Nel giorno dell’arrivo del Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, il premier Serraj dichiara lo stato d’emergenza nella capitale. Il ministro dell’Interno Bishaga: “Combatteremo per difendere la capitale”

di VINCENZO NIGRO – L’esercito libico di Khalifa Haftar nella notte ha preso il controllo di Gharian, 100 chilometri da Tripoli. Dopo brevi scontri con le forze che difendevano la cittadina, la Libyan National Army guidata dal generale di Bengasi è entrata in questa che è una delle porte di accesso dal Sud alla capitale. La manovra di avvicinamento è stata molto rapida, e anche se ha sorpreso alcuni analisti e leader politici, era di fatto una mossa preannunciata da settimane, da quando Haftar ha iniziato a far muovere le sue truppe verso Ovest e verso Sud. Mentre Haftar teneva impegnato Fayez Serraj e i suoi rivali con il dialogo politico mediato dalle Nazioni Unite, sul campo poco alla volta il generale spostava i suoi soldati verso Tripoli, facendoli avanzare oppure stringendo alleanze con milizie di città geograficamente vicine a Tripoli ma lontane dall’alleanza politica e militare che sostiene il governo Serraj.

Ieri mattina la LNA aveva annunciato che dal Sud avrebbe spostato le sue truppe “per liberare Tripoli dal terrorismo”: i media vicini al generale avevano mandato in onda le immagini di una colonna di 300 blindati e auto “tecniche” che in movimento verso la capitale. Il governo di Fayez Serraj aveva reagito lanciando un allarme generale. Il ministro dell’Interno Fathi Bishaga, che a Tripoli è il vero “ministro della forza”, aveva mobilitato tutte le milizie e le forze di polizia che controllano la capitale per difenderla dall’avanzata della milizia di Haftar.

In un comunicato rivolto ai cittadini di Tripoli, Bishaga ha scritto “assicuro il nostro popolo libico che le forze del Ministero degli Interni sono pronte e pienamente capaci di affrontare qualsiasi tentativo di minare la sicurezza della capitale o mettere in pericolo la sicurezza dei civili. Non c’è modo di porre fine alla crisi se non attraverso mezzi politici e pacifici, la sicurezza di Tripoli non potrà essere scalfita”.

La reazione del governo Serraj e del ministro Bishaga arriva dopo l’annuncio del comando di Haftar di un’operazione militare decisa a “spazzare i terroristi da Tripoli”. La terminologia è simile a quella che la Libyan National Army ha adoperato prima del lancio delle operazioni contro i gruppi islamisti che occupavano Bengasi e poi Derna. “Libereremo la madrepatria dal terrorismo”, ha detto il portavoce di Haftar, il generale Ahmed Mismari. L’ufficiale non ha specificato nel dettaglio se le forze della LNA hanno il compito di entrare a Tripoli, ma ha poi aggiunto “non vogliamo Tripoli per il potere o per i soldi, vogliamo Tripoli per la salvezza, per la dignità e il prestigio di uno stato forte”.

La conquista di Gharian da parte di Haftar arriva proprio nel momento in cui il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres è presente a Tripoli, dove in mattinata ha incontrarto il presidente del Consiglio presidenziale Serraj. Su Twitter, Guterres ha scritto di essere “totalmente determinato a sostenere il processo politico in questo Paese per guidarlo verso la pace, la stabilità la democrazia e la prosperità”. Ma in Libia le azioni militari hanno sempre viaggiato di pari passo con le trattative politiche, e a questo punto Haftar ha aperto una fase nuova in tutta la partita.

Tratto da Repubblica