifornisco di tutte le armi che vuoi e ti erigo ad arbitro parziale delle più importanti questioni africane. Libia in primis”.
Dare e ricevere, il principio di reciprocità bagnato dal sangue degli innocenti. Dei civili dello Yemen, della Siria, dei libici.

Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0

The post La Germania invia un sottomarino bellico all’Egitto. Impennata degli affari economici tra la Merkel ed Al Sisi in nome del petrolio e delle armi appeared first on Dossier Libia.

]]>
Italia – Egitto: affari d’oro dopo la morte di Regeni. Petrolio ed armi alla base della mancata verità sull’omicidio del ricercatore https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/italia-egitto-affari-doro-dopo-la-morte-di-regeni-petrolio-ed-armi-alla-base-della-mancata-verita-sullomicidio-del-ricercatore/ Mon, 20 Apr 2020 18:30:18 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=1956 Anno 2016, mese di gennaio: Giulio Regeni viene rapito, torturato ed ammazzato in Egitto dai servizi segreti locali per ordine di Al Sisi. Il corpo mutilato viene ritrovato dieci giorni dopo la sparizione, lungo l’autostrada Alessandria-Il Cairo: più di ventiquattro fratture ossee, sette costole rotte, cinque denti fatti saltare in aria. Le gambe, le braccia, […]

The post Italia – Egitto: affari d’oro dopo la morte di Regeni. Petrolio ed armi alla base della mancata verità sull’omicidio del ricercatore appeared first on Dossier Libia.

]]>
Anno 2016, mese di gennaio: Giulio Regeni viene rapito, torturato ed ammazzato in Egitto dai servizi segreti locali per ordine di Al Sisi.

Il corpo mutilato viene ritrovato dieci giorni dopo la sparizione, lungo l’autostrada Alessandria-Il Cairo: più di ventiquattro fratture ossee, sette costole rotte, cinque denti fatti saltare in aria. Le gambe, le braccia, le scapole, le dita dei piedi e delle mani: tutte fratturate. Tagli di rasoio, scosse elettriche, coltellate, sigarette spente su tutto il corpo più un’emorragia cerebrale e una vertebra cervicale spaccata.

Torture su torture.
Dopo il ritrovamento del cadavere, i patetici tentativi di insabbiamento delle autorità egiziane: dall’incidente stradale all’orgia a base di alcool e droga finita in tragedia. Dalla cattura della banda di ladri spacciati come colpevoli a continue fantozziane bugie da quattro soldi: continui insulti alla memoria del ricercatore.
Segue l’arresto del legale della famiglia Regeni, Ahmed Abdallah. La nomina di Khaled Shalaby come investigatore capo per il caso, nonostante nel recente passato fosse stato arrestato per aver torturato a morte un uomo. La campagna “This is Egypt”, per rilanciare in Italia l’immagine del Paese come meta turistica. L’Ente del Turismo, Emad Abdalla, come se nulla fosse annunciava da Roma la comparsa di video promozionali sulle maggiori tv e web italiani. In questa direzione, l’incremento di voli verso il Mar Rosso dagli aeroporti di Genova, Verona, Bergamo, Milano, Bologna, Roma, Napoli e Bari. Oppure la partnership tra l’Ente del Turismo egiziano e la società di calcio A.S. Roma, che propone l’Egitto come Official Tourism Partner della squadra.

Una sequela di abusi, bugie, menzogne.
Al posto di stringere la cinghia e mettere con le spalle al muro il governo egiziano, le autorità italiane e compagnia bella decidono che la cosa da stringere sono i rapporti, che diventano più stretti.
La lista sarebbe infinita e si aggiungono i fallimenti della politica italiana: da chi ha definito Al Sisi “grande statista” a chi si è congratulato col Presidente-militare dopo le vittorie alle elezioni farsa. Da chi ha fatto promesse di cartone a chi ha ordinato il rientro dell’ambasciatore italiano sotto ferragosto. Oppure chi ha liquidato la cosa con “prima gli interessi nazionali”, come se la verità su un omicidio di un cittadino italiano non fosse interesse statale.
In questa direzione vanno i traffici economici tra i due Paesi: lievitano.
E il paradosso è che diminuisce l’export italiano verso l’Egitto ma aumenta invece l’import.
In soldoni: dal 2016 noi compriamo di più, loro di meno.
Come se fosse il governo egiziano la parta lesa ed offesa: un’assurda contraddizione.

Emergono due cose. La prima è che le esportazioni italiane verso l’Egitto sono crollate (-669,46 mln €), la seconda è che le importazioni sono in costante crescita dal 2016: + 568,81 (2018) e + 391,05 (2019).

