50 feriti di cui 2 gravissimi è stata la risposta alla protesta dei richiedenti asilo del campo di Sikka

Almeno 50 migranti sarebbero stati seriamente feriti dalla brutale azione condotta dalla polizia libica per rispondere alle proteste dei rifugiati rinchiusi nel campo di Sikka. Una violenza ingiustificabile portata a termine, per di più, contro persone che già versano in precarie condizioni di salute e la scorsa settimana avevano deciso di protestare contro una detenzione che si sta prolungando nei mesi e senza prospettive di soluzione. 

La denuncia viene dalla portavoce dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, Shabia Mantoo, in occasione di una conferenza stampa svoltasi ieri al Palazzo delle Nazioni di Ginevra. Parole molto dure, queste di Mantoo, secondo il quale la reazione spropositata delle polizia ha causato anche due ferimenti gravissimi di cui non si hanno notizia.

Al momento dello scoppio della protesta, nel campo di Sikka erano detenute circa 400 persone registrate dall’Unhcr: 200 eritrei, 100 somali, 53 etiopi e 20 cittadini sudanesi. Dopo l’irruzione della polizia, 120 migranti sono stati trasferiti in altri campi. Shabia Mantoo ha espresso grande preoccupazione sulla sorte di queste persone e anche su coloro che sono rimasti nel campo di Sikka, sottolineando come agli ispettori dell’Agenzia per i rifugiati non  sia ancora stato concesso di avvicinare i feriti per sincerarsi delle loro condizioni.

L’Unhcr ha denunciato la detenzione prolungata e insostenibile che molti rifugiati stanno affrontando in Libia. Attualmente ci sono 5.700 rifugiati e migranti prigionieri nei campi, 4.100 sono valutati dall’agenzia come bisognosi di protezione internazionale. Parliamo di cifre “ufficiali” naturalmente, riguardanti i migranti regolarmente registrati dall’Unhcr, perché sui numeri reali non si possono che fare stime approssimative. 

Trovare alternative alla detenzione, spiega l’Unhcr, deve essere una priorità. L’apertura di un corridoio umanitario per il rimpatrio, chiamato Gathering and Departure Facility, ha permesso all’Agenzia di salvare 3 mila 303 migranti – l’ultimo rimpatri di 128 nigerini è avvenuto due giorni fa –  ma i numeri rimangono assolutamente sproporzionati per la reale quantità di richiedenti asilo presenti nel territorio libico.  

Per questo, l’Agenzia per i rifugiati ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché faccia pressione nei confronti del Governo libico e collabori per trovare alternative valide alla detenzione prolungata. Appello rimasto assolutamente inascoltato.