di Gianluca Palma – Non solo violenze fisiche, come molte volte mostrato e dimostrato da media internazionali e nazionali, sui migranti che cercano di fuggire dalla Libia. Anche quelle psicologiche che molto probabilmente lasciano segni ancora più indelebili su chi cerca di sfuggire ai propri torturatori.

Lo rivela in esclusiva Euronews che si è recata a Cosenza, in Calabria, dove un team multidisciplinare di medici formatosi nel 2012, grazie a un memorandum siglato tra le associazioni La KasbahAuser, l’Ospedale provinciale e la Provincia di Cosenza, si occupa proprio dei trattamenti psicologici ai migranti in fuga dai centri di detenzioni libici che hanno subito violenze.

Qui abbiamo incontrato uno dei sopravvissuti dal Gambia che è scappato dalla Libia arrivando in Italia nel 2016. Il suo nome è Ibrahim (un alias di fantasia scelto per proteggerlo) e ha scelto l’anonimato per paura di ritorsioni. “Ibrahim” ha 25 anni e 10 mesi fa ha iniziato la terapia nel centro condotto dal team di medici multidisciplinare.

“La seconda destinazione (dopo Tamaranset – Algeria) dove tengono prigioniere le persone, è Talanda, in Libia”, dice Ibrahim. “Lì è pieno di gente, pieno, ed è come un campo militare. La maggior parte del territorio è sotto il controllo dei Touareg. Sono per la maggioranza libici, non conoscono umanità: trattano le persone come animali”.

Emilia Corea, co-fondatrice dell’equipe medica si occupa di esaminare le persone che possono beneficiare del trattamanto e riferisce: “Le persone arrivano qui devastate. Spesso basta solo guardarli negli occhi per realizzare quanto siano traumatizzati”

Soffro ancora di incubi, attacchi di panico e depressione cronica a causa delle torture e delle violenze sessuali subite

“Ibrahim” Emigrato dal Gambia nel 2013 e fatto prigioniero 2 volte in Algeria e Libia

Dai colloqui che i medici effettuano con questi pazienti, le descrizioni delle violenze subite corrispondono sempre alle ferite sui loro corpi. “C’è una coincidenza notevole tra la descrizione delle torture subite e gli esiti fisici delle torture stesse. Ma c’è anche un riscontro psichico notevole, è questo il problema”, afferma Gianfranca Gentile, dirigente medico dell’azienda sanitaria di Cosenza.

Nonostante le torture e le violenze subite, la Commissione ministeriale rifugiati in Italia ha negato a molti di loro la protezione internazionale. 

Abbiamo provato a interellare per un commento i rappresentanti della Commissione territoriale di Crotone, i quali però non hanno dato disponibilità a rilasciare interviste. 

“La Commissione è espressione del ministero dell’Interno, quindi dopo che è stato chiuso il memorandum con la Libia, sarebbe stato imbarazzante chiedere ai migranti in fase di colloquio cosa fosse successo in Libia. Non l’hanno fatto piu”, indica Francesco Cirino, operatore legale de La Kasbah.

tratto da EuroNews

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