Continuano i raid e le uccisioni di civili mentre a Misurata viene scaricato altro materiale bellico proveniente dall’Europa

In Libia la situazione è drammaticamente complessa: la pandemia Coronavirus non è stata fermate e la guerra civile è sempre più cruenta.
L’emergenza Covid-19 non è stata neppure affrontata: ad oggi risultano 77 contagiati e 3 vittime, un indice chiaramente farlocco. Assenza di tamponi e di cure, ospedali fatiscenti e distrutti, sanità collassata, suggeriscono che il contagio ha numeri reali nettamente superiori a quelli dichiarati.
La situazione interna è in ebollizione: maggio è il mese del caos.
I bombardamenti sono feroci e continui: razzi telecomandati dal LNA di Haftar sono caduti sul porto di Tripoli, sull’aeroporto internazionale di Mitiga e su una strada adiacente (07/05/20). Il tutto è avvenuto mentre 25 profughi intercettati dalla Guardia costiera locale venivano riportati sulle coste libiche. Due giorni prima (05/05/20) erano iniziati gli attacchi ai quartieri residenziali tripolitani di Tajoura e Abu Salimi: l’artiglieria del LNA feriva 46 civili, di cui a maggioranza bambini e personale medico.
L’aeroporto di Mitiga è un punto strategico, poiché pare sia presente un lanciatore di droni turco. E’ stato preso di mira dalle forze di Haftar 48 ore dopo il precedente attacco: massicci bombardamenti, fino ad 80 i missili sganciati, con l’uccisione di almeno sei civili e decine i feriti.
La controffensiva del GNA di Al Sarraj non tarda ad arrivare: poche ore dopo piovono nuove bombe in territorio libico, questa volta nella zona controllata dagli oppositori.

La guerra è un occhio per occhio che porta alla cecità: la risposta di Haftar diventa ancora più cruenta. Vengono prese di mira zone sensibili, zone di civili. I bombardamenti delle forze orientali colpiscono quartieri residenziali della capitale ed un ospedale (14/05/2018): salta in aria il reparto di dermatologia di Tripoli, dei macchinari e delle attrezzature mediche rimane cenere. Il centro ospedaliero viene danneggiato, i pazienti feriti. Tra di questi, bambini.

Sarà il diciassettesimo attacco militare nel 2020 (1) contro le strutture sanitarie di Tripoli e zone limitrofe: questo comporta l’inaccessibilità alle prestazione sanitarie ed alle relative cure da parte della popolazione.
Le bombe vengono sganciate anche nel distretto di Fornaj (16/05/20), zona della capitale, ammazzando sette persone e ferendone una ventina. Tra le vittime un bambino del Bangladesh di cinque anni.
Nel mentre i combattimenti terrestri, altrettanto feroci e violenti.
Il GNA riconquista al-Watiya, punto strategico ad un tiro di schioppo dalla Tunisia (18/05/20). Poco dopo, annette le vicine Bader e Tiji.
Haftar annuncia un sorta di ritirata dalle linee in prossimità di Tripoli, le sue milizie vanno in ripiegamento: contemporaneamente Al Sarraj scarica grappoli di bombe nella zona occidentale del Paese, località Tarhouna. Nel mentre, la Turchia effettua cinque bombardamenti contro le forze del LNA (21/05/20).

Al Sarraj riconquista i campi di Sawarikh, Hamza e Yarmouk (23/05/20) e l’ingerenza turca nel conflitto è nuovamente certificata dall’utilizzo massiccio di droni in difesa del leader GNA e relativa controffensiva. Il fronte avversario è smantellato dalla presunta fuga di mercenari facenti capo alla Russia, avvenuta dopo il ripiegamento a ridosso di Tripoli delle forze LNA. In tal senso, sembra sia atterrato l’aereo militare Antonov 32 per recuperare le milizia moscovite.

In sintesi: Haftar, appoggiato da Arabia Saudita Russia ed Egitto, in difficoltà. Al Sarraj, sostenuto in primis dalla Turchia, alla riconquista dei territori perduti. E questo vuol dire che il conflitto è ad uno snodo chiave, comportando l’inasprimento della ferocia delle due fazioni.
Un ginepraio di alleanze di sangue, di egoismi assassini, di vittime innocenti. E di armi, utilizzate per protagonismi individuali contro uomini, donne e bambini ammazzati quotidianamente dai due fronti LNA e GNA.
L’ONU ha posto l’embargo alla vendita di armi alla Libia da ormai dieci anni, l’Europa ha inaugurato l’operazione Irini per monitorarne il traffico: strumenti inefficaci, ad oggi.
Il traffico di armamenti in Libia continua, come se niente fosse.
La nave Spirit of Dubai è battente bandiera Portogallo, trasporta armi (cargo A – Major) ed è attraccata nel porto libico di Misurata.
Da maggio il suo itinerario è un continuo andirivieni con la Libia: da Al Khums (07/05/20), capoluogo della regione al-Murgub e porto libico settentrionale in Tripolitana, a Port Said in Egitto (15/05/20). Poi Marsaxlokk a Malta (23/05/20) per arrivare definitivamente a Misurata il 24/05/20 alle ore 08:00.

E’ lecito domandarsi tre cose.
Perché una nave europea carica di armi attracca in Libia? E perché passa dall’Egitto fedele partner di Haftar, capo di un governo non riconosciuto dalla comunità internazionale?
Perchè vengono portati armamenti in Libia se è in atto l’embargo ONU ed è iniziata recentemente l’operazione Irini?

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