Dopo la smentita della Commissione Ue alle dichiarazioni del Viminale secondo cui i porti libici sarebbero “sicuri”, arriva anche la bocciatura della massima carica delle Nazioni Unite.

Scioccato dalle inumante condizioni in cui vengono trattenuti nei centri libici i profughi. A dirlo non sono più solo i giornalisti o gli osservatori della associazioni per i diritti umani, ma lo stesso segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. “Sono rimasto molto sconvolto dal livello di sofferenza e soprattutto dal livello di disperazione che ho trovato”, ha dichiarato Guterres alla stampa, di ritorno da una visita ufficiale al centro di detenzione di Zara. “E non sogniamoci di addossare tutte le colpe alla Libia – ha aggiunto il segretario generale delle Nazioni Unite – Di quanto sta succedendo è responsabile l’intera comunità internazionale”. 

Sotto accusa specialmente la linea del Governo italiano che non si fa scrupolo di riportare i migranti in fuga in quelle stesse prigioni da cui erano scappati. Prigioni in cui, denuncia sempre Antonio Guterres, li aspettano torture e violenze. 

“Nelle attuali circostanze – afferma il segretario Onu – è davvero difficile sostenere che lo sbarco in Libia sia lo sbarco in una situazione di sicurezza”. Guterres ha concluso la sua conferenza stampa invitando i Paesi europei ad affrontare con serietà la questione dei migranti, “in modo compatibile con la difesa degli interessi dello Stato ma anche con i diritti umani dei profughi”.

Una ennesima bocciatura – arrivata questa volta da altissimo livello – della fake new diffusa dal Viminale secondo cui la Libia sarebbe un “Paese sicuro” anche per la comunità Europea. 

Ricordiamo che una settimana fa, giovedì 28 marzo esattamente, una nota del ministro Matteo Salvini riportava la “notizia” secondo cui la Commissione Europea avrebbe dichiarato che la Libia “può e deve soccorrere gli immigrati in mare, e quindi è da considerare un Paese affidabile. Dove gli immigrati che vengono riportati a terra dalla Guardia costiera vengono tutelati dalla presenza del personale Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni”. 

Una balla bella e buona, immediatamente smentita anche dalla stessa Commissione Europea. Natasha Bertaud, portavoce dell’esecutivo Ue che si occupa del dossier migranti, ha subito precisato che “La Commissione europea non considera i porti libici come porti sicuri. E’ proprio per questa ragione che nessuna nave battente bandiera europea può sbarcare dei migranti nei porti libici!” 

“Un porto sicuro – ha sottolineato Bertaud – è un porto dove possono effettuarsi le operazioni di salvataggio e dove la vita delle persone salvate non è minacciata. Queste condizioni non sono rispettate nei porti libici ed è la ragione, ripeto, per la quale nessuna nave battente bandiera europea può sbarcare dei migranti in quei porti”. 

Adesso la Libia è precipitata di nuovo nella guerra civile. Due giorni dopo le ottimistiche dichiarazioni di Salvini sul suo “Paese sicuro”, le milizie fedeli al generale Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, hanno attaccato Tripoli deve risiede il Governo ufficiale del Paese. E’ guerra civile. In più, lo stesso segretario generale dell’Onu ha dichiarato che nelle carceri libiche sono perpetrarti stupri, torture e violenze indicibili. 

Davvero saremo così ipocriti e vigliacchi da continuare a considerare i porti di Libia sicuri?