Cosparso di benzina e bruciato vivo senza nessun motivo apparente. E’ accaduto a Tajoura, un quartiere di Tripoli. La vittima è un migrante nigeriano che lavorava in una fabbrica locale che si avvale per di più di manodopera proveniente dai Paesi dell’Africa sub sahariana. La notizia proviene da fonti ufficiali delle nazioni Unite ed è stata riportata dal sito giornalistico ApNews. Martedì scorso tre libici armati hanno fatto irruzione nella fabbrica dove lavorava il nigeriano, lo hanno cosparso di benzina e lo hanno dato alle fiamme. Altri tre migranti, anch’essi di origine nigeriane, hanno subito ustioni più o meno estese. Una nota del ministero dell’Interno libico conferma il fatto e aggiunge che gli autori del crimine, tutti sulla trentina, sono stati arrestati e deferiti ai pubblici ministeri per indagini, ma ancora non si conoscono i motivi del loro gesto. 

“A volte si esauriscono gli aggettivi per descrivere ciò che vediamo in troppi posti – ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric – Questo sottolinea, come se dovessimo sottolineare ancora una volta, quanto la Libia sia pericolosa per i migranti, per i rifugiati e quanto le autorità sul campo devono ancora fare per garantire la protezione di queste persone vulnerabili”.

L’articolo pubblicato da APnews spiega come l’assassino del lavoratore nigeriano sottolinei ancora una volta i pericoli che i migranti devono affrontare in Libia, “emersa come un importante punto di transito per i migranti africani e arabi in fuga dalla guerra e dalla povertà verso l’Europa in mezzo a anni di caos a seguito della rivolta del 2011 che ha rovesciato e ucciso il dittatore di lunga data Moammar Gheddafi”.

Nel 2017, la CNN ha trasmesso un video di un’asta di schiavi in Libia in cui i migranti africani sono stati “venduti come capre”, provocando indignazione globale e ha portato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a tenere una riunione di emergenza per condannare “atroci abusi dei diritti umani”. 

A maggio, la famiglia di un trafficante di esseri umani libico ucciso ha attaccato un gruppo di migranti nella città deserta di Mizdah, sparando e uccidendo almeno 30 migranti. principalmente dal Bangladesh, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione. 

A luglio, le autorità libiche hanno ucciso tre migranti sudanesi nella città costiera occidentale di Khoms. Secondo quanto riferito, i migranti stavano cercando di fuggire dopo essere stati intercettati dalla guardia costiera libica nel mar Mediterraneo e riportati a riva.

Finora nel 2020, l’agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione ha segnalato circa 200 morti di migranti in Libia e almeno 275 dispersi nel Mar Mediterraneo. Solo martedì, i corpi di 11 migranti sono stati trascinati sulle coste libiche. Il loro affogamento risale tra il 28 settembre e il 5 ottobre. 

Quest’anno, sono giù stati riportai in Libia dalle guardie costiere, circa 9 mila e  500 migranti. In tutto il 2019, sono stati ) mila 225.

I migranti di solito attraversano la Libia diretti in Europa, partendo dalla costa rocciosa di Tripoli su gommoni – continua l’articolo di APnews. La guardia costiera libica, addestrata dall’Unione Europea per impedire ai migranti di raggiungere le coste europee, intercetta le barche in mare e le riporta in Libia.

Le associazioni per i diritti umani affermano che questi sforzi hanno lasciato i migranti in balia di brutali gruppi armati o confinati in centri di terrificanti e sovraffollati centri di detenzione, senza rifornimenti adeguati di cibo e di acqua.

Invece di concentrarsi sull’embargo dei rifornimenti d’armi decretato dalle Nazioni Unite – l’unica chiave per fermare il conflitto nel Paese – l’Ue dedica le sue forze a contrastare il flusso migratorio, sostenendo con finanziamenti, mezzi e logistica la Guardia Costiera libica. Così, navi battenti improbabili bandiere di facciata e con le stive piene di munizioni e armamenti, sostano indisturbate nei porti italiani per far fare rotta verso Tripoli o Bengasi. 

E’ la globalizzazione, bellezza! Un mondo spezzettato da mille frontiere che fermano i diritti e la vita ma lasciano passare la devastazione e la morte. 

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