Misurata è a 120 km da Tripoli, è il centro nevralgico della guerra civile libica, il fulcro delle feroce battaglia tra Al Sarraj ed Haftar, tra il partito GNA e quello LNA.
E’ dove i turchi mandano i mercenari dalla Siria, dove le varie Brigate (la Farouq e la Al Soud su tutti) fanno razzia, dove il terrorista Salah Badi fa il macello.
Nonostante l’ordine del cessate il fuoco immediato dell’ONU, nonostante la neonata operazione militare Irini volta al contrasto del traffico di armi e nonostante il Covid-19 si espande a macchia d’olio, in Libia continuano a girare armamenti.
Nel porto di Misurata continua l’andirivieni di navi sospette: la portoghese MSN Nina trasporta “Cargo A”, solitamente e presumibilmente armi.
E’ arrivata a Bengasi (12/03/20), si è caricata in Turchia (Gemlik e Ambarli) passando per l’Italia ed infine è attraccata nel porto libico. E’ lecito chiedersi come e perchè una nave europea trasporta carico tipologia A in un Paese a cui l’Europa ha attuato l’embargo.
Si registra anche una nave italiana, la Jolly Vanadio, che porta la stessa tipologia di cargo e quindi armi: il tragitto è inquietante perchè il carico è avvenuto nel Djibouti, in Oman e soprattutto negli Emirati Arabi Uniti ed a Jedda, in Arabia Saudita. Di fatto, nei Paesi più belligeranti del nuovo millennio, autori di crimini contro l’umanità in Yemen, Siria e nella stessa Libia.
E’ lecito chiedersi perchè una nave battente bandiera italiana e rifornitasi dagli arabi è attraccata in Libia, sapendo che il Re Salman funge da bomba incendiaria nel caos libico.
Infine tre navi turche (Nuri Kaptna 57, Sertahmet 61, Sahin Balikcilik 5) all’apparenza innocue perché di pesca ma che destano più di un sospetto visto i precedenti di Erdogan nel nascondere armi, militari e servizi segreti in imbarcazioni di tipologia cargo normale (1).
Anche a Tripoli si registrano navi di armi: la Atlantic Geneva battente bandiera Liberia è partita da Malta (26/03/20) per attraccare nella capitale due giorni dopo. Ha cargo A e quindi anche qui dovrebbe trattarsi di armamenti: è dicotomia attuare l’embargo alla Libia e poi trasportare questa tipologia di materiale come se niente fosse.
La comunità internazionale ha messo a sedere, a Ginevra, i due leader delle coalizioni protagoniste della guerra civile libica: si era di fatto promesso di traslare la “tregua” in “cessate il fuoco duraturo”. Ma gli egoismi ed i protagonismi di Al Sarraj e Haftar hanno prevalso e quindi, di fatto, sono continuati colpi di mortaio e bombe sulla popolazione rinchiusa in quarantena.
Lo stesso embargo alla Libia, che ormai compie nove anni, si è dimostrato inefficiente: il business di armamenti è il modo legale per gli Stati di farsi una barca di soldi, con tanti saluti a diritti umani e violazioni delle leggi nazionali e comunitarie.
E’ stato dimostrato come gli armamenti occidentali siano utilizzati da sauditi ed emirati per massacrare uomini, donne e bambini siriani, yemeniti e libici.
Una indecorosa macchia indelebile sull’anima dell’Europa in primis, dell’Occidente in secundis.
L’operazione Irini, nata da sette giorni, si è posta l’obiettivo di regolamentare il traffico di armamenti e di petrolio illecito verso la Libia: ma allora perché viene consentito a navi europee di portare bombe fucili carri armati e razzi a Misurata?
Perché viene consentito ancora, ostinatamente, alla Turchia di spadroneggiare nel Mediterraneo?
E perché navi europee si caricano a Jedda?
L’impressione è, ancora una volta, quella di una sottomissione verso gli emiri da parte del nostro Paese, dell’Europa e dell’Occidente intero: nonostante così perdono autorità, autorevolezza e la loro stessa storia.
Nonostante è rinomato che Arabia Saudita ed EAU sono diventate il cancro dell’umanità.

NOTE
1https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/la-turchia-invia-armi-alla-libia-sulla-nave-libanese-bana-presenti-armi-e-servizi-segreti-turchi-passati-da-genova-sotto-mentite-spoglie-una-azione-di-una-gravita-inaudita/


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