I prodotti maggiormente acquistati dal faraone sono quelli che fanno più gola, quelli che muovono maggiormente i capitali e zittiscono le coscienze: prodotti delle miniere e delle cave, petrolio, prodotti chimici e della metallurgia.

L’Italia ne compra a volontà, sempre di più.

L’import italiano cresce a dismisura dall’omicidio Regeni: prodotti minerari +194,1 (2018) e +101,79 milioni (2019). Col segno positivo anche i prodotti chimici (+99,98) e quelli metallurgici (+50,84).

Infine, l’oro nero, la merce più ambita: il petrolio, che tutto muove per far rimanere tutto com’è. Ossia: fa girare montagne di soldi e crea ragnatele di interessi, ma mette a tacere diritti umani e verità.

E’ l’unico prodotto in perenne e continuo aumento, l’Italia lo compra sempre di più dall’Egitto: + 129,45 milioni di euro in soli tre anni.

Dulcis in fundo, gli armamenti.

La vendita di armi sulla rotta Roma – Il Cairo ha registrato incrementi vertiginosi: dopo il fatidico 2016, Al Sisi decide di comprarle nel nostro Paese.

L’Egitto è tra i primi dieci compratori di armamenti italiani. Dopo il caso Regeni, ha cominciato ad acquistare in modo massiccio armi “made in Italy”: + 62 milioni. Nel pacchetto ci sono pistole calibro 12,7 mm, bombe, siluri, razzi, missili, apparecchiature elettroniche e per la direzione del tiro, software.

Un sodalizio rafforzato con parole ed azioni di cartapesta, unte di bugie e sangue. Una partnership sporca, fatta di mobilità dei traffici economici ed immobilità nella ricerca di giustizia.

Petrolio ed armi: un cocktail fumoso che annebbia la verità su Giulio Regeni.

Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0

The post Italia – Egitto: affari d’oro dopo la morte di Regeni. Petrolio ed armi alla base della mancata verità sull’omicidio del ricercatore appeared first on Dossier Libia.

]]>
A Misurata continuano ad attraccare navi cariche di armi. Haftar bombarda Tripoli e ammazza i bambini https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/a-misurata-continuano-ad-attraccare-navi-cariche-di-armi-haftar-bombarda-tripoli-e-ammazza-i-bambini/ Thu, 16 Apr 2020 17:48:13 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=1950 Il decennale embargo ONU, l’operazione Irini per controllare/bloccare le armi dirette in territorio libico, il Covid-19 con 35 casi confermati ed un morto nella collassata sanità locale. E la quarantena della popolazione, che sempre di più diventa una trappola per topi. Tutto questo non basta per il cessate il fuoco, con Al Serraj che giura […]

The post A Misurata continuano ad attraccare navi cariche di armi. Haftar bombarda Tripoli e ammazza i bambini appeared first on Dossier Libia.

]]>
Il decennale embargo ONU, l’operazione Irini per controllare/bloccare le armi dirette in territorio libico, il Covid-19 con 35 casi confermati ed un morto nella collassata sanità locale. E la quarantena della popolazione, che sempre di più diventa una trappola per topi.

Tutto questo non basta per il cessate il fuoco, con Al Serraj che giura di non sedersi mai più al tavolo delle trattative con il dirimpettaio Haftar.
E non basta a fermare il sanguinario ed illegale traffico di armamenti a Misurata.
La Libia continua ad essere scacchiere di guerra non solo di protagonisti regionali, ma anche e soprattutto di quelli internazionali: il GNA di Al Sarraj è sostenuto da ONU, USA, UE, UK e soprattutto da Turchia e Qatar. Il fronte LNA da Arabia Saudita ed Egitto in primis, Russia in secundis.
Muovono armi, muovono “cavalli” e “fanti” abbattendo “pedoni” come formiche.
Il popolo libico è allo stremo, provato dalle visibili bombe e dall’invisibile virus.
Proprio ieri si registra un bombardamento da parte di Haftar a sud di Tripoli. Una pioggia di razzi in pieno centro abitato nei pressi dell’aeroporto di Mitiga, e poi a Suk El Giuma ed Arada: un bambino di nove anni è stato ammazzato. Il suo piccolo cadavere tra la polvere, insieme ad un pallone bianco diventato grigio che si sgonfierà tra il silenzio della morte ed il rumore dell’ingiustizia.
La settimana scorsa è toccato ad una donna, ad Abu Salim, colpita dai razzi del fronte saudita: a nulla è valso il trasporto presso l’ospedale Al-Khadra.

