La Germania e l’Egitto sono ufficialmente diventati grandi partner commerciali. E di conseguenza, fedeli alleati politici.
Prima l’accordo da 500 milioni di euro per bloccare i migranti nelle carceri di Shellal ed Assuan, stroncando il progetto migratorio di migliaia di persone che finiscono sotto le torture delle celle del regime oppure nei lavori forzati creando manodopera a costo zero.
Poi il colloquio telefonico (15/11/19) tra la Merkel ed Al Sisi: discussione centrale la Libia, con l’intenzione di Berlino di erigere il Paese nordafricano a punto cardine della questione libica e della correlata risoluzione. Nei fatti l’Egitto, autore di crimini umanitari contro il popolo libico, viene posto come una sorta di “ago della bilancia” e come cavallo pregiato nello scacchiere della risoluzione.

Ed ancora: a febbraio il nuovo accordo per gas e petrolio da 43 milioni di dollari con acconto al momento della firma di 11 milioni. L’azienda tedesca Wintershall DEA è un colosso nel settore e registra un fatturato di 4.094 miliardi di euro annui ed ha sede a Kassel: ottiene il via libera alla perforazione del delta del Nilo in zona Damanhour. L’operazione prevede l’esplorazione di otto pozzi di petrolio e rende inestinguibili ed intaccabili le relazioni tra i due Paesi: dove c’è accordo per l’oro nero, c’è massima sintonia politica.
Quarto punto, il più recente. Il Governo tedesco dà il via libera all’invio in Egitto di un sottomarino “made in Germany”: è la seconda di quattro spedizioni. E’ di fabbricazione ThyssenKrupp Marine Systems, azienda leader nel settore degli armamenti, fatturato annuo di 1,2 miliardi di euro e sede a Kiel (dove è partita la spedizione), città capoluogo del Land Schleswing-Holstein.
Nell’operazione è compresa la spedizione di quattro navi belliche in Israele ed una vagonata di armi all’emiro del Qatar.
Il sottomarino in questione è classe U-209 e categoria 209/1400: difficile da tracciare e da colpire, è uno squalo assassino di ferro.
Il business di sangue Berlino-Il Cairo s’infittisce, tesse le sue ragnatele: l’export di armi dalla Germania all’Egitto ha subito un’impennata davvero significativa. Da 14.276.299 € (2018) a 801.763.932 € (2019): + 787.487.633 € in un solo anno.

Degli 800 milioni abbandonanti, il 63,8% (511.68 mln) sono per razzi, bombe, missili e granate.
In entrambi i pacchetti sono incluse le armi per la guerra chimica, ovvero gli agenti chimici/biologi tossici nonché quelli radioattivi.
La chiave di lettura è esplicitamente chiara: dopo gli accordi commerciali riguardanti il petrolio ed il gas naturale in Egitto, la Germania sterza bruscamente e cambia direzione. Tanti saluti ai diritti umani, è tempo degli affari sporchi.

Come dire: “Tu Al Sisi mi fai trapanare le tue riserve naturali e ti pago a peso d’oro, io Merkel ti rifornisco di tutte le armi che vuoi e ti erigo ad arbitro parziale delle più importanti questioni africane. Libia in primis”.
Dare e ricevere, il principio di reciprocità bagnato dal sangue degli innocenti. Dei civili dello Yemen, della Siria, dei libici.

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