“A Tschomabangou, dove c’è stato l’attentato, abita gran parte della famiglia di mia madre. Tra i miei familiari non ci sono vittime, ma molti feriti. E tanta, tantissima paura. Tra le vittime ci sono conoscenti ed amici: è un villaggio, tutti ci conosciamo. Adesso sono tutti spaventati, la mia famiglia è asserragliata dentro la propria casa: temono che i terroristi verranno di nuovo, ma sono coscienti che se vogliono non c’è serratura che tenga. Li ammazzeranno senza pietà, come hanno fatto con il centinaio di civili uccisi il due gennaio. E’ un massacro” mi dice O. L. (nome di fantasia), corpo di adulto e grandi occhi color castagna da bambino. Vispi, svegli, sinceri.

L’attentato ha registrato almeno 79 vittime a Tschomabangou e 30 a Zaroumadareye: non c’è stata rivendicazione ma pare la matrice sia dei terroristi del Jama’at Nasr al-Islam wal Muslimin (GSIM), frangia vicina ad al-Qaeda. Formatasi il 02/03/2017, il GSIM ha giurato fedeltà ad Al-Zawahiri, al salafita Droukdel (AQIM) ed al talebano Akhundzada.
“Sono tutti uguali: Boko Haram, l’ISIS, Al-Qaeda…sono tutti della stessa pasta, sono collegati tra di loro. Sono pazzi, senza scrupoli. Strumentalizzano la religione musulmana, inventano cose: nel Corano non c’è scritto che bisogna prendere le persone ed ammazzarle dieci alla volta. Anzi, nel testo sacro c’è scritto di fare la pace”. I terroristi sono entrati nei due villaggi assiepati nei pick up ed in moto, erano un centinaio. Hanno fatto razzia.

“Hanno ammazzato indistintamente uomini, donne e bambini. Chi si è salvato è scappato dal villaggio per scampare dalla furia cieca dei terroristi. Sono andati via, ma loro erano con le macchine e sono in molti ad essere stati raggiunti e freddati dai proiettili mentre scappavano”.

Pare per vendicare l’uccisione di due loro compagni “ma non è solo questo. Vogliono che la Francia se ne vada dal Paese, non accettano ingerenza straniera”.

L’intento potrebbe essere triplice: primo, incrementare il terrore tra i nigerini. Secondo, destabilizzare le elezioni governative locali. E terzo: colpire anche l’esercito francese, così da alimentare le pressioni interne a Parigi per l’annullamento dell’operazione transalpina nel Sahel.

Ed in tal senso, si ricollegano due attentati precedenti nuovamente di matrice terroristica GSIM.

Il primo, nella regione Hambouri, ha visto i decessi di tre militari francesi under 30: Tanerii Mauri (28), Quentin Pauchet (21) e Dorian Issakhanian (23).

Il secondo, ha portato all’uccisione di due militari francesi dell’Operazione Barkhane: Yvonne Huynh e Loic Risser.
Tre attentati, un’unica matrice: il GSIM, branca di al-Qaeda.

E’ evidente che l’aerea del Sahel si sta infiammando ed insanguinando.
Il ruolo della Francia in Niger è prorompente: l’operazione Barkhane è la metafora. Nata nell’agosto del 2014, mira tramite presenza armata a affiancare cinque Paesi (Niger, Burkina Faso, Ciad, Mali e Mauritiana) nella lotta al terrorismo. Ma oltre al dispendio economico, la Francia ha visto perdere più di cinquanta soldati in sei anni.
L’operazione vede la presenza di più di 5000 soldati, una sessantina tra elicotteri ed aerei, 500 veicoli blindati ed altri 400 veicoli logistici.

Accanto, l’operazione per creare un Niger hotspot del mondo: da qui la costante presenza a Madama di militari transalpini (almeno duecento) uniti a quelli nigerini (500), avamposto francese nella creazione di un tappo ai flussi migratori.

Infine, il business di armi sull’asse Parigi – Agadez: vengono venduti al Governo nigerino armamenti per 9.570.291 € di cui soprattutto per veicoli terrestri (3.164.281 €), velivoli senza piloti e aeromobili (231.400 €), apparecchiature elettroniche e veicoli spaziali (1.318.840 €), corazzature o equipaggiamenti di protezione (2.662.906 €) e apparecchiature per immagini radar e/o la visione di immagini (2.068.684 €) nonché munizioni (74.500 €) e purtroppo agenti per la cosiddetta guerra chimica e materiali radioattivi (49.680 €).

In questo quadro le elezioni politiche, con lo sfondo degli attentati inequivocabile segno di pressione per la politica locale e per l’elettorato stesso. Si andrà al ballottaggio, in febbraio.
Tra i diciannove candidati l’hanno spuntata Bazoum (33,33%), braccio destro del Presidente Issoufou. Ed Ousmane (16,9%).
Le pressioni s’intensificano, “la situazione è complicata ed il Presidente lo sa. E’ una situazione complessa, gli attacchi terroristici sono un’intimidazione, il tutto è uscito nel momento in cui c’erano gli spogli elettorali e non credo sia una coincidenza.”

Un gruppo di separatisti Tuareg sparano nel cielo ad Agadez durante gli spogli delle elezioni, probabilmente per intimidire i concittadini.

“Loro non possono uscire a sparare con le armi così. Che persone sono? Hanno avuto spesso problemi con il Governo centrale, sono spesso stati in guerra con loro e non sono d’accordo con molte altre etnie. E sono al centro del traffico di essere umani, hanno creato un business sui migranti e non c’è accordo bilaterale con Paesi esteri che tenga: prendono 2.500 euro a persona e li mettono nei pick up. Alcuni li ammazzano nelle periferie della città, ad altri fanno attraversare il deserto e li consegnano ai trafficanti libici al confine col Sahara. Loro non li fermi: sono nati nel Sahara e dalla tipologia di sabbia riconoscono in che zona sono”.

In Niger si è accesa la miccia, l’incendio ha iniziato a divampare.

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