I bombardamenti sono senza pietà e sono riversati anche nella moschea di Al-Bouzidi e nelle abitazioni vicine. Il giorno prima, mercoledì 11/03/2020, ad Ain Zara è stato ammazzato un bambino di dodici anni e sono stati feriti i componenti della sua famiglia.
Il 10 aprile, invece, ancora le milizie di Haftar hanno bombardato il porto marittimo di Tripoli ed il suo circondario: sono stati utilizzati i letali razzi BM-21, i più feroci della categoria.
Hanno un gettata che supera i venti chilometri, possono raggiungere fino ai 700 km/h e hanno carico di esplosivo fino a 25 chili. In sintesi: sono devastanti, per i civili e le loro abitazioni.
La ferocia dei combattimenti non si placa dinanzi alle criticità derivanti dal Coronavirus, dal sistema ospedaliero collassato e neanche davanti la “trappola” quarantena dei civili.
Chi fa questa guerra, è un diavolo che non arretra un passo. Chi la finanzia, inzuppa il biscotto nel sangue degli innocenti.

A Misurata si registrano navi che trasportano “Cargo A – Pericolo maggiore”, ovvero armamenti.
La Miro, battente bandiera Marhsall Island, nave porta-container: è partita da Tripoli (03/03/20) per poi toccare Alessandria d’Egitto e Mersin, rinomata provincia-tappa per il rifornimento di armamenti utilizzati in Libia, Siria e Yemen. L’ultima tappa prima del ritorno in Libia è Marsaxlokk, piccolo villaggio maltese di pescatori. Ha attraccato a Misurata (15/04/20 ore 23:45) dove probabilmente ha scaricato vagonate di armi che le milizie di Haftar utilizzeranno per mutilare ed ammazzare civili.
L’altra imbarcazione è la turca Kosovak: porta armi e sta attraccando in questi minuti (16/04/20 ore 14.00). Non è la prima volta che arriva nel porto libico.
La nave da febbraio ha effettuato l’itinerario Turchia – Libia ben quattro volte: Mersin – Misurata (prima volta), Gemlik – Misurata (seconda e terza volta), Nemrut – Ambarli – Instanbul – Gemlik – Yarimca – Misurata (quarta volta).

Al suo interno i razzi, le mine, i fucili, le bombe, che ammazzeranno senza pietà i bambini libici. Bambini col sogno di calciare un pallone, di poter giocare nelle strade di Tripoli senza rischiare mutilazioni e morte. Sogni che finiscono infranti mentre i palloni si sgonfiano, tra urla e boati di morte.

In Libia sono molti, troppi, i Super Santos che non saranno più calciati.

Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0

The post A Misurata continuano ad attraccare navi cariche di armi. Haftar bombarda Tripoli e ammazza i bambini appeared first on Dossier Libia.

]]>
La Germania vende armamenti alla Libia per 26 milioni di euro. Nel “pacchetto” anche armi chimiche https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/la-germania-vende-armamenti-alla-libia-per-26-milioni-di-euro-nel-pacchetto-anche-armi-chimiche/ Fri, 10 Apr 2020 15:52:24 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=1942 Sono i giorni più difficili dell’Unione Europa: forse l’alba della sua fine, forse il tramonto della sua tenuta.Ancora una volta la finanza entra in tackle sul welfare degli Stati, nuovamente c’è chi vede l’altro annaspare ed al posto di tendere la mano gli rifila un calcione per l’annegamento definitivo.L’egoismo nazionale contro l’europeismo che genera il […]

The post La Germania vende armamenti alla Libia per 26 milioni di euro. Nel “pacchetto” anche armi chimiche appeared first on Dossier Libia.

]]>
Sono i giorni più difficili dell’Unione Europa: forse l’alba della sua fine, forse il tramonto della sua tenuta.
Ancora una volta la finanza entra in tackle sul welfare degli Stati, nuovamente c’è chi vede l’altro annaspare ed al posto di tendere la mano gli rifila un calcione per l’annegamento definitivo.
L’egoismo nazionale contro l’europeismo che genera il violento nazionalismo.
Il rifiuto agli eurobond da parte dell’ala del nord nei confronti della trincea mediterranea è solo l’ultimo pezzo di un puzzle che si sta sgretolando. Iniziato a dissiparsi nell’infuocata notte di Atene. Quando l’allora premier Tsipras, sfinito dalle richieste tedesche, chiedeva tremando alla Cancelliera “vuoi prenderti anche la mia giacca?”.
Un domino continuato sulla questione migrazioni, con gli accordi scellerati da sei miliardi con Erdogan: quando la vita umana (anzi di 3,2 milioni di persone) veniva sacrificata come un capretto sugli altari delle patrie europee.

