Noi abbiamo scelto il mare per poter realizzare il sogno di una vita: essere utili alla società attraverso l’esplorazione dell’animo umano.

Nel mare riconosciamo l’essenza della vita, poiché non lascia spazio alle apparenze e al dubbio. Tutto su una barca deve essere autentico per essere sicuro: la paura, la malattia, l’incertezza. Sentimenti che tutti gli Uomini provano prima o poi. Sensazioni che in città vengono considerate debolezze da nascondere, ma che in mare diventano sfide da affrontare e superare; perché lì fuori si è soli e per sopravvivere bisogna conoscere se stessi e affidarsi ai propri compagni, senza alcun pregiudizio. È così che si creano le basi per una società vincente, in grado di progredire unitamente e di avanzare senza lasciare nessuno indietro. Sarebbe un modello applicabile anche sulla terraferma, se lo si volesse. Per questo riteniamo che il mare sia la più importante esperienza formativa per i giovani.

Profondamente convinti di questo, non possiamo accettare quello che da mesi sta avvenendo nel Mediterraneo, nel silenzio delle due principali organizzazioni marinaresche italiane, nell’indifferenza dilagante del mondo del charter e delle sue rappresentanze sindacali. La Oxygene Sail, con colpevole ritardo, oggi vuole esprimere la sua opposizione dura e intransigente a chi sceglie di far morire in mare uomini, donne e bambini in nome della invalicabilità dei confini.

Nessuna legge può ritenersi valida se come presupposto ha la rinuncia concreta alla salvaguardia della vita.

La Oxygene Sail si schiera apertamente e solidamente contro questa politica di governo che ha trasformato la Marina Militare e la Guardia Costiera in gendarmi di frontiera, annullando in un sol colpo secoli di gloriosa storia al servizio dei bisognosi.

Il governo si è nascosto dietro alla propria inazione politica e militare, inneggiando nel frattempo alla sovranità nazionale. Dite che il soccorso in mare è diventato uno strumento a vantaggio dei trafficanti di uomini e di questa crudele organizzazione conosciamo tutto: sappiamo chi sono, dove sono, come si muovono e come organizzano il loro traffico, eppure nulla fate contro di loro. Potreste mettere in campo azioni militari volte alla distruzione della loro rete. Potreste creare presidi sulle coste africane, ormai prive di governo, per regolare i flussi umani. Potreste proporre soluzioni concrete ed efficaci per contrastare la fonte del problema. Invece avete scelto di prendervela con le vittime, impedendo il soccorso, togliendo il presidio marittimo, lasciando di fatto che muoiano in mare.

Noi siamo presenti nel Mediterraneo con le nostre barche e i nostri istruttori e non abbiamo alcun dubbio su ciò che va fatto se si incontra un naufrago. Nessuno. Non diremo mai a un nostro allievo che dobbiamo lasciare annegare un nostro fratello perché lo dice la legge, perché “quello lì non è italiano”.

La politica deve trovare soluzioni attraverso l’arte della mediazione e la capacità persuasiva. La Guardia Costiera, invece, deve governare il mare secondo le sue leggi, con il dovere di soccorrere chi è in difficoltà senza se e senza ma.

La Oxygene Sail si oppone alla prassi ormai consolidata tra i media di paragonare e confondere appositamente problemi che nulla hanno in comune tra loro e che richiederebbero diverse soluzioni specifiche per essere risolti efficacemente.
Da una parte sentiamo l’obbligo morale e civile di salvare chiunque sia in pericolo di vita, in mare come in terra, che sia migrante o cittadino, qualunque sia il colore della sua pelle o il suo credo religioso. Dall’altro l’urgenza di ritrovare nella vita reale quei principi ispiratori dell’Europa, ormai sempre più smarrita e ipnotizzata dai numeri.

L’immigrazione è un fenomeno globale da sempre esistito. Ci sono Stati che hanno reso questo fenomeno un’occasione di avanzamento sociale e di crescita economica, altri che invece lo hanno sfruttato per interessi illeciti e personali, creando sacche di povertà assoluta. L’Italia purtroppo appartiene, in questi ultimi decenni, alla seconda categoria.

Le statistiche raccontano un fenomeno numericamente esiguo, che però viene percepito e vissuto come fonte di tensione sociale. Il problema dunque non è il flusso di migranti ma la nostra incapacità colpevole di gestire il fenomeno migratorio. Il problema non è rappresentato dai cittadini – nemmeno da coloro i quali, vivendo situazioni di disagio e disperazione, si esprimono violentemente contro queste comunità ghettizzate -, bensì dalla politica, incapace di ascoltare e di agire se non con slogan elettorali e pensieri aberranti.

Ora basta con questa violenza verbale, basta con l’orrore dell’indifferenza, basta!

A chi in questi mesi andrà per mare, in vacanza o per lavoro, noi diciamo: “Rifletti. Immagina di essere in mezzo al mare, su un tender bucato. Intorno a te numerose navi e numerosi uomini in grado di salvarti e tu, in acqua, costretto ad assistere impotente alla scelta di questi di non farlo, di non trarti in salvo, perché il tuo destino non è così importante per loro, perché qualcuno ha deciso che sulla terraferma sei di troppo, perché qualcun altro ha scelto per te che devi semplicemente morire. Come ti sentiresti? Se sei a tuo agio con un pensiero simile, allora continua a sostenere questa politica, ma non chiedere aiuto se sarai in difficoltà, non ne hai diritto. Se invece ti raggela il sangue immaginarti sperduto in mezzo al mare, a pochi centimetri dall’abisso, arrancando nel tentativo di tenere a galla i tuoi figli poco più grandi di un fagotto, combatti! Combatti per chi si ritrova davvero in questa precisa condizione proprio nelle nostre acque. Combatti contro chi vuole convertire il soccorso in mare in uno strumento di scambio e di propaganda politica”.

La nostra posizione è chiara, trasparente, senza possibilità di mediazione: prima la vita e poi la strategia politica. Sempre, ovunque!

Presidente Oxygene Sail s.s.d. a.r.l.
Tommaso Cerulli Irelli