Una video-intervista a Matteo De Bellis, Amnesty International

Il 12 dicembre 2017 Amnesty International ha pubblicato il rapporto “Libia: un oscuro intreccio di collusione. Abusi su rifugiati e migranti diretti in Europa“. Una ricerca nella quale si denunciava la complicità consapevole dei governi europei delle torture e delle violenze ai danni di decine di migliaia di rifugiati e migranti, detenuti in condizioni agghiaccianti in Libia.

Abbiamo intervistato Matteo De Bellis, uno dei ricercatori che ha collaborato alla stesura del rapporto pubblicato da Amnesty International.
Non c’è una vera emergenza per quanto riguarda gli arrivi, nel 2018 ad oggi sono sbarcate in Italia soltanto 20mila persone” sottolinea Matteo, “se c’è una crisi in Europa è quella generata da politiche sbagliate di governi che stanno pensando sempre troppo a erigere nuovi muri più alti e più lontani dai confini europei“.
In realtà il territorio libico” – continua il ricercatore – “è in mano a una marea di milizie e gruppi armati, queste stesse milizie spesso controllano i centri di detenzione “governativi“.
L’aumento delle capacità operative della guardia costiera libica ha prodotto il risultato che il numero di persone detenute arbitrariamente nei centri di detenzione in Libia è passato da circa 4.400 di metà marzo a circa 10mila a fine luglio
Questo è molto grave perché ha portato anche ad una situazione di overcrowding, di sovraffollamento, in questi centri che già di per sé non sarebbero assolutamente in grado di rispettare i diritti umani, quindi la situazione si è notevolmente aggravata. Stupri, violenze e torture sono all’ordine del giorno
“.
In questi ultimissimi giorni riceviamo notizie che soprattutto a Tripoli dove ci sono stati scontri armati ci sono problemi in alcuni centri di detenzioni con uccisioni e sparatorie. Una situazione gravissima che stiamo monitorando“, conclude De Bellis.

In un altro articolo, pubblicato il 3 novembre 2016, il ricercatore raccontava gli abusi subiti dai profughi che ha incontrato durante le sue ricerche per il rapporto pubblicato da Amnesty International.

Ambasciata dei Diritti Ancona

Tratto da Progetto Melting Pot Europa