Un siriano valeva, per l’Europa, 1.875 euro: sei miliardi fratto il numero di profughi per l’equazioe di Bruxelles.
Egoismi nazionali, collaborazioni scellerate con i dittatori africani ed orientali: la Germania che versa 500 milioni ad Al Sisi per bloccare nelle carceri di Alessandria i migranti, i memorandum italiani con la mafia libica, la vendita di armamenti francesi alla coalizione saudita protagonista del massacro dello Yemen di cui Parigi è partner attivo. Una lista infinita: l’operazione militare Irini che prevede finanziamenti per la sedicente guardia costiera libica, che otto giorni dopo proclama Tripoli porto non sicuro. Un caos prodotto di egoismo per ogni Stato membro.
Una sequela di abusi, business illeciti, accordi ambigui che di fatto hanno trasformato la bella Europa dei padri fondatori in un apparato cinico dove lo 0,1% è sempre più importante di welfare state, persone e diritti umani.
E’ in questa insubordinazione nei confronti del più basilare diritto che s’inserisce la vendita di armamenti tedeschi alla Libia, nonostante l’ormai decennale embargo.

Il Governo tedesco è rinomato per l’aggiramento dei suoi stessi divieti: attua l’embargo all’Eritrea ma ad Assab si trova la tedesca Muray Jip magicamente diventata di proprietà EAU. Oppure la Frankenthal-Klasse che fende le onde del porto yemenita di Mocha.
Dice no alla vendita di armi ai sauditi, ma i motori dei carri armeti che seminano razzia in Yemen sono anche MTU di Friedrichshafen.

Di fatto, vengono costituite rotte secondarie come la Berlino – Abu Dhabi – Assai per far arrivare gli armamenti da Afewerki, oppure la Berlino – Londra – Ryad per consegnare al Re Salem i caccia bombardieri.
Trucchetti per portare le armi agli aguzzini e lavarsi la coscienza. E’ il tratto distintivo della Germania, è il tratto distintivo della Francia. L’Italia non è esclusa.
Dall’embargo alla Libia, datato 2011, sono passati ormai nove anni.
Berlino ha comunque venduto armamenti a Tripoli, fatturando la cifra monstre di 26.195.914 €.

Fregandosene altamente dei diktat dell’Unione.
Nel 2011 (12.545.122 €) smercia veicoli da guerra terrestri (ML06), agenti chimici e materiali radioattivi (ML07) per la cosiddetta guerra chimica, veicoli spaziali (ML11) ed apparecchiature di produzione (ML18).
Nel 2012 (1.175.367 €) spolette e mine (ML03), carri armati e jeep (ML06) e corazzature di protezione (ML13).
Nel 2013 (5.975.478 €) nuovamente mezzi militari per strada (ML06) ed ancora una volta le armi per la guerra batteriologica (ML07) oltre agli equipaggiamenti protettivi (ML13).
Anno 2014 (2.531.728 €): a Tripoli vengono vendute mine e spolette (ML03), droni ed aeromobili (ML10) e carri armati.
Dodici mesi dopo, nel 2015 (133.399 €): la Libia compra 20 mitra e 351 pezzi per assemblaggio nonché 10 mitragliatrici.
Anno 2016 (900.000 €) : la Germania è intermediaria per l’arrivo a Tripoli di sei veicoli da guerra. La nazione da cui arriva il carico d’origine è l’Arabia Saudita.
Nel 2017 (540.000 €) vengono nuovamente venduti prodotti militari ML06.
Dodici mesi dopo Berlino incassa 2.310.070 € dalla vendita di carri armati ed 84.750 € per velivoli senza piloti UAV.
Totale: in sette anni (2011-2018) il Governo Merkel ha venduto armi alla Libia per più di 26 milioni di euro.
E’ così che si cerca di far cessare il caos libico?

Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0

The post La Germania vende armamenti alla Libia per 26 milioni di euro. Nel “pacchetto” anche armi chimiche appeared first on Dossier Libia.

]]>
Il commercio di armi non si ferma. A Misurata attraccano navi di armamenti nonostante l’embargo ONU https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/il-commerci0o-di-armi-non-si-ferma-a-misurata-attraccano-navi-di-armamenti-nonostante-lembargo-onu/ Tue, 07 Apr 2020 14:28:55 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=1935 Misurata è a 120 km da Tripoli, è il centro nevralgico della guerra civile libica, il fulcro delle feroce battaglia tra Al Sarraj ed Haftar, tra il partito GNA e quello LNA.E’ dove i turchi mandano i mercenari dalla Siria, dove le varie Brigate (la Farouq e la Al Soud su tutti) fanno razzia, dove […]

The post Il commercio di armi non si ferma. A Misurata attraccano navi di armamenti nonostante l’embargo ONU appeared first on Dossier Libia.

