Non era neppure il suo vero nome, Segen. Lo chiamavano così perché nel piccolo villaggio di Mai Mine, nel cuore dell’Eritrea da dove è partito, così vengono soprannominate le persone alte e con il collo lungo che pare quello di una giraffa. 

Il suo vero nome era Tesfalidet Tesfom. E’ morto subito dopo il suoi sbarco a Pozzallo, il 12 marzo dello scorso anno. Inutili i soccorsi che il personale medico della nave Open Arms e del presidio medico della cittadina siciliana hanno tentato di prestargli. Era ridotto troppo male. Solo pelle e ossa. Non riusciva neppure a stare in piedi. Il dottor Vincenzo Morello dell’Usmaf ha dovuto prenderlo in braccio per farlo sbarcare dalla nave: “Gli ho chiesto perché era in quelle condizioni e lui ripeteva: Libia, Libia”. Non ha potuto dire altro perché è spirato poco dopo. 

In tasca gli hanno trovato un portafogli senza soldi ma con due fogli di carta strappati da qualche quaderno e mezzo mangiati dalla salsedine. 

Li aveva utilizzati per scriverci due poesie. 

Il suo corpo è stato sepolto nel piccolo cimitero in riva al mare di Pozzallo, sotto una croce bianca. Qualcuno ci ha scritto sopra in matita il suo nome: Tesfalidet Tesfom.

Nel portafogli di Segen, solo due fogli di carta riempiti di poesie

Tempo sei maestro
per chi ti ama e per chi ti è nemico,
sai distinguere il bene dal male,
chi ti rispetta
e chi non ti dà valore.
Senza stancarti mi rendi forte,
mi insegni il coraggio,
quante salite e discese abbiamo affrontato,
hai conquistato la vittoria
ne hai fatto un capolavoro.
Sei come un libro, l’archivio infinito del passato
solo tu dirai chi aveva ragione e chi torto,
perché conosci i caratteri di ognuno,
chi sono i furbi, chi trama alle tue spalle,
chi cerca una scusa,
pensando che tu non li conosci.
Vorrei dirti ciò che non rende l’uomo
un uomo
finché si sta insieme tutto va bene,
ti dice di essere il tuo compagno d’infanzia
ma nel momento del bisogno ti tradisce.
Ogni giorno che passa, gli errori dell’uomo sono sempre di più,
lontani dalla Pace,
presi da Satana,
esseri umani che non provano pietà
o un po’ di pena,
perché rinnegano la Pace
e hanno scelto il male.
Si considerano superiori, fanno finta di non sentire,
gli piace soltanto apparire agli occhi del mondo.
Quando ti avvicini per chiedere aiuto
non ottieni nulla da loro,
non provano neanche un minimo dispiacere,
però gente mia, miei fratelli,
una sola cosa posso dirvi:
nulla è irragiungibile,
sia che si ha tanto o niente,
tutto si può risolvere
con la fede in Dio.
Ciao, ciao
Vittoria agli oppressi

Non ti allarmare fratello mio,
dimmi, non sono forse tuo fratello?Perché non chiedi notizie di me?
È davvero così bello vivere da soli,
se dimentichi tuo fratello al momento del bisogno?
Cerco vostre notizie e mi sento soffocare
non riesco a fare neanche chiamate perse,
chiedo aiuto,
la vita con i suoi problemi provvisori
mi pesa troppo.
Ti prego fratello, prova a comprendermi,
chiedo a te perché sei mio fratello,
ti prego aiutami,
perché non chiedi notizie di me, non sono forse tuo fratello?
Nessuno mi aiuta,
e neanche mi consola,
si può essere provati dalla difficoltà,
ma dimenticarsi del proprio fratello non fa onore,
il tempo vola con i suoi rimpianti,
io non ti odio,
ma è sempre meglio avere un fratello.
No, non dirmi che hai scelto la solitudine,
se esisti e perché ci sei
con le tue false promesse,
mentre io ti cerco sempre,
saresti stato così crudele se fossimo stati figli dello stesso sangue?
Ora non ho nulla,
perché in questa vita nulla ho trovato,
se porto pazienza non significa che sono sazio
perché chiunque avrà la sua ricompensa,
io e te fratello ne usciremo vittoriosi
affidandoci a Dio.

La tomba di Segen sul mare di Sicilia