L’Europa dà il via all’operazione militare Irini: la sensazione, anche questa volta, è di contraddizioni e violazioni che vengono a galla. Mezzi aerei, satellitari e marittimi verranno utilizzati per il contrasto al traffico di armi ed all’esportazione illecita di petrolio dalla Libia.
La missione militare verrà riconfermata ogni quattro mesi ma con una clausola: la proroga può bloccarsi se lo schieramento dei mezzi marittimi dell’operazione produce sulla migrazione un effetto di attrazione.
Tradotto: “se i migranti vedono nelle navi UE un salvagente ed aumentano le partenze, blocchiamo tutto.”
Si viene meno ad implicite centenarie leggi del mare ed esplicite normative internazionali (UNCLOS e SAR), fondate sull’obbligatorietà del salvataggio di essere umani in situazioni di difficoltà indipendentemente dalla nazionalità.

La Decisione del Consiglio (PESC 2020/472) si suddivide in quindici articoli.
Il primo “Missione” illustra l’operazione militare per prevenire il traffico di armi e far rispettare quindi l’embargo verso la Libia (UNSCR 2292 e 2473) nonché contrastare la vendita di petrolio illecito (UNSCR 2146 e 2510).
Altro obiettivo è sviluppare le capacità della Guardia costiera e della marina libica nonché smantellare le attività di tratta di essere umani: già nel primo articolo vengono a galla le contraddizioni/violazioni dell’operazione Irini.
In Libia la Guardia costiera è affidata al trafficante di essere umani Bija: l’Europa ne è a conoscenza. Nonostante questo inserisce in un unico calderone due entità (Guardia Costiera e trafficanti) che sa perfettamente corrispondono ad una stessa persona, ad una stessa associazione malavitosa.

Un modus operandi che sottolinea l’incapacità di Bruxelles di non flettersi alle minacce del Governo libico, che si permette di emanare D.L. minatori e minacciosi verso le ONG europee e l’Europa intera (decreto libico 1034/2019). Parafrasando, come se ad un narcotrafficante viene chiesto di controllare i porti per scoprire e denunciare traffici di droga agli agenti di polizia.
L’obiettivo dell’operazione del contrasto ai trafficanti diviene nella genesi volutamente utopistico: non si potranno mai contrastare queste organizzazioni criminali se le stesse vengono riconosciute nella veste istituzionale di Guardia Costiera.
Irini ha come compito l’attuazione dell’embargo ONU (art.2) nei confronti della Libia, utilizzando mezzi aerei e marittimi, raccogliendo informazioni circa il traffico di armi e tramite la condivisione dei dati tra i Paesi membri UE.

Verranno inoltre eseguite ispezioni in alto mare al largo delle coste libiche. La flotta Irini potrà anche deviare le navi sospette verso i porti degli Stati membri conservando i dati delle persone implicate.
Nel Mediterraneo si possono prendere i pesci piccoli, tamponare quindi minimamente il business di armamenti che massacra il popolo di Siria Yemen e Libia stessa.
Per prendere il pesce grande, per cavare i denti allo squalo, bisogna andare sui traffici di armi verso i Paesi autori del massacro: Arabia Saudita, EAU, Egitto e Turchia su tutti.
Se si vuole efficacemente e realmente dare un taglio alla violazione dell’embargo da parte di alcuni Stati ed evitare quindi che carri armati, bombe e fucili arrivino a Tripoli, bisogna attuare l’embargo verso chi queste armi le porta violando senza dignità ogni normativa internazionale.
Altrimenti sarà un’azione inefficace.

Erdogan è rinomato per portare armamenti e milizie a Misurata (il caso Genova testimonia), voci di corridoio dicono che finanzia i jihadisti: se si vuole realmente fermare l’arrivo in Libia delle armi, allora bisogna attuare un severo embargo ad Ankara e compagnia bella.
L’operazione punta anche sull’attuazione delle misure ONU per quanto concerne l’esportazione di petrolio illecito dalla Libia (art.3) e sullo sviluppo della capacità della Guardia Costiera e della marina libica nei compiti di contrasto in mare nonché sulla loro formazione che può essere “permanente” (art.4).
In particolare, il punto focale è la prevenzione della tratta di essere umani.
L’articolo 4 è il nodo più stringente, il cappio al collo dei diritti umani e dei principi dei padri fondatori dell’Europa.
L’operazione Irini, di fatto, ufficialmente mira al contrasto dei trafficanti ma ufficiosamente ci coopera: Guardia costiera, marina libica e trafficante sono un’unica trinità in Libia. Una trinità blasfema, diavolesca, tripolare e narcisista vestita nel triplo ruolo di aguzzino, istituzione e finto agente di salvataggio.

Sintesi: nelle carceri di Tripoli gli aguzzini che massacrano e torturano i migranti sono gli stessi che i migranti li mandano nel Mediterraneo. E sono gli stessi che attuano sedicenti operazioni di salvataggio utilizzando mitra, bastoni e portando la gente a preferire di morire annegata piuttosto che tornare nelle celle di Zawuya.
Il contributo di smantellamento del modello di attività delle reti di traffico e tratta di essere umani (art.5) col compito di individuazione dei trafficanti fallisce così in partenza, ancor prima che parta la Irini, con la cooperazione (svenduta) inquietante con i massimi esponenti della mafia libica.
Il comandante dell’Operazione Irini (art.6) e la sede operativa (art.7) saranno italiane ed il controllo politico/strategico sono del CPS (art.8) che riferirà periodicamente al Consiglio (art.8.5.) sotto stretta sorveglianza dell’EUMC (art.9).

Viene previsto inoltre un contatto (art.10) con l’ONU, le autorità regionali della zona in questione, la NATO, l’Unione Africana e la Lega Araba di cui fanno parte i leader della coalizione che massacra il popolo yemenita, ovvero EAU ed Arabia Saudita.
E’ possibile anche la possibile partecipazione di paesi extra-europei (art.11).
Il costo di Irini è di 9.837.800 € (art.13) e l’operazione è entrata in vigore nel momento della firma (31/03/2020) e durerà fino al 31/03/2020 (art.15).
L’UE inaugura una missione militare che fa acqua, piena di contraddizioni. Lontana dai principi dei propri padri fondatori, lontana da se stessa.
E’ un’operazione che sottolinea una grave crisi d’identità.
C’era una volta l’Europa, ed il finale ad oggi sembra senza lieto fine.

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