]]>
Misurata è a 120 km da Tripoli, è il centro nevralgico della guerra civile libica, il fulcro delle feroce battaglia tra Al Sarraj ed Haftar, tra il partito GNA e quello LNA.
E’ dove i turchi mandano i mercenari dalla Siria, dove le varie Brigate (la Farouq e la Al Soud su tutti) fanno razzia, dove il terrorista Salah Badi fa il macello.
Nonostante l’ordine del cessate il fuoco immediato dell’ONU, nonostante la neonata operazione militare Irini volta al contrasto del traffico di armi e nonostante il Covid-19 si espande a macchia d’olio, in Libia continuano a girare armamenti.
Nel porto di Misurata continua l’andirivieni di navi sospette: la portoghese MSN Nina trasporta “Cargo A”, solitamente e presumibilmente armi.
E’ arrivata a Bengasi (12/03/20), si è caricata in Turchia (Gemlik e Ambarli) passando per l’Italia ed infine è attraccata nel porto libico. E’ lecito chiedersi come e perchè una nave europea trasporta carico tipologia A in un Paese a cui l’Europa ha attuato l’embargo.
Si registra anche una nave italiana, la Jolly Vanadio, che porta la stessa tipologia di cargo e quindi armi: il tragitto è inquietante perchè il carico è avvenuto nel Djibouti, in Oman e soprattutto negli Emirati Arabi Uniti ed a Jedda, in Arabia Saudita. Di fatto, nei Paesi più belligeranti del nuovo millennio, autori di crimini contro l’umanità in Yemen, Siria e nella stessa Libia.
E’ lecito chiedersi perchè una nave battente bandiera italiana e rifornitasi dagli arabi è attraccata in Libia, sapendo che il Re Salman funge da bomba incendiaria nel caos libico.
Infine tre navi turche (Nuri Kaptna 57, Sertahmet 61, Sahin Balikcilik 5) all’apparenza innocue perché di pesca ma che destano più di un sospetto visto i precedenti di Erdogan nel nascondere armi, militari e servizi segreti in imbarcazioni di tipologia cargo normale (1).
Anche a Tripoli si registrano navi di armi: la Atlantic Geneva battente bandiera Liberia è partita da Malta (26/03/20) per attraccare nella capitale due giorni dopo. Ha cargo A e quindi anche qui dovrebbe trattarsi di armamenti: è dicotomia attuare l’embargo alla Libia e poi trasportare questa tipologia di materiale come se niente fosse.
La comunità internazionale ha messo a sedere, a Ginevra, i due leader delle coalizioni protagoniste della guerra civile libica: si era di fatto promesso di traslare la “tregua” in “cessate il fuoco duraturo”. Ma gli egoismi ed i protagonismi di Al Sarraj e Haftar hanno prevalso e quindi, di fatto, sono continuati colpi di mortaio e bombe sulla popolazione rinchiusa in quarantena.
Lo stesso embargo alla Libia, che ormai compie nove anni, si è dimostrato inefficiente: il business di armamenti è il modo legale per gli Stati di farsi una barca di soldi, con tanti saluti a diritti umani e violazioni delle leggi nazionali e comunitarie.
E’ stato dimostrato come gli armamenti occidentali siano utilizzati da sauditi ed emirati per massacrare uomini, donne e bambini siriani, yemeniti e libici.
Una indecorosa macchia indelebile sull’anima dell’Europa in primis, dell’Occidente in secundis.
L’operazione Irini, nata da sette giorni, si è posta l’obiettivo di regolamentare il traffico di armamenti e di petrolio illecito verso la Libia: ma allora perché viene consentito a navi europee di portare bombe fucili carri armati e razzi a Misurata?
Perché viene consentito ancora, ostinatamente, alla Turchia di spadroneggiare nel Mediterraneo?
E perché navi europee si caricano a Jedda?
L’impressione è, ancora una volta, quella di una sottomissione verso gli emiri da parte del nostro Paese, dell’Europa e dell’Occidente intero: nonostante così perdono autorità, autorevolezza e la loro stessa storia.
Nonostante è rinomato che Arabia Saudita ed EAU sono diventate il cancro dell’umanità.

NOTE
1https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/la-turchia-invia-armi-alla-libia-sulla-nave-libanese-bana-presenti-armi-e-servizi-segreti-turchi-passati-da-genova-sotto-mentite-spoglie-una-azione-di-una-gravita-inaudita/


Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0

The post Il commercio di armi non si ferma. A Misurata attraccano navi di armamenti nonostante l’embargo ONU appeared first on Dossier Libia.

