Prima l’ingerenza ed i bombardamenti, poi i rifornimenti ad Ankara coinvolta nella guerra civile a Tripoli

Anno 2010: Gheddafi ragiona seriamente su una moneta unica africana in stile euro per sostituire il franco CFA, utilizzato da 14 Stati dell’aerea francofona. La tesi è avvalorata dalle mail nella posta elettronica dell’allora segretario di Stato Hillary Clinton, rilasciate pubblicamente dal Dipartimento di Stato americano il 31/12/2015 per ordine di un Tribunale locale.
Una mail in particolare, la “UNCLASSIFIED U.S. Department of State Case No. F-2014-20439 Doc No. C05779612 Date: 12/31/2015” si spinge nel chiarire il motivo dell’intervento della Francia in Libia. Si parla della disponibilità finanziaria del Raìs, 143 tonnellate di oro e uguale quantità di argento (circa sette miliardi di dollari), spostato nella città centro-meridionale di Shaba, al confine con Niger e Ciad: l’oro in questione “è stato accumulato prima della ribellione corrente e doveva essere utilizzato per la creazione di una valuta africana sulla base di una moneta libica: il piano è progettato per fornire ai Paesi francofoni un’alternativa al franco francese (CFA)”(1).
I francesi, secondo la mail, intervengono per cinque altri motivi: ottenere un quota maggiore nella produzione petrolifera in Libia (scavalcando peraltro l’Italia), aumentare l’influenza in Nord Africa, migliorare la situazione internazionale dello Stato francese ed accrescere il prestigio dell’esercito. In ultimo, affrontare la problematica inerente al rischio che Gheddafi possa soppiantare la Francia come potenza dominatrice nella parte settentrionale africana.


19 marzo 2011: la Francia bombarda la Libia, poche ore dopo seguono i raid inglesi.
25 marzo 2011: inizia l’operazione Unified Protector guidata dalla NATO.
20 ottobre 2011: Gheddafi muore.
2011 – giorni nostri: scontro cruento da frazioni regionali libiche.
Il vuoto lasciato dal dictator Gheddafi apre due problematiche: la prima, un vuoto di potere che si tramuta in aspra guerra civile. La seconda: prima la Libia rappresentava per molti migranti economici e politici l’ultima tappa al progetto migratorio per le opportunità lavorative che offriva Tripoli, adesso simboleggia soltanto una frontiera da valicare il prima possibile.
Lo scontro è tra Haftar governatore della Cirenaica ed Al Sarraj capo del Governo riconosciuto attualmente dalla comunità internazionale.
La Francia ha un atteggiamento ambiguo in questa situazione: appoggia ufficialmente Al Sarraj, mentre sottobanco il rischio di sostenere Haftar è concreto.
Perchè la Francia è partner di Emirati Arabi, Arabia Saudita ed Egitto, ossia del fronte che in Libia appoggia il Governatore della Cirenaica. Se il sostegno in Yemen è ufficiale, essendo Parigi partner attiva della coalizione che sta massacrando il popolo yemenita, in Libia sembra probabile una riproposizione della coalizione.
In Libia, l’appoggio, appare ufficioso.
Un ginepraio di alleanze e tradimenti in stile serie tv.
Il fronte arabo di cui fa parte Parigi nella questione libica si scontra col Qatar e con la Turchia.
Proprio il Parlamento turco, in data 02/01/2020, ufficializza l’intervento in Libia al fianco di Al Sarraj, dopo averlo finanziato con armi e mercenari per lungo tempo.
E la Francia, per non saper ne leggere ne scrivere, fa affari anche con loro: armi.


Il business di armamenti è remunerativo quanto quello della droga, è una fonte di guadagno di proporzioni enormi.
I rapporti economici Parigi-Ankara per quanto concerne le armi sono assai remunerativi.
Nel 2018 Erdogan compra da Makron armamenti per 968.977.242 €: una barca di soldi che puzzano di malaffare. Vendere armamenti a nazioni belligeranti, e la Turchia lo è, non è un’azione eticamente accettabile. E non è neanche in linea con la legge nazionale e comunitaria.
Nello specifico, gli affari più remunerativi li fanno con le “Licences spatiales” (disciplinate dalla normativa n° 0151 30 giugno 2018): trattasi di apparecchiature fabbricate per essere installate su veicoli militari aeronautici e/o spaziali e capaci di mantenere temperature inferiori a 170°. La Turchia li ha acquistati per 232.500.002 €.
Poi, apparecchiature per l’intensificazione delle immagine e quindi per la visione all’infrarosso o radar o termica (categoria ML 15), venduti ad Ankara per 155.859.800 €.
Corazzature o equipaggiamenti di protezione (ML13) per 112.595.000 €, apparecchiature per la direzione del tiro e congegni di mira nonché calcolatori per il bombardamento (ML05) fatturano 112.133.671 €.
Non è finita: veicoli terrestri (ML06) venduti per 89.953.373 €, bombe siluri razzi granate bombe incendiarie (ML04) per 69.254.908 €, apparecchiature elettroniche e veicoli spaziali (ML11) per 49.540.000 €, munizioni e dispositivi di graduazione per armi di calibro inferiore a 20mm ed armi automatiche di calibro uguale oppure inferiore a 12 mm (ML03) per 36.845.000 €.
Ed ancora: navi da guerra (ML9) per 35.933.024 €, aeromobili velivoli senza pilota UAV e relative attrezzature (ML10) per 23.602.500 €, tecnologie (ML22) per 22.857.006 €, apparecchiature di produzione per propellente (ML18) per 16.731750 €, agenti chimici per la cosiddetta “guerra chimica” e materiale radioattivo (ML07) per 7.105.500 €, fusioni e prodotti semilavorati per navi da guerra o UAV o bombe (ML16) per 2.188.450 €, materiali energetici e sostanze connesse (esempio miscele “esplosive” come BNCP, CL-14, DADE, DATB) rientranti in categoria ML08 e venduti per 1.253.258 €.
Infine, software militari (ML21) per 624.000 €.
Totale 968.977.242 €, praticamente un miliardo di euro.
Lecito aspettarsi che il “Made in France” sia a Tripoli.

(1)UNCLASSIFIED U.S. Department of State Case No. F-2014-20439 Doc No. C05779612 Date: 12/31/2015This gold was accumulated prior to the current rebellion and was intended to be used to establish a pan-African currency based on the Libyan golden Dinar. This plan was designed to provide the Francophone African Countries with an alternative to the French.franc (CFA).”

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