Un odore putrido e pungente indugia al di fuori di un obitorio nella città costiera tunisina di Gabes mentre decine di corpi di persone che avrebbero voluto raggiungere l’Europa, sono finiti in mare, sono stati raccolti e sono in attesa sepoltura.

Vittime di naufragi che dal maggio scorso hanno sommerso la Tunisia di corpi che non si sa bene dove seppellire.

Più di 80 migranti annegati sono stati recuperati dalle acque tunisine, la maggior parte delle quali vittime del naufragio del 1 luglio scorso in cui sono sopravvissute solo tre persone.

Costa tra Gabes e Zarsis / Barbara Schiavulli

Pescati fuori dal mare tra la città portuale di Zarzis e l’isola turistica di Djerba a sud, i loro corpi sono stati portati all’ospedale di Gabes, l’unica struttura nella regione in grado di prelevare campioni di DNA.

Sotto le pressione dei gruppi della società civile, le autorità tunisine hanno intensificato gli sforzi per raccogliere sistematicamente il DNA di ogni migrante annegato non identificato, ha spiegato il direttore dell’ospedale Hechmi Lakhrech all’AFP.
I campioni potrebbero essere l’unica speranza per le famiglie di sapere che fine hanno fatto i loro cari.

Nell’obitorio del seminterrato, il personale usa maschere chirurgiche o semplici sciarpe per respingere l’odore di corpi accatastati uno sopra l’altro sul pavimento.

“Dal 6 luglio, i numeri hanno “sopraffatto” la capacità di 30 corpi dell’obitorio, ha detto Lakhrech – Con solo due medici legali e due assistenti, per non parlare della mancanza di attrezzature, la struttura sta lottando per conservarli correttamente”.

Dopo i test forensi, i corpi vengono tenuti all’obitorio fino a quando non viene trovato un sito di sepoltura, che in Tunisia è complicato, secondo il governatore Gabes Mongi Thameur.

Molti comuni si rifiutano di permettere ai migranti annegati di essere sepolti nei loro cimiteri.

“Alcuni temono che i corpi portino colera e altri si rifiutano di seppellire le persone nei cimiteri musulmani se la loro religione è sconosciuta”, ha spiegato all’Afp.

Si tratta di “un problema di mentalità e anche dell’umanità in alcuni casi”, dice aggiungendo che molte persone hanno bisogno di essere “sensibilizzate”.

Al cimitero di Bouchama, l’unico a Gabes ad aver finora accettato corpi di migranti, 16 tombe scavate di lato sono vuote.

“I miei genitori riposano qui, non voglio che i non musulmani vengano seppelliti al loro fianco”, mormora un residente locale.

Di fronte all’ospedale, il caldo soffocante di mezzogiorno infuoca l’aria mentre 14 sacchi bianchi vengono caricati con cura sul retro di un camion della spazzatura.

Una volta caricato, compirà il viaggio di due ore a Zarzis, dove un cimitero improvvisato inondato di corpi di migranti per diversi anni è ora pieno, e ne è appena stato aperto uno nuovo.

Ogni tomba è contrassegnata da una semplice targa recante il numero del file DNA della vittima e la data di sepoltura.

“Il 12 luglio, abbiamo raccolto 45 corpi in un giorno!”, dice il vice sindaco di Zarzis Faouzi Khenissi, definendolo un “problema notevole”.

La città ha assorbito i corpi “perché abbiamo questa cultura, non possiamo lasciare i resti non sepolti”, dice Khanissi.

Zarzis è un punto di riferimento per le partenze illegali verso l’Europa e Khenissi afferma che alcuni giovani della città sono stati anche vittime di incidenti con i relitti.

Gli operai e i funzionari municipali si alternano volontariamente dopo il lavoro per condurre le sepolture.

Dopo tre ore di preparazione sotto il sole cocente, 14 corpi vengono seppelliti insieme agli altri 47 già sepolti nel nuovo sito, appena fuori da un rifugio per i migranti salvati.

Mongi Slim della Mezzaluna rossa del paese ha chiesto la “mobilitazione internazionale” per affrontare il problema che “non riguarda solo la Tunisia”.

“Il paese sta già lottando per prendersi cura dei migranti salvati, ma ancora di più per coloro che sono morti”.

Tratto da Radio Bullets