Il 12 giugno scorso denunciavamo su Dossier Libia la violazione dell’embargo ONU da parte di Erdogan e i traffici di armi turchi in Libia. Nello specifico puntavamo il dito sull’imbarcazione Roseline A, battente bandiera turca ed attraccata a Misurata.
Trasportava cargo A, ovvero presumibilmente armi. Ed era registrata al porto di Izmir, punto strategico per il traffico di armi.

La Roseline A è un colosso di 147.98 per 24.69 metri ed a giugno ha fatto il pendolino nella fascia Turchia – Libia rifornendo, di fatto, le milizie di Al Sarraj. Ambarli – Korfez – Misurata – Khoms – Tripoli il primo step, navigando per ventuno giorni e fino al 31/05/2020. Poi l’iter era ripartito: Gemlik – Ambarli – Korfez, trittico per caricare le armi. Partenza per Misurata dove ha attraccato l’11 giugno 2020.

La Roseline A è ora, invece, al centro di una potenziale crisi diplomatica: succede che la fregata tedesca Hamburg, all’interno dell’Operazione Irini, scorge l’imbarcazione turca a circa 160 miglia nautiche (circa 250 km) dal porto di Bengasi.

Avverte, legittimamente, di ispezionare la nave turca per dare seguito ai propositi dell’operazione europea che prevede il blocco degli armamenti diretti in Libia e relativo embargo: i turchi non rispondono per quattro ore e la Germania, non avendo risposta, segue la regola del silenzio-assenso.

Sale a bordo della Roseline A domenica 22 novembre alle ore 15:54 orario CET e vi rimane per ore, dichiarando di non aver trovato materiale illecito: seguirà una nota della stessa operazione Irini specificando che “quando lo Stato di bandiera ha chiarito che negava il permesso di ispezionare la nave, l’operazione IRINI ha sospeso le attività”.

Inoltre, tutte le parti in causa hanno convenuto dell’assenza di materiale bellico. La stampa turca e soprattutto il quotidiano più venduto nella nazione (il Sozcu), finanziato dalla dittatura di Erdogan, afferma che sulla nave sono presenti solamente “bisküvi ve boya”, ossia biscotti e vernice.

Il Ministro degli Esteri turco, già noto per le sue dichiarazioni colonialiste sulla Libia, ha chiamato l’ambasciatore italiano e l’incaricato d’affari tedesco (l’ambasciatore è fuori dalla capitale) ad Ankara, presso il Ministero locale: il Governo Erdogan parla di incidente contrario al diritto internazionale e di fatto richiede dei soldi.

Due cose: come può l’Operazione Irini scovare realmente gli armamenti presenti nelle imbarcazioni dirette in Libia e quindi far rispettare l’embargo se, nel momento in cui lo Stato battente bandiera nega il permesso, l’Operazione sospende l’attività?

E come può la Roseline A, che trasporta cargo pericolo A (maggiore), trasportare biscotti e vernice? E come può un’imbarcazione ambigua continuare i suoi tragitti come se nulla fosse ed attraccare presso il porto di Misurata in Libia?

Si, perché la Roseline A dal 23 novembre è a Misurata.

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