]]>
L’Europa inaugura l’operazione Irini: ma ancora una volta e’ cooperazione con i trafficanti della guardia costiera libica https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/leuropa-inaugura-loperazione-irini-ma-ancora-una-volta-e-cooperazione-con-i-trafficanti-della-guardia-costiera-libica/ Sat, 04 Apr 2020 12:47:44 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=1924 L’Europa dà il via all’operazione militare Irini: la sensazione, anche questa volta, è di contraddizioni e violazioni che vengono a galla. Mezzi aerei, satellitari e marittimi verranno utilizzati per il contrasto al traffico di armi ed all’esportazione illecita di petrolio dalla Libia. La missione militare verrà riconfermata ogni quattro mesi ma con una clausola: la […]

The post L’Europa inaugura l’operazione Irini: ma ancora una volta e’ cooperazione con i trafficanti della guardia costiera libica appeared first on Dossier Libia.

]]>
L’Europa dà il via all’operazione militare Irini: la sensazione, anche questa volta, è di contraddizioni e violazioni che vengono a galla. Mezzi aerei, satellitari e marittimi verranno utilizzati per il contrasto al traffico di armi ed all’esportazione illecita di petrolio dalla Libia.
La missione militare verrà riconfermata ogni quattro mesi ma con una clausola: la proroga può bloccarsi se lo schieramento dei mezzi marittimi dell’operazione produce sulla migrazione un effetto di attrazione.
Tradotto: “se i migranti vedono nelle navi UE un salvagente ed aumentano le partenze, blocchiamo tutto.”
Si viene meno ad implicite centenarie leggi del mare ed esplicite normative internazionali (UNCLOS e SAR), fondate sull’obbligatorietà del salvataggio di essere umani in situazioni di difficoltà indipendentemente dalla nazionalità.

La Decisione del Consiglio (PESC 2020/472) si suddivide in quindici articoli.
Il primo “Missione” illustra l’operazione militare per prevenire il traffico di armi e far rispettare quindi l’embargo verso la Libia (UNSCR 2292 e 2473) nonché contrastare la vendita di petrolio illecito (UNSCR 2146 e 2510).
Altro obiettivo è sviluppare le capacità della Guardia costiera e della marina libica nonché smantellare le attività di tratta di essere umani: già nel primo articolo vengono a galla le contraddizioni/violazioni dell’operazione Irini.
In Libia la Guardia costiera è affidata al trafficante di essere umani Bija: l’Europa ne è a conoscenza. Nonostante questo inserisce in un unico calderone due entità (Guardia Costiera e trafficanti) che sa perfettamente corrispondono ad una stessa persona, ad una stessa associazione malavitosa.

Un modus operandi che sottolinea l’incapacità di Bruxelles di non flettersi alle minacce del Governo libico, che si permette di emanare D.L. minatori e minacciosi verso le ONG europee e l’Europa intera (decreto libico 1034/2019). Parafrasando, come se ad un narcotrafficante viene chiesto di controllare i porti per scoprire e denunciare traffici di droga agli agenti di polizia.
L’obiettivo dell’operazione del contrasto ai trafficanti diviene nella genesi volutamente utopistico: non si potranno mai contrastare queste organizzazioni criminali se le stesse vengono riconosciute nella veste istituzionale di Guardia Costiera.
Irini ha come compito l’attuazione dell’embargo ONU (art.2) nei confronti della Libia, utilizzando mezzi aerei e marittimi, raccogliendo informazioni circa il traffico di armi e tramite la condivisione dei dati tra i Paesi membri UE.

Verranno inoltre eseguite ispezioni in alto mare al largo delle coste libiche. La flotta Irini potrà anche deviare le navi sospette verso i porti degli Stati membri conservando i dati delle persone implicate.
Nel Mediterraneo si possono prendere i pesci piccoli, tamponare quindi minimamente il business di armamenti che massacra il popolo di Siria Yemen e Libia stessa.
Per prendere il pesce grande, per cavare i denti allo squalo, bisogna andare sui traffici di armi verso i Paesi autori del massacro: Arabia Saudita, EAU, Egitto e Turchia su tutti.
Se si vuole efficacemente e realmente dare un taglio alla violazione dell’embargo da parte di alcuni Stati ed evitare quindi che carri armati, bombe e fucili arrivino a Tripoli, bisogna attuare l’embargo verso chi queste armi le porta violando senza dignità ogni normativa internazionale.
Altrimenti sarà un’azione inefficace.

