Nonostante le sanzioni di Bruxelles, continua la vendita di armi sull’asse Berlino – Ankara

Prima la vendita di armi all’Egitto: 801 milioni di euro più la commessa dei sottomarini classe U-209. Poi il finanziamento di 500 milioni verso Il Cairo (2), soldi che di fatto vengono utilizzati da Al Sisi per bloccare i migranti che vogliono giungere in Europa e per costruire centri detentivi illegali.

Poi l’esborso di 32 milioni di euro direzione Ankara, per tenere buono il bullo locale che “minaccia” di aprire la rotta Turchia – Grecia.

La Germania strizza l’occhio ed apre il portafogli verso i dittatori, traendone profitto.

Nonostante i recenti tentativi UE di amplificare nuove sanzioni verso la Turchia, cercando di placare la crescita delle tensioni nel Mediterraneo, a Bruxelles viene di fatto evitato l’embargo di armi pare per preciso diktat e volere proprio di Berlino. Un embargo significherebbe, per il Governo tedesco, perdere fiumi di soldi.

Proprio la Grecia (la più minacciata dalle mire espansionistiche del sultano) ha, in queste ore, chiesto chiarimenti ad Angela Merkel circa la vendita di armamenti ad Erdogan: la Cancelliera vuole di fatto piccole sanzioni ma riempe di armi un pericoloso dittatore come Erdogan.

Viene così rinsaldato l’accordo da 2,060 miliardi di euro tra la Germania e la Turchia, firmato tra la SSB (Presidency of Defence Industries) e l’azienda tedesca ThyssenKrupp Marine Systems (ex Howaldtswerke-Deutsche Werft): costruzione di sei sottomarini AIP (Air Indipendent Propulsion) classe U-214, quindi a propulsione diesel elettrica. Interessata ad acquisire competenze la Gölcük Naval Shipyard, che così potrà avanzare verso l’autonomia dopo aver già costruito undici sottomarini (tre classe AY, quattro PREVEZE ed quattro classe GUR a cui hanno seguito i lanci, in gennaio, del siluro pesante AKYA).

L’accordo è stato firmato il 02/07/2009 ed è entrato in vigore il 22/06/2011, ma il primo sottomarino tedesco è stato testato il 22/12/19 e sarà a pieno regime tra un anno: si tratta del TCG Piri Resi (U-330). Seguiranno altri cinque: il secondo TCG Hızır Reis (U-331), il terzo TCG Murat Reis (U-332), il quarto TCG Aydın Reis (U-333), il quinto TGC Seydi Ali Reis (U-334) ed il sesto TCG Selman Reis (U-335).

Inizialmente i mostri di ferro dovevano essere lunghi 66,3 metri e pesanti 1.845 tonnellate, ma gli ingegneri turchi hanno di fatto avuto da ridire ed hanno modificato i canoni prestabiliti: i sottomarini saranno sia più lunghi, sia più pesanti.

Altre modifiche: aumento del numero dei serbatoi cilindrici di idruro metallico utilizzati per captare l’idrogeno liquido, fondamentale per il sistema di propulsione utilizzato. Da sei serbatoi si è passati a sette, ognuno di 15,3 tonnellate, aumentando di fatto la quantità di idrogeno e il tempo che il sottomarino resterà sotto l’acqua.

I traffici di armamenti verso Ankara continuano, Erdogan è autore di crimini umanitari in Siria ed in Libia in primis: possibile che l’Europa non capisca il rischio che corre nell’armare così un dittatore ormai giunto alle porte del Mediterraneo?

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