Il ruolo dell’Europa rimane colpevolmente marginale di fronte le atrocità e le mire espansionistiche di Turchia ed Egitto

Sono i giorni in cui l’Egitto, nelle votazioni farsa del Parlamento, annuncia l’esplicito intervento militare a sostegno di Haftar in caso di attacco turco a Sirte ed Al-Jufra: una dichiarazione di guerra ad Erdogan, che recentemente aveva rifiutato il cessate il fuoco del dirimpettaio egiziano. Con un messaggio chiaro, quello del ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu, che tradotto vuol dire “la Libia è colonia turca”.

Tanti saluti al popolo libico, sfibrato dalle sofferenze del conflitto.
E tanti saluti all’Europa, che si ritrova milizie turche ad un tiro di schioppo e troppo debolmente alza la voce, che anzi rimane colpevolmente flebile.
Sono anche i giorni in cui Erdogan processa sette giornalisti accusati di rivelare segreti di Stato sui servizi segreti turchi in territorio libico e su delle morti dello stesso personale: Muyesser Yildiz, editore di OdaTV, arrestato per spionaggio militare e politico (ma in realtà ammanettato per aver criticato il presidente). Si aggiunge ai più di 80 giornalisti messi dietro le sbarre senza giusto motivo.

La fazione turca e quella egiziana, che alle porte del territorio europeo spadroneggiano, sono finanziate colpevolmente dagli Stati membri UE e/o violano l’embargo col tacito silenzio-assenso della comunità internazionale: dalle armi turche a Misurata (1) ai traffici di armamenti illegali (2), dal sottomarino U-209 categoria 209/1400 venduto dalla Merkel ad AlSisi (3), alla vendita di armi chimiche di Berlino a Tripoli (4), ai traffici miliardari sull’asse Parigi-Ankara (5).

In mezzo al ginepraio di interessi, devastazione, business illegali sguazzano di fatto i due dittatori “ventriloqui” che muovono i fili dei “burattini” locali, ovvero AlSarraj ed Haftar.
Una situazione di altissima tensione, dove Egitto e Turchia scelgono la Libia come campo di battaglia per le mire espansionistiche per rintuzzare il sanguinario sogno di ripristinare i vecchi imperi passati.

Nel mentre la situazione Covid-19: il popolo libico soffre la guerra e la pandemia, con 1.866 casi confermati e 48 deceduti. Ma i numeri sono falsati: le strutture ospedaliere sono danneggiate, quelle della capitale hanno subito diciassette attacchi militari nel solo 2020, il sistema sanitario è totalmente collassato ed impreparato ad affrontate il virus, essendo il 168° al mondo (su 195 nazioni) (6).

In questa situazione di apparente stallo politico, di brace che arde pronta a divampare, si registrano molteplici casi di civili che, di ritorno nelle proprie abitazioni semidistrutte, saltano in aria per le mine antiuomo piazzate da Haftar nelle zone residenziali di Tripoli. In aggiunta, da inizio di giugno sono stati ritrovati più di duecento morti, di cui molti di donne e bambini, in fosse comuni soprattutto a Tarhuna, fulcro delle maggiori atrocità della guerra civile.

Sono 143 cadaveri rinvenuti recentemente: 37 sono stati recuperati e poi portati nell’ospedale di Misurata. Altri 106 cadaveri sono stati trasportati nell’ospedale di Tarhouna per una difficile identificazione.
La situazione libica è, nei fatti, lasciata nelle mani di Egitto e Turchia in primis, Arabia Saudita e Russia in secundis.
L’Europa non ha mostrato il carattere e la forza di tutelare non solo i diritti umani, ma anche i suoi stessi interessi: l’unico tentativo, l’Operazione Irini (7), è stato di fatto un finanziamento alla guardia costiera libica. Quest’ultima è gestita dai boss libici locali, che nella doppia veste di trafficanti/guardia costiera lucrano sulla disperazione dei poveri Cristi abbandonati nel loro destino dal sogno Europa trasformatosi in inferno della morte.

Proprio l’operazione Irini è stata al centro delle riflessioni di Josep Borrell, rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che ha esortato i ministri degli esteri degli stati UE a fornire maggiori informazioni/risorse.
Ma l’operazione è un bluff: i mezzi a disposizione sono due navi e tre aerei, il principio stesso dell’Irini è stato tradito nella sua genesi quando veniva tirato in ballo “lo sviluppo della capacità della Guardia Costiera e della marina libica nei compiti di contrasto in mare nonché sulla loro formazione che può essere permanente” (art.4). Di fatto, nuovamente, è prevista una collaborazione con i gestori dei trafficanti libici: Guardia costiera, marina libica e trafficante sono un’unica trinità in Libia.
L’Europa non ha mostrato forza e coraggio, l’Italia altrettanto.
Il Senato ha, infatti, approvato la continuazione del finanziamento alla Guardia Costiera libica: maggioranza bulgara. 260 voti favorevoli (142 della maggioranza e 112 delle opposizioni), 2 astenuti e 14 no.
La Libia è un fitto reticolo di interessi, business e uccisioni. E di colpevoli silenzi.

Note

1 https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/ancora-armi-turche-a-misurata-erdogan-viola-lembargo-onu-e-rifiuta-il-cessate-il-fuoco/

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