Erdogan è rinomato per portare armamenti e milizie a Misurata (il caso Genova testimonia), voci di corridoio dicono che finanzia i jihadisti: se si vuole realmente fermare l’arrivo in Libia delle armi, allora bisogna attuare un severo embargo ad Ankara e compagnia bella.
L’operazione punta anche sull’attuazione delle misure ONU per quanto concerne l’esportazione di petrolio illecito dalla Libia (art.3) e sullo sviluppo della capacità della Guardia Costiera e della marina libica nei compiti di contrasto in mare nonché sulla loro formazione che può essere “permanente” (art.4).
In particolare, il punto focale è la prevenzione della tratta di essere umani.
L’articolo 4 è il nodo più stringente, il cappio al collo dei diritti umani e dei principi dei padri fondatori dell’Europa.
L’operazione Irini, di fatto, ufficialmente mira al contrasto dei trafficanti ma ufficiosamente ci coopera: Guardia costiera, marina libica e trafficante sono un’unica trinità in Libia. Una trinità blasfema, diavolesca, tripolare e narcisista vestita nel triplo ruolo di aguzzino, istituzione e finto agente di salvataggio.

Sintesi: nelle carceri di Tripoli gli aguzzini che massacrano e torturano i migranti sono gli stessi che i migranti li mandano nel Mediterraneo. E sono gli stessi che attuano sedicenti operazioni di salvataggio utilizzando mitra, bastoni e portando la gente a preferire di morire annegata piuttosto che tornare nelle celle di Zawuya.
Il contributo di smantellamento del modello di attività delle reti di traffico e tratta di essere umani (art.5) col compito di individuazione dei trafficanti fallisce così in partenza, ancor prima che parta la Irini, con la cooperazione (svenduta) inquietante con i massimi esponenti della mafia libica.
Il comandante dell’Operazione Irini (art.6) e la sede operativa (art.7) saranno italiane ed il controllo politico/strategico sono del CPS (art.8) che riferirà periodicamente al Consiglio (art.8.5.) sotto stretta sorveglianza dell’EUMC (art.9).

Viene previsto inoltre un contatto (art.10) con l’ONU, le autorità regionali della zona in questione, la NATO, l’Unione Africana e la Lega Araba di cui fanno parte i leader della coalizione che massacra il popolo yemenita, ovvero EAU ed Arabia Saudita.
E’ possibile anche la possibile partecipazione di paesi extra-europei (art.11).
Il costo di Irini è di 9.837.800 € (art.13) e l’operazione è entrata in vigore nel momento della firma (31/03/2020) e durerà fino al 31/03/2020 (art.15).
L’UE inaugura una missione militare che fa acqua, piena di contraddizioni. Lontana dai principi dei propri padri fondatori, lontana da se stessa.
E’ un’operazione che sottolinea una grave crisi d’identità.
C’era una volta l’Europa, ed il finale ad oggi sembra senza lieto fine.

Share and Enjoy !

0Shares
0

0
0

The post L’Europa inaugura l’operazione Irini: ma ancora una volta e’ cooperazione con i trafficanti della guardia costiera libica appeared first on Dossier Libia.

]]>
I trafficanti abbandonano 250 profughi nel deserto del Niger. Le strazianti immagini della marcia https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/i-trafficanti-abbandonano-250-profughi-nel-deserto-del-niger-le-strazianti-immagini-della-marcia/ Fri, 03 Apr 2020 12:46:20 +0000 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/?p=1915 L’emergenza Covid-19 non ferma la ferocia dei trafficanti, la raddoppia.Più di 250 profughi sono stati abbandonati nel deserto dai trafficanti nella rotta che dal Niger porta alla Libia: l’attraversamento del Sahara è il passaggio terrestre più pericoloso, il più sfiancante, il più mortale.Decine su decine di persone vengono ammassate sui pick-up: senza scorte di acqua […]

The post I trafficanti abbandonano 250 profughi nel deserto del Niger. Le strazianti immagini della marcia appeared first on Dossier Libia.

]]>
L’emergenza Covid-19 non ferma la ferocia dei trafficanti, la raddoppia.
Più di 250 profughi sono stati abbandonati nel deserto dai trafficanti nella rotta che dal Niger porta alla Libia: l’attraversamento del Sahara è il passaggio terrestre più pericoloso, il più sfiancante, il più mortale.
Decine su decine di persone vengono ammassate sui pick-up: senza scorte di acqua e di cibo, col pericolo di cadere dal mezzo e morire di sete e di fame in mezzo alla sabbia, la disperazione e l’abbandono. A questo si aggiungono i militari dell’esercito libico, cecchini masochisti con la macabra usanza degli spari indiscriminati verso i migranti.

