Il fallimento dele politiche europee nel Mediterraneo centrale

Amnesty International

È una crisi umanitaria quella in corso nel Mediterraneo centrale, in cui migliaia di persone muoiono in mare nel disperato tentativo di raggiungere la sicurezza, o una vita migliore, in Europa. Nella prima metà del 2017 sono stati 73.000 i rifugiati e migranti arrivati in Italia dal mare: il 14 per cento in più dello stesso periodo nel 2016. Circa 2000 hanno perso la vita, portando il tasso di mortalità al 2,7 per cento. Tre volte più alto che nella seconda metà del 2015, quando le operazioni di ricerca e soccorso in mare guidate dall’Unione europeaerano al culmine.

La causa immediata dell’aumento delle morti in mare è rappresentata dal peggioramento delle condizioni in cui migranti e rifugiati si trovano ad attraversare il mare. In parte a causa degli sforzi dell’Unione europea per distruggere le loro attività, i trafficanti in Libia stipano più persone su barche di peggior fattura, spesso gommoni, con poco carburante, nessun giubbotto di salvataggio o altre misure di sicurezza, e spesso senza mezzi per chiamare i soccorsi, come i telefoni satellitari. Sono imbarcazioni che non hanno nessuna possibilità di raggiungere le coste europee e che necessitano di soccorsi fin dal primo momento in cui partono.

L’attuale ordine di grandezza della perdita di vite, insieme all’alta probabilità che si verifichino nuovi naufragiin correlazione alle partenze, avrebbe dovuto allertare i leader europei sulla necessità di impiegare più imbarcazioni dedicate alle operazioni di soccorso, il più vicino possibile alle acque territoriali libiche. Invece i leader europei hanno dato priorità a misure di prevenzione delle partenze dalla Libia per mantenere basso il numero degli arrivi in Europa, incrementando la cooperazione sulla migrazione con le autorità libiche internazionalmente riconosciute. Negli anni passati, la colonna portante di questa strategia è stata la cooperazione con la Guardia costiera libica. Rivendicando l’obiettivo di salvare vite in mare impedendo le pericolose traversate, i governi europei hanno formato ed equipaggiato la Guardia costiera libica incoraggiandola a intercettare le barche di rifugiati e migranti che cercano di raggiungere le acque internazionali.

Questa irresponsabile strategia europea non solo ha fallito nel risultato auspicato di fermare le partenze e prevenire le morti, ma sta di fatto esponendo rifugiati e migranti a un rischio ancora maggiore sia in mare che, se intercettati, allo sbarco in Libia dove affrontano situazioni di detenzione, tortura e stupri.
La prima parte del rapporto, che segue una serie di pubblicazioni precedenti sullo stesso tema1, esamina la situazione attuale sulle rotte del Mediterraneo centrale con uno sguardo al 2015 quando, a seguito di due naufragi che costarono la vita a 1.200 persone, i leader europei aumentarono le risorse per le attività di salvataggio di rifugiati e migranti in mare, riuscendo a ridurre il tasso di mortalità. Il report esamina le varie operazioni attualmente in corso nel Mediterraneo centrale (l’operazione Triton dell’agenzia europea per ilcontrollo delle frontiere, l’operazione militare Eunavfor Med dedicata alla distruzione delle imbarcazioni dei trafficanti, e quella della Marina italiana Mare Sicuro) insieme al vitale contributo al soccorso da parte delle organizzazioni non governative che hanno riempito il vuoto lasciato dal fallimento dei leader europei nel dare priorità al salvataggio di vite in mare. La conclusione è che i leader europei hanno smesso di vedere nelle attività di ricerca e soccorso una priorità, fallendo nella risposta al cambiamento delle condizioni e ai nuovi pericoli ai quali rifugiati e migranti sono esposti.

La seconda parte del rapporto, dedicata all’impatto sui diritti umani della cooperazione con la Libia nella attività di ricerca e soccorso, entra nel dettaglio delle preoccupazioni riguardanti la condotta della Guardia costiera libica con il riferimento a casi di intercettazione che hanno messo in pericolo le persone coinvolte, e delle conseguenze degli sbarchi in Libia sulla sicurezza di rifugiati e migranti. Il report descrive i rischi a cui rifugiati e migranti sono abitualmente esposti in Libia, che includono diffuse violazioni dei diritti umani e abusi, tra cui omicidi, tortura, violenza sessuale, rapimenti, lavoro forzato, detenzione arbitraria in condizioni crudeli, inumane e degradanti.

In assenza di canali di accesso sicuri e legali al territorio europeo per rifugiati e migranti, e fino a quando le partenze dalla Libia continueranno, i leader europei devono impegnarsi a mettere sul campo risorse dedicate alla ricerca e soccorso nei pressi delle acque territoriali libiche sbarcando le persone salvate in porti sicuri. Inbreve, urge un’operazione umanitaria plurinazionale sotto il coordinamento delle autorità italiane, sul modello di quella del 2015.

La cooperazione con la Guardia costiera libica deve essere guidata esclusivamente da obiettivi di ricerca e soccorso ed essere condizionata all’accettazione da parte delle autorità libiche delle seguenti condizioni:

  •   la Guardia costiera libica non deve svolgere attività di ricerca e soccorso al di fuori delle acque libiche;
  •   la Guardia costiera libica deve consentire lo svolgimento senza ostacoli di operazioni di ricerca e soccorso da parte di natanti civili, comprese le imbarcazioni gestite da Ong, in acque territoriali libiche;
  •   alla Guardia costiera libica non deve essere consentito di rivendicare ed esercitare il comandosul posto durante un’operazione di ricerca e soccorso; la Guardia costiera deve trasferire ognipersona soccorsa su natanti dell’Unione europea o stranieri partecipanti alle operazioni, per lo sbarco in un luogo sicuro;
  •   la Guardia costiera libica deve accettare l’immediata costituzione di un meccanismo che garantisca un concreto monitoraggio della sua condotta e delle sue operazioni in mare, nonché della sua procedura per mettere gli autori di fronte alle loro responsabilità, in caso di violazioni di norme di diritto internazionale.Più in generale, i leader europei devono condizionare la cooperazione con le autorità libiche su rifugiati e migranti alla verifica di progressi nella detenzione dei migranti irregolari dalla Libia e alla definizione di unsistema di asilo che garantisca l’accesso delle agenzie internazionali ai rifugiati e migranti detenuti.