Tribunale di Lecce, ordinanza del 12 giugno 2018

Il Tribunale di Lecce riconosce la protezione umanitaria del richiedente asilo ghanese considerando “la lunga permanenza del richiedente in Libia, dove si è stabilito per due anni e mezzo prima di mettersi nuovamente in viaggio”.

Secondo il Giudice “Se la situazione fosse stata diversa egli si sarebbe verosimilmente fermato in quel Paese, ma doveva lavorare praticamente senza compenso, doveva spostarsi di città in città e viveva nel terrore come clandestino, vedendo la fine di molti suoi connazionali.
E’ noto d’altra parte il trattamento violento e brutale subito dagli stranieri in transito dalla Libia, in particolare se provenienti dall’Africa Subsahariana [1]; la notizia trova un’ulteriore conferma nella dichiarazioni rese dal Procuratore della Corte Penale Internazionale all’ONU dell’8/5/2017, secondo cui la Corte penale ha l’intenzione di aprire un’inchiesta ufficiale sulle violenze subite dai migranti in Libia, in quanto sono pervenute da fonti diverse testimonianze di migranti sfruttati, schiavizzati, picchiati o molestati sessualmente [2].

Le circostanze di cui sopra, globalmente considerate, e valutate unitamente alla condotta regolare tenuta dal richiedente in Italia (non risultano precedenti penali, né carichi pendenti presso la Procura di Lecce, né precedenti di polizia a suo carico) concretizzano una situazione che dà diritto ad ottenere il permesso di soggiorno per motivi umanitari ai sensi dell’art. 5 comma 6 d.lgs. 286/98.

Tratto da Progetto Melting Pot Europa Si ringrazia l’avvocato Sar Piero Giordano per la segnalazione

Consulta altri provvedimenti relativi all’accoglimento di richieste di protezione da parte di cittadini del Ghana e provvedimenti simili sulla Libia.

 Vedi le sentenze:
Status di rifugiato
Protezione sussidiaria
Permesso di soggiorno per motivi umanitari (art. 5, co. 6, D.lgs. N. 286/98)

Note

[1] Si veda il Rapporto 2016/2017 di Amnesty International: “Rifugiati e migranti sono stati vittime di gravi abusi da parte di gruppi armati, contrabbandieri e trafficanti di esseri umani, oltre che delle guardie dei centri di detenzione amministrati dalle autorità governative. (…) La legislazione libica continuava a considerare un reato l’ingresso, l’abbandono o la permanenza irregolare nel paese da parte di cittadini stranieri. Molti migranti irregolari, o sospettati di esserlo, e richiedenti asilo sono stati prelevati ai posti di blocco e nel corso di irruzioni all’interno di abitazioni o sono stati denunciati alle autorità dai loro datori di lavoro. Migliaia sono rimasti trattenuti presso le strutture del dipartimento per la lotta alla migrazione irregolare (Department for Combating Irregular Migration – Dcim), in stato di detenzione indefinita in attesa dell’espulsione. Sebbene queste strutture dipendessero ufficialmente dal ministero dell’Interno, erano spesso gestite dai gruppi armati che operavano al di fuori dell’effettivo controllo del Gna. In queste strutture erano tenuti in condizioni squallide e sottoposti a tortura e altri maltrattamenti da parte delle guardie, compresi pestaggi, sparatorie, sfruttamento e violenza sessuale”

[2] Cfr. https://www.icc-cpi.int/Pages/item.aspx?name=170509-otp-stat-lib