Un cocktail di una disumanità disarmante nella sua essenza più feroce.
La rotta presumibilmente tracciata è la via Agadez – Dirkou, che porta a Madama e prevede l’ingresso in Libia tramite il distretto di Murzuch, a due passi dal confine nigerino. Precisamente attraverso il villaggio Tummo.
E’ l’itinerario di morte previsto per i migranti dell’Africa subsahariana, nigeriani maliani senegalesi su tutti.

Proprio a Madama, nel nord-est del Niger e vicino al confine libico, sono stati avvistati 250 profughi abbandonati senza pietà dai trafficanti: provenienti in maggioranza dalla Nigeria (104), dal Ghana (53) e dal Burkina Faso (34). Da registrare anche la presenza di un bambino, assistito dal personale di protezione dell’OIM.
Madama è diventato avamposto francese nel contrasto ai flussi migratori: qui si miscelano militari del Niger (circa 500 unità) e quelli della Francia (la presenza di almeno 200 soldati è fissa). Azione che sottolinea l’accrescersi costante della presenza di Parigi sul territorio nigerino, da sempre obiettivo e prerogativa dei vari Governi transalpini. E’ un modus operandi teso a rafforzare l’influenza nell’Africa Occidentale e che segue la nascita ed il successivo irrobustimento della coalizione Sahel, che vede l’Eliseo a capo e Ciad, Mauritania, Burkina Faso, Mali e Niger al seguito.

Quest’ultimo è infatti, ad oggi, una frontiera africana con vestiti europei: sono in molti gli Stati membri UE che mandano forze e trasporti militari a Niamey, creando di fatto il più grande hotspot del mondo con risultati ad oggi deficitari.
L’Italia stessa nel biennio 2017-2018 ha inviato al Governo nigerino 470 soldati, 150 mezzi e 2 aerei per addestrare le guardie di frontiera, creare una pista di atterraggio per i rimpatri dall’Europa, allestire un centro di accoglienza e creare una base di controllo Niger-Ciad.
Per i migranti l’attraversamento della frontiera è diventato decisamente più pericoloso e più rischioso: nel sistema di frontiera poliziesco instaurato per tamponare i flussi, assumono più peso specifico le organizzazioni criminali che di fatto gestiscono il business dell’immigrazione con viaggi più tortuosi e più pericolosi. E talvolta, come i 250 profughi abbandonati nel Sahara, vengono adottate misure più feroci: si fanno pagare e a metà tragitto lasciano crepare le persone con la bocca che diventa cenere e lo stomaco con le budella che si contorcono.

Le persone abbandonate settimana scorsa sono state aiutate dall’OIM, che sta facilitando il trasporto verso Agadez fornendo loro cibo ed acqua durante l’ennesima rotta dell’ennesimo sfiancante itinerario verso un futuro che non c’è.
Saranno ospitati presso lo stadio per un periodo di quarantena di 14 giorni: si, perchè anche in Niger è arrivato il nemico Coronavirus, con 79 contagi confermati(1). E qui la situazione è critica: il Paese è ultimo nel Childhood Index Rankings(2). Significa che questo è il posto dove l’infanzia di un bambino è a più rischio nel mondo intero.

Il suo sistema sanitario è al 132° (3) e la sanità statale nella risposta rapida alla diffusione di un’epidemia risulta 179° (su 195 Stati).
I profughi soccorsi a Madama sono assistiti nei centri di transito IOM in Niger, nell’ambito del meccanismo di risorse e risposta per i migranti. Il progetto è sostenuto dall’UE e dal Ministero degli Affari Esteri dei Paesi Bassi (Nederland in Afrika).
L’emergenza Covid-19 unita alla fuga disperata di migliaia di persone da situazioni di vita insostenibili e da guerre mai placate (nonostante la richiesta del cessate il fuoco nel mondo da parte dell’ONU) pone interrogativi seri ed urgenti.
I Paesi Occidentali e quelli più ricchi economicamente, ossia il G20, devono dare risposte adeguate alla gravissima situazione in atto: unire il Covid-19 ai trafficanti sarà un cocktail incendiario.
E’ fondamentale creare il prima possibile nuovi e numerosi corridori umanitari.

NOTE

(1) Dati aggiornati al 03/04/20 ore 13:17

(2) The many face of exclusion, Save The Children, https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/le-tante-facce-dellesclusione

(3) GHS INDEX, Global Health Security Index, Building Collective Action and Accountability, 2019

Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0

The post I trafficanti abbandonano 250 profughi nel deserto del Niger. Le strazianti immagini della marcia appeared first on Dossier Libia.

]]>