Sono i giorni più difficili dell’Unione Europa: forse l’alba della sua fine, forse il tramonto della sua tenuta.
Ancora una volta la finanza entra in tackle sul welfare degli Stati, nuovamente c’è chi vede l’altro annaspare ed al posto di tendere la mano gli rifila un calcione per l’annegamento definitivo.
L’egoismo nazionale contro l’europeismo che genera il violento nazionalismo.
Il rifiuto agli eurobond da parte dell’ala del nord nei confronti della trincea mediterranea è solo l’ultimo pezzo di un puzzle che si sta sgretolando. Iniziato a dissiparsi nell’infuocata notte di Atene. Quando l’allora premier Tsipras, sfinito dalle richieste tedesche, chiedeva tremando alla Cancelliera “vuoi prenderti anche la mia giacca?”.
Un domino continuato sulla questione migrazioni, con gli accordi scellerati da sei miliardi con Erdogan: quando la vita umana (anzi di 3,2 milioni di persone) veniva sacrificata come un capretto sugli altari delle patrie europee.

Un siriano valeva, per l’Europa, 1.875 euro: sei miliardi fratto il numero di profughi per l’equazioe di Bruxelles.
Egoismi nazionali, collaborazioni scellerate con i dittatori africani ed orientali: la Germania che versa 500 milioni ad Al Sisi per bloccare nelle carceri di Alessandria i migranti, i memorandum italiani con la mafia libica, la vendita di armamenti francesi alla coalizione saudita protagonista del massacro dello Yemen di cui Parigi è partner attivo. Una lista infinita: l’operazione militare Irini che prevede finanziamenti per la sedicente guardia costiera libica, che otto giorni dopo proclama Tripoli porto non sicuro. Un caos prodotto di egoismo per ogni Stato membro.
Una sequela di abusi, business illeciti, accordi ambigui che di fatto hanno trasformato la bella Europa dei padri fondatori in un apparato cinico dove lo 0,1% è sempre più importante di welfare state, persone e diritti umani.
E’ in questa insubordinazione nei confronti del più basilare diritto che s’inserisce la vendita di armamenti tedeschi alla Libia, nonostante l’ormai decennale embargo.

Il Governo tedesco è rinomato per l’aggiramento dei suoi stessi divieti: attua l’embargo all’Eritrea ma ad Assab si trova la tedesca Muray Jip magicamente diventata di proprietà EAU. Oppure la Frankenthal-Klasse che fende le onde del porto yemenita di Mocha.
Dice no alla vendita di armi ai sauditi, ma i motori dei carri armeti che seminano razzia in Yemen sono anche MTU di Friedrichshafen.

Di fatto, vengono costituite rotte secondarie come la Berlino – Abu Dhabi – Assai per far arrivare gli armamenti da Afewerki, oppure la Berlino – Londra – Ryad per consegnare al Re Salem i caccia bombardieri.
Trucchetti per portare le armi agli aguzzini e lavarsi la coscienza. E’ il tratto distintivo della Germania, è il tratto distintivo della Francia. L’Italia non è esclusa.
Dall’embargo alla Libia, datato 2011, sono passati ormai nove anni.
Berlino ha comunque venduto armamenti a Tripoli, fatturando la cifra monstre di 26.195.914 €.

Fregandosene altamente dei diktat dell’Unione.
Nel 2011 (12.545.122 €) smercia veicoli da guerra terrestri (ML06), agenti chimici e materiali radioattivi (ML07) per la cosiddetta guerra chimica, veicoli spaziali (ML11) ed apparecchiature di produzione (ML18).
Nel 2012 (1.175.367 €) spolette e mine (ML03), carri armati e jeep (ML06) e corazzature di protezione (ML13).
Nel 2013 (5.975.478 €) nuovamente mezzi militari per strada (ML06) ed ancora una volta le armi per la guerra batteriologica (ML07) oltre agli equipaggiamenti protettivi (ML13).
Anno 2014 (2.531.728 €): a Tripoli vengono vendute mine e spolette (ML03), droni ed aeromobili (ML10) e carri armati.
Dodici mesi dopo, nel 2015 (133.399 €): la Libia compra 20 mitra e 351 pezzi per assemblaggio nonché 10 mitragliatrici.
Anno 2016 (900.000 €) : la Germania è intermediaria per l’arrivo a Tripoli di sei veicoli da guerra. La nazione da cui arriva il carico d’origine è l’Arabia Saudita.
Nel 2017 (540.000 €) vengono nuovamente venduti prodotti militari ML06.
Dodici mesi dopo Berlino incassa 2.310.070 € dalla vendita di carri armati ed 84.750 € per velivoli senza piloti UAV.
Totale: in sette anni (2011-2018) il Governo Merkel ha venduto armi alla Libia per più di 26 milioni di euro.
E’ così che si cerca di far cessare il caos libico?

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