Abusi su rifugiati e migranti diretti in Europa

Amnesty International

“C’era un sacco di polizia ad aspettarci. Ci hanno portato a Zawiya, un centro ufficiale. Sono rimasto lì tre mesi e poi ho pagato 500 dinari libici e mi hanno lasciato andare. La polizia mi ha dato il numero di un gambiano e mi ha detto di chiamarlo se volevo pagare per andarmene (sapevano infatti che non avevo soldi) e che lui mi avrebbe aiutato. Anche con gli altri che erano stati arrestati assieme a me hanno fatto la stessa cosa. Quando eravamo nel centro, non ci davano da mangiare e mi hanno picchiato con un tubo di gomma perché volevano soldi in cambio del mio rilascio”.

Negli ultimi anni, centinaia di migliaia di rifugiati e migranti hanno affrontato il difficile viaggio attraverso l’Africa alla volta dellaLibia. Alcuni avevano sin dal principio l’intenzione di rimanere lì, mentre per altri il sogno era quello di raggiungere l’Europa. Quasi mezzo milione di persone ha affrontato questa traversata negli ultimi tre anni e oltre 10.000 persone sono morte provandoci. Altre cinquecentomila persone, o forse più, sono al momento bloccate in Libia. Amnesty International ha investigato i terribili abusi che essi subiscono e la complessa rete di responsabilità che sta alla base delle loro traversie.

Rifugiati e migranti vengono sottoposti regolarmente a violazioni dei diritti umani commesse da pubblici ufficiali e forze di sicurezza libiche e ad abusi consumati da gruppi armati e bande criminali, i quali spesso cooperano gli uni con gli altri con un reciproco vantaggio economico. Rifugiati e migranti subiscono torture, maltrattamenti e detenzione arbitraria in condizioni disastrose, estorsioni, lavori forzati e perfino uccisioni da parte di funzionari, miliziani e trafficanti libici. In unpaese in preda all’anarchia, i rifugiati e i migranti sono diventati una risorsa da sfruttare – una merce attorno alla quale si è sviluppato un intero settore economico, come messo in luce dallo sconvolgente video che è stato reso pubblico nel novembre 2017 in cui alcuni migranti vengono messi in vendita.

La ricerca di Amnesty International non solo dimostra come funzionari corrotti e trafficanti senza scrupoli abbiano trattato orribilmente donne, uomini e bambini, ma mette in luce anche le responsabilità dell’Europa. Rivela come l’Unione europeae i suoi stati membri – e, in particolare, l’Italia – abbiano perseguito il proprio obiettivo di limitare del flusso di rifugiati e migranti che attraversano il Mediterraneo senza pensare o curarsi delle conseguenze per coloro che, per via di queste scelte, sono rimasti intrappolati in Libia.

Gli stati membri dell’Unione europea hanno stipulato una serie di accordi di collaborazione con autorità libiche responsabili di gravi violazioni dei diritti umani – in particolare, la Guardia costiera libica e il Dipartimento per il contrasto alla migrazione (DCIM) del ministero dell’Interno – allo scopo di aumentare le capacità di tali autorità di contrastare i trafficanti, eseguire operazioni di ricerca e soccorso e prevenire le partenze irregolari. Tale politica ha funzionato: il numerodi arrivi in Italia è calato del 67 per cento fra luglio e novembre 2017 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e le morti in mare sono diminuite in maniera proporzionale. Tuttavia, i paesi dell’Unione europea non possono fingere orrore o indignazione quando viene messo in luce il costo umano di tali accordi.

I funzionari dell’Unione europea e italiani non possono dichiarare credibilmente di non essere a conoscenza delle gravi violazioni commesse da alcuni dei funzionari di detenzione e degli agenti della Guardia costiera libica con cui collaborano in maniera tanto assidua. Né possono dichiarare con alcuna credibilità di aver insistito per ottenere meccanismi e garanzie per la protezione dei diritti fondamentali da parte dei loro corrispettivi libici poiché, in realtà, ciò non è avvenuto. Pertanto, sono complici di tali abusi e hanno violato i propri obblighi in materia di diritti umani.

Le conclusioni di Amnesty International si basano su colloqui condotti con settantadue rifugiati, richiedenti asilo e migranti nel luglio 2017 in Italia e in Tunisia e su incontri e scambi con funzionari libici – fra cui il portavoce ufficiale della Marina libica, rappresentanti di governi e istituzioni dell’Unione europea, rappresentanti dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e dell’Unhcr ( l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite) e, altre agenzie delle Nazioni Unite, oltre a organizzazioni non governative (Ong) che operano in Libia, nel Mediterraneo centrale e in Italia.

Oltre agli incontri e ai colloqui, Amnesty International ha preso in esame rapporti, dichiarazioni e altri documenti rilevanti emessi da organismi delle Nazioni Unite – in particolare dall’Oim, dall’Unhcr, dalla Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsimil), dall’Ufficio dell’alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, dal Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti, dal Relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie e dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria – e anche da enti dell’Unione europea (compresa la Commissione europea, il Consiglio europeo e il Parlamento europeo), dal governo italiano e da Ong internazionali, oltre ad altre dichiarazioni rilasciate durante incontri intergovernativi informali e a informazioni diffuse da media e piattaforme di social media online.