Tahoua è sotto assedio. La regione si trova nella zona occidentale del Niger, al confine con Mali e con il Burkina Faso. A marzo l’attacco feroce con il massacro jihadista che ha visto la morte di 137 civili innocenti. Ieri un nuovo attacco terroristico: 16 militari uccisi. Presumibilmente la matrice è di Al Qaeda, che nella zona insieme all’ISIS la fa da padrone.
Nel Niger occidentale la situazione è ormai sfuggita di mano, è fuori controllo.
Si registrano da inizio anno più di 300 assassinii da parte dei gruppi terroristici locali che si stanno espandendo sempre di più costringendo la popolazione delle zone locali a riversarsi alle porte delle metropoli, nel disperato tentativo di sfuggire alla furia cieca degli aguzzini: famiglie e villaggi che abbandonano tutto, bestiame e coltivazioni, nel tentativo di sfuggire ai massacri ed andando incontro a situazioni di estrema povertà ed alla fame.
Potrebbe essere la risposta all’azione del Governo che, recentemente, ha ucciso 24 sospetti terroristi dopo l’arrestato 26 persone accusate di pianificare un attacco presso il mercato locale di Banibangou.
Il Governo nigerino ha affermato che i fermati hanno tentato di scappare mentre erano in attesa di essere trasferiti presso la caserma militare di Chinegodar.
Quello che è cert, è che il Niger è una polveriera: è in corso un feroce braccio di ferro tra forze governative e terroristi. I villaggi vengono assaltati da schiere di malviventi in moto che attaccano i villaggi locali e sparano all’impazzata bruciando le abitazioni.
L’attacco si aggiunge a quello di Tchombangou e Zaroumdareye ed a quello di Banibangou, dove venivano assaltati pullman e villaggi e massacrate 58 persone: gruppi armati intercettavano quattro veicoli che trasportavano passeggeri verso Chinedogar e Darey-Daye.
Il Niger è all’interno dell’alleanza del Sahel (insieme a Ciad, Mauritania, Burkina Faso, Mali) guidata dalla Francia, ed è la nazione più povera del mondo. E, secondo il “Childhood Index Rankings”, è il Paese dove l’infanzia è a maggior rischio.
Soprattutto negli ultimi anni, è diventato un hotspot, luogo strategico designato dall’UE per il blocco dei migranti che da lì transitano per raggiungere l’inferno libico e sognare l’approdo in Europa: tra i “bloccati” nel limbo nigerino, sono tanti i minorenni ed i bambini. Proprio nel Paese dove l’infanzia è a più rischio, vengono bloccati i bambini.
Il Niger è una